"L'insostenibile leggerezza dell'essere... Uno sfrontato decisionista". Ecco come si potrebbe intitolare la biografia politica di Matteo Renzi. Nel caso in cui qualcuno si prendesse la briga di scriverla...

“L’insostenibile leggerezza dell’essere… Uno sfrontato decisionista”. Ecco come si potrebbe intitolare la biografia politica di Matteo Renzi. Nel caso in cui qualcuno si prendesse la briga di scriverla…

“Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli “altri” le cause della sua impotenza o sconfitta. Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell’arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d’altronde non rispetta lui. Non ama l’amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l’ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre”. (Ennio Flaiano)

Incipit. Nel nome del popolo Italiano, ammetto di essere colpevole. Già! Ammetto di non sopportare i saccenti, i presuntuosi, i furbi, i vanitosi, gli arrivisti, i decisionisti e soprattutto, i traditori. E’ una pura formalità… O meglio, è una Questione Morale.

Magari… Magari un giorno qualcuno riuscirà a spiegarmi, in maniera convincente, perché a certi miei connazionali appaia così normale, financo scontato, che Matteo Renzi, “auto-esiliatosi” a Roma dalla natia Firenze, sieda tranquillamente a Palazzo Chigi senza essere stato eletto in libere elezioni, libero di bofonchiare, anzi, di sproloquiare di tutto e di più, in ragione di troppe opinabili “virtù”… Parimenti, qualcuno mi dovrà spiegare, prima o poi, perché mi tocchi l’ingrato compito di condividere le parole di Silvio Berlusconi, ogniqualvolta egli si trovi a dire e a ribadire, che il suo Governo sia stato l’ultimo democraticamente designato…

Allievo VS Maestro. Se il “Cavaliere pieno di macchie”, primatista assoluto, ha goduto per anni delle mie critiche, sia per il suo oltraggioso modo di far Politica, sia a causa delle proprie grane con la Giustizia, il “Campione del Marketing di se stesso” può star certo di averne superato le gesta, sulla ribalta nazionale, partendo dal famoso “pranzo di Arcore” (segreto, segretissimo, anzi già noto e concordato… Ma soltanto dopo esser stato svelato dai giornali, ndr), proseguendo con il “Cesaricidio” di Enrico Letta e finendo con la scelta di affidarsi alle “cure” di Denis Verdini. Un continuo, indigesto e indigeribile farfugliare quotidiano a favore di telecamera (perché “Matteo Renzi fa cose; vede gente”, ndr), amplificato dai media asserviti al ruolo di zerbino, tali da far concorrenza a “certi” cinegiornali dell’Istituto Luce, di moda in Italia tra gli anni ’20 e gli anni ’40 del Novecento… 

Temere l’ovvietà delle cose. Anche un popolo come il nostro, da sempre di diviso tra pro e contro qualcuno o qualcosa, che fossero Coppi e Bartali; la Vespa e la Lambretta; Anna Magnani e Ingrid Bergman; la marcatura a uomo e quella a zona… Sempre disposto a delegare a questo o a quell’improvvisato timoniere, il compito di tenere a galla la nave che affonda; avrebbe dovuto aprire l’occhi e stringersi contro l’abuso. Invece… Invece, pare persistere il solito, originario e biasimevole abisso tra Guelfi e Ghibellini. Anzi, tra “Guelfi & Ghibellini”, tanto per restare sul binario tracciato dal “Renzi style”, tanto dandy quanto irrimediabilmente provinciale. Tutto è accettabile in questa Patria senza più figli degni di nutrirla, né a Palazzo, né per strada.

Tenere alla larga i tecnici, i tecnicismi e i tecnocrati. Un tempo c’erano gli Esecutivi Tecnici, creati ad arte all’occorrenza, per assecondare le utilità personali di alcuni, con la benedizione di certi Costituzionalisti dai “facili costumi”… Poi venne l’Esecutivo “sintetico”. Se mi guardo indietro, a oltre vent’anni fa, nell’Italia investita dalla tempesta monetaria, ancora nauseata dalla sbornia di Tangentopoli, l’idea di un Esecutivo guidato da un non-parlamentare, dotato di notevoli capacità di gestione economico-finanziaria (Carlo Azeglio Ciampi, ndr), per quanto discutibile, pareva essere la lampadina di Archimede. Il lampo di genio in grado di evitare guai peggiori. Eppure, proprio quella “prima volta” ha condotto allo sfacelo Istituzionale, esautorando la Politica dal suo ruolo chiave e autorizzando i Poteri extra-Parlamentari a gestire il Paese. Insomma, avendo reso “normale”, ieri, quel che avrebbe dovuto essere un’irripetibile eccezione (raddoppiata con il Governo tecnico del Ribaltone guidato da Lamberto Dini e ancora, riproposta due decenni dopo, da quello dei banchieri “amministrato” da Mario Monti, ndr), ci troviamo a soffrire, oggi, le scelte dell’attuale Esecutivo, familistico e familiare, per di più illegittimo per carenza del “Diritto di nascita” causa defunta Legge porcata (il Porcellum, per l’appunto).

