“Tiranno è nome di uomo di mala vita, e pessimo tra tutti gli altri uomini, che per forza sopra tutti vuole regnare, massime quello che di cittadino è fatto tiranno. Perché, prima, è necessario dire che sia superbo, volendo esaltarsi sopra li suoi equali, anzi sopra li migliori di sé e quelli a’ quali piú tosto meriteria di essere subietto: e però è invidioso, e sempre si contrista della gloria delli altri uomini, e massime delli cittadini della sua città; e non può patire di udire laudare altri, benché molte volte dissimuli e oda con cruciato di core; e si allegra delle ignominie del prossimo per tal modo, che vorria che ogni uomo fussi vituperato, acciò che lui solo restassi glorioso”. Girolamo Savonarola

Giustizia, Sicurezza, Federalismo, Fisco e Mezzogiorno, prendere o lasciare

Ci risiamo! Se non fosse che oggigiorno le barzellette della Politica facciano ridere, al più, qualche “reuccio” seduto sul suo cucuzzolo dorato e i suoi prostranti servitori, al cittadino onesto – con alto “senso dello Stato” e che nonostante tutto sia ancora fieramente rispettoso delle Istituzioni – non resterebbe che prendere per buone le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, circa le questioni che da qui a qualche settimana occuperanno le pagine dell’agenda di Governo.

Già, ciò sarebbe, se solo la Politica degli slogan e degli annunci che continua ad imperversare a “Palazzo” non avesse fatto il suo tempo, infrangendo ogni primato di populismo e demagogia e se l’amara realtà quotidiana non avesse ridotto man mano, le file di quanti si ostinino a credere nella volontà del “vertice” di affrontare e risolvere talune impellenti priorità della “base”.

A dispetto di ogni usurata declamazione intrisa di “falsa fiducia ed interessato ottimismo”, siamo comunque prossimi all’avvio di un nuovo “anno scolastico” del “ventennio” Berlusconiano, con rinnovata speranza che sia anche l’ultimo e che il nostro amato ma decadente Paese, si avvii ad un principio di resurrezione sotto una “nuova guida”, ben più avveduta e premurosa e che abbia in testa un’idea di Bene Comune che travalichi ogni personalismo e interesse soggettivo.

Una Rinascita Nazionale che spazzi via la generale disillusione, che ridia colore al futuro della gente e riavvicini senza troppe smancerie i governanti ai cittadini.

Tempi nuovi, tanto attesi da apparir leggenda, che facciano un sol boccone di presenzialisti e presenzianti, che diano finalmente lustro ai meriti – e non più alla “malleabilità” finanziaria, o alle bellezze vuote, artificiose e artefatte – e che in ambito Internazionale strappino via, senza troppi danni collaterali per il Sistema Paese, ogni discutibile rapporto extra-Governativo instaurato con personaggi di dubbia fama, con leader che “non scadono” e con riconosciuti dittatori, tra i quali spiccano i nomi di Recep Tayyip Erdoğan, di Vladimir Putin e di Muammar Gheddafi. Come definire altrimenti, quei legami di compromissione profonda che, “perdendosi” tra Economia Pubblica ed apparentamenti privati, hanno fatto dell’Italia il crocevia di conflitti d’interesse ben al di là dei confini Nazionali, rendendo gli Italiani delle inconsapevoli vittime sacrificali e che per ragioni di Sicurezza Nazionale “della Domenica” è più proficuo tenere lontani dalla ribalta?

Tornando alla “Verifica della Maggioranza” che a giorni ci svelerà il destino del Governo e dell’intera XVI Legislatura, se fossi della partita e mi trovassi a fronteggiare le pretese del Presidente del Consiglio, magari vestