13/08/2026

6 pensieri su ““Damnatio Memoriae”.

  1. Caro Filippo, ti ringrazio per l’incoraggiamento che mi dai, riconoscendomi delle qualità di cui spero d’esser sempre all’altezza. Come immaginavo, sei stato di parola nel definire il tuo articolato e profondo punto di vista. E’ vero, “Libertà” è il valore, il principio, il punto di partenza e d’arrivo, a cui mi sono ispirato per queste mie riflessioni. E non avrebbe potuto essere altrimenti. La speranza fine a se stessa sarebbe un costrutto filosofico, o chissà metafisico, se al momento opportuno non desse l’opportunità di “alzare il calice” e di festeggiare, gridando gaudente al cielo: finalmente! Vivere questo inverecondo ed impudico “ventennio” è stato come una traversata del deserto. Ogni giorno le stesse chiacchiere, le stesse “sloganistiche” promesse, gli stessi scialbi proclami che anziché farmi demordere, mi davano la carica per andare avanti e votarmi anima e corpo alla causa del mio Paese, in veste di “Signor Nessuno” come tanti. Venuta meno la sensazione di soffocamento cui sono stato costretto, inchiodato al palo dei voli pindarici e delle menzogne proferite da chi abbia avuto l’onore, oltreché l’onere, di rappresentarmi in quanto cittadino – sebbene non in veste di elettore – mi sento rinato. Sobrietà è una parola che esprime al meglio ciò che mai fu e che, non dubito, d’ora in poi potrà essere. La piccola “Rivoluzione” voluta dalle Istituzioni per le Istituzioni e mi auguro, soprattutto, per la gente comune, è solo un primo passo per concretizzare quell’astratto sentimento che porta il nome di “bene comune”. Riguardo ai problemi dell’Economia, per quanto sia conscio che si tratti di una “crisi sistemica”, non sarò io a negare le responsabilità di un Governo presuntuosamente incapace e fiero del proprio “non saper fare”, o peggio, del proprio “saper fare cassa”… In merito ai modelli di sviluppo e agli ideali vecchi e nuovi che ci circondano, io credo nella “Terza Via”. E ciò senza voler apparire come una sorta di moderno “Democristiano” d’un tempo che fu, un “cerchiobottista” del terzo millennio, o un “Responsabile” dal portafogli facile… Oggi, in cui si accetta senza troppi patemi il “Comunismo di Mercato” alla Cinese, che intreccia Potere Dittatoriale, Dottrine Illiberali, Violenza, Sottomissione e Denaro sonante, non si riesce ancora a comprendere che la risposta non possa che passare per un “Capitalismo Sociale”. Chiamala se vuoi Socialdemocrazia, ma poi, avremmo entrambi la certezza di aver avuto la risposta “sotto al naso” sin dal principio e di non aver avuto voglia di pretenderla come “motore” dall’Autorità di Governo. Ecco, ora che la Crisi Economica è diventata sistemica, che i postulati e le teorie economiche proto-industriali sono diventati “carta straccia” e che “la mucca è stata munta ben bene”, quel che resta è solo una regressione dei diritti, un “azzeramento” del Welfare State, una riduzione a privilegio di quanto in verità dovuto e doveroso. John Maynard Keynes: colui cui andrebbero riconosciuti solo fama e gloria, viene fatto oggetto di scherno e di pubblico ludibrio da talune menti folli, descritto come il vero artefice della “deriva” politico-economica delle Nazioni, quasi a voler rendere meno evidenti le mastodontiche colpe di Politici da strapazzo e Finanzieri senza appellativo degno di essergli affibbiato… Se un futuro di rinascita vi sarà – e io non mi piego all’idea che non vi possa essere – dovrà per forza conciliare Economia, Ambiente e Lavoro. Insomma, non è con l’ennesima “irragionevole colata di cemento” che si produce “Sviluppo”. La “Terza Via” non premia il Profitto, né la “rediviva” Rendita Patrimoniale, ma il “sudore della fronte” versato per il benessere di uno e insieme, per quello di tutti gli altri. L’unico modo per evitare la ciclicità degli eventi speculativi, dei crolli repentini e delle “riprese lumaca”, è quello di dare “valore” all’uomo come parte di un’universalità e non più come semplice individuo. Non è dal portafogli che si costruisce il domani, bensì dalle idee e dai valori condivisi. Da ultimo, tornando per un attimo all’Italica attualità, non so se questo nuovo Esecutivo, guidato da Mario Monti, rappresenti, più o meno di altri, i cosiddetti “Poteri Forti”. In questo momento, mi basta sapere che esso rappresenti l’incipit di una “nuova Storia” per me e per il mio Paese e che la parentesi politica di Silvio Berlusconi si sia chiusa, nell’attesa, è ovvio, che si apra per lui un’altra porta, o meglio, un “portone”… 😉 Grazie di aver partecipato e perdona se mi sono un po’ “allargato” nel rispondere. A presto! 😀 D.V.