Escludere gli eccessi dell’interpretazione normativa. Se la Costituzione prevedeva e tuttora prevede che l’esistenza di una Maggioranza Parlamentare in grado di dar vita a un Esecutivo, precluda al Capo dello Stato di sciogliere le Camere, è vero anche che il come, il quando e il perché “autorizzare” un soggetto esterno al Parlamento a ricoprire la Quarta Carica dello Stato non stiano scritti da nessuna parte. E se c’è silenzio in proposito, non significa che i Padri Costituenti abbiano tacitamente assentito a tale possibilità, bensì che non avessero paventato tale eventualità nemmeno nell’anticamera del proprio cervello. Come dire: “governerai il Paese soltanto se i cittadini ti avranno preventivamente eletto e soltanto se una maggioranza di tuoi pari ti avrà appoggiato attraverso un voto di Fiducia“. A ben guardare, le improvvide decisioni di due Capi dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano, possono essere definite, a ragione, le cause di ogni male.

"Tempus fugit"... Che vuoi che siano i pochi mesi che ci separano dal Referendum Confermativo sulle Riforme? Preparati per tempo! Preparati a far risuonare il tuo "NO" nell'urna; preparati a salvare la Costituzione Repubblicana; preparati a mantenere in vita la Democrazia in Italia e soprattutto, preparati a dare una spallata al Governo di Matteo Renzi & Co.

“Tempus fugit”… Che vuoi che siano i pochi mesi che ci separano dal Referendum Confermativo sulle Riforme? Preparati per tempo! Preparati a far risuonare il tuo “NO” nell’urna; preparati a salvare la Costituzione Repubblicana; preparati a mantenere in vita la Democrazia in Italia e soprattutto, preparati a dare una spallata al Governo di Matteo Renzi & Co.

Opporsi ad un vile oltraggio tentato continuato. Quello stesso qualcuno cui ho delegato il compito di convincermi della bontà dello “status quo”, dovrebbe anche spiegarmi per quale ragione l’ex Sindaco di Firenze, auto-insediatosi al Vertice delle Istituzioni, si adoperi per migliorare le sue scarse attitudini nei confronti della Lingua d’Albione, a spese mie e del bilancio pubblico; voli su un aereo di Stato “che soltanto Barack Obama”; usi la Televisione pubblica come la cinepresa di famiglia; maltratti l’Economia e il Lavoro come soltanto un regime sud-americano sarebbe stato in grado di fare qualche decennio or sono; minacci un giorno sì e l’altro pure, la Magistratura; ecc. ecc. Eppure, mi limiterò a chieder conto, semplicemente, delle ragioni per le quali il Signor Renzi si sia arrogato il diritto di mettere in scaletta, nel suo personale cabaret, la revisione della Costituzione

Riavvolgere doverosamente e rispettosamente in nastro della Storia. Per comprendere il valore, la bellezza e la potenza della nostra Costituzione, non è possibile non citare le parole di Lelio Basso, che durante l’Assemblea Costituente ebbe modo di affermare: “Noi crediamo profondamente in una Democrazia così intesa, e noi ci batteremo per questa Democrazia. Ma se altri gruppi avvalendosi, come dicevo in principio, di esigue ed effimere maggioranze, volessero far trionfare dei princìpi di parte, volessero darci una Costituzione che non rispecchiasse quella che è la profonda aspirazione della grande maggioranza degli italiani, che amano come noi la Libertà e come noi amano la Giustizia Sociale, se volessero fare una Costituzione che fosse in un certo qual modo una Costituzione di parte, allora avrete scritto sulla sabbia la vostra Costituzione ed il vento disperderà la vostra inutile fatica”. Credo che il Presidente del Consiglio, i suoi Ministri, i Parlamentari e gli elettori del PD, prima di cercare di stracciarla, dovrebbero leggere la Sacra Carta e tentare davvero di applicarla… 

Evitare l’inganno. Tirare in ballo la Governabilità e la riduzione delle spese dello Stato, come ragioni di fondo di una riforma raccapezzata e votata a colpi di Maggioranza, sono delle “false verità” che infangano quel poco di Democrazia che alberga ancora in Italia, oltreché l’intelligenza di tanti cittadini-elettori. Infangano la Democrazia perché puntano a rendere il Senato della Repubblica una Camera ad elezione indiretta, formato da Senatori designati in maniera assurda, pescati tra amministratori locali “delegati” che finirebbero per godere di un’indecorosa e – visti i fatti di cronaca – assai utile Immunità contro le intromissioni del Potere Giudiziario, ultimo baluardo contro il quotidiano vilipendio dell’Onestà. Ma anche perché liberano il Governo dal legame di Fiducia verso il Senato; perché snaturano i pesi e i contrappesi che ad oggi regolano ancora l’Ordinamento, rendendo la Consulta un assurdo organo consultivo su ogni nuova Legge Elettorale e perché triplicano la soglia di firme necessarie alla presentazione di leggi di iniziativa popolare. E ancora, perché il Governo non avrà comunque alcun freno al suo scandaloso ricorso alla decretazione d’urgenza, che, nei fatti, da anni ormai rappresenta un abuso reso “regolare consuetudine”. E ancora, perché abbinando il tutto ad una norma tanto ridicolmente assurda, quanto maledettamente pericolosa come l’Italicum, la gestione della cosa pubblica diverrà una “questione feudale” degna del peggior Medio Evo. D’altro canto, argomentare riguardo alla (limitata, ndr) riduzione delle spese dello Stato, contando sulla facile “abboccata” degli allocchi, è soltanto un modo per rinverdire la proverbiale verità del detto che recita: “Quando il saggio indica la Luna, lo stolto guarda il dito”…

Negare il consenso. Non credo nella fine del “Bicameralismo perfetto”. Certamente, non nel modo che si sta cercando di far passare… Non credo che la scusa dell’abolizione del CNEL e la formalizzazione della cancellazione delle Province debba essere ragione di prona accettazione dell’inaccettabile… La soluzione ad ogni male c’è ed è a portata di mano. Soprattutto per i cittadini che fieramente, nonostante tutto, si ostinino a recarsi alle urne, sempre e comunque, rifuggendo la viltà che induce all’Astensione e che non abbiano bisogno di aspettare le “istruzioni” di partito per decidere. Votare “NO” al Referendum Confermativo d’Autunno è quella soluzione, con la certezza che stavolta, nessun “quorum-paracadute” correrà in soccorso di Matteo Renzi & Co. 

Zittire i falsi ottimisti. Votare “NO” per dare un senso compiuto alla “personalizzazione” del Referendum, prima ardentemente voluta, poi acidamente denigrata (con la coda tra le gambe, ndr) dal Presidente del Consiglio. Votare “NO” per stordire e tacitare sì Matteo Renzi, ma anche Denis Verdini, Maria Elena Boschi, Anna Finocchiaro, Debora Serracchiani, Lorenzo Guerini, ecc. ecc. Votare “NO” per troncare, finalmente, la “lunga mano” di Giorgio Napolitano. Votare “NO” per poter poi ripartire da un ripensamento più oculato, meno spregiudicato e soprattutto più condiviso,  dell’eredità normativa lasciataci in dote dai “padri” e dalle “madri” Costituenti.

Impedire il furto del nostro domani. Perché i Governi passano, ma i danni restano. Votare “NO” anche per vedere semplicemente l’effetto che fa… Già perché, avendo imparato a conoscerlo, a forza di udire tutto e il contrario di tutto nelle sue parole, non ho dubbi che, nonostante i proclami proferiti a più riprese davanti ai microfoni, il Signor Renzi resterà al suo posto. A tempo debito le sue minacce di “trarre le dovute conseguenze” da un voto avverso ai suoi piani, attraverso le proprie dimissioni, saranno insomma sostituite dalla determinazione a restare in sella “per senso di responsabilità”… Dopo tutto, di certe sceneggiate, in Italia, possiamo dire di annoverare da sempre i primatisti mondiali. Ma vederlo finire con le spalle al muro attraverso l’ufficialità dei numeri, schiacciato dal peso della sua stessa spavalderia, sarà già un nuovo, impagabile ed imperdibile inizio.

D.V.

P.S. “E quindi uscimmo a riveder le stelle”…