  2. Sono particolarmente colpito dalla tua scrittura semplice, chiara ed all’occorenza erudita, che trasuda di interesse e sapere culturale, fecondo, ben strutturato ed esteso in diversi campi e discipline. Apprezzo la tua gioia per la ” seconda liberazione d’Italia” e ne sono pienamente partecipe, ma sono pessimista in ordine alla fine del berlusconismo come modello di gesione della cosa pubblica e ad una nuova apertura prospettica verso un mondo migliore. Come hai ben ricordato in Italia Berlusconi non è caduto per una rivoluzione politica ( ed e forse proprio questa mancanza che ha precluso all’Italia la nascita di una vera coscienza politica nella società, colla quale riuscire a comprendere che lo Stato non rappresenta un’entità primigenia alla società civile con una impostazione essenzialmente statolatrica dello stesso) ma il pubblico è sociale, siamo noi. Presentare una rinata sobrietà, una normalità dopo tanta ” stravaganza ed eccessi ” ci rende tutti felici, dobbiamo però ricordarci che ci troviamo di fronte ad una crisi sistemica, nata per una mutazione dei rapporti di produzione che ha visto vincere il capitalismo proprio dopo le conquiste dei diritti sociali del welfare. Il capitale ha iniziato a mutare indirizzo con la finanziarizzazione del profitto nel momento in cui concedeva un aumento del livello di renumerazione del fattore produttivo lavoro. Insomma il berlisconismo è cresciuto nel liberismo, dove si chiede di privatizzare i beni comuni, i pubblici servizi, di fare le grandi infrastutture senza per nulla considerare una eco-economia, che tragga dalla tutela dell’ambiente e delle sue risorse nuova linfa per un diverso modello di sviluppo economico, il quale consenta lo sviluppo di una differente politica industriale, che ponga la ricerca teconologica e scientifica al servizio della “c.d. crescita”, intesa però come sopravvivenza dell’umanità, diversamente dal pensiero del neoministro dell’Ambiente favorevole al nucleare, dimentico della volontà popolare che ha vietato in Italia l’uso del nucleare. Senza un ritorno all’intervento dello stato nell’economia (Keynesismo) non vorrei che nonostante la probità del nuovo esecutivo, questi non rappresenti una certa continuità con quello passato. I membri del nuovo Esecutivo sono sostenitori in economia del mainstream imperante presso le autorità mondiali, colpevoli della presente e futura recessione. Chiedo scusa per la lunghezza del mio intervento. Un caro saluto. Filippo

  3. Caro Alessandro, come ben sai, la massima stima è un sentimento reciproco. Mi rallegro dell’onore che mi concedi, intervenendo per dire la tua, poiché il tuo punto di vista rappresenta sempre nuova linfa per il mio spirito battagliero e mai prono. Oltretutto, fa sempre piacere sapere che vi siano altre “teste pensanti” che non abbiano ceduto all’illusione fatta verità, per l’interesse di qualche baldanzoso ed impenitente “venditore” di favole… Cosa rara di questi tempi (specie in Italia) e per questo, senza alcun dubbio, meritoria.
    10+? Troppo buono! Tuttavia, m’impegnerò al massimo, per mantenere la “media”. Frattanto, il mio ego ringrazia 😉 A presto. D.V.

  4. Quando la tecnica e la conoscenza si fonde con la passione, ovvero, quando l’arte di scrivere trova il terreno fertile di un argomento che pervade le viscere e ogni giorno morde da dentro. Ottimo articolo al di là del pensiero politico, obiettivo, limpido e reale e difficilmente criticabile di essere schierato anche da quelli appartenenti al ‘partito dell’amore’. 10+
    Con la massima stima possibile
    Alessandro

  5. Caro Natale, è con somma letizia che accolgo le tue parole. E’ un onore, anzi, un privilegio, ricevere un rinnovato attestato di stima da parte di un Amico. Di ciò ti ringrazio e ti sono grato. Speranza, Amor Patrio, Insofferenza al generale appiattimento morale e culturale… Tutto ciò e tanto altro, come tu ben sai, è quel che mi spinge alla riflessione e a farmi largo con poche righe, ponderate ma pungenti, tra le chiacchiere aspre e velenose che ci sommergono al principio di ogni giorno. Ma oggi è un dì di festa, plachiamo per un attimo i nostri istinti polemici e godiamoci finalmente, la ritrovata Libertà, nella consapevolezza di quanto sia stato e di quanto non sarà più. W l’Italia! A presto. D.V.

  6. Che dire dopo la lettura di questo tuo esaustivo ritratto di un’era che speriamo sia davvero arrivata alla sua fine. Cio’ che mi ha colpito del tuo articolo, è la speranza che riesci ad infondere, spero non solo in me ma in tutti colo che lo leggeranno, in un futuro almeno accettabile. Veramente poetica l’ultima parte (s’innalzi “L’inno alla gioia”). Complimenti sinceri e W L’ITALIA. Ciao Natale

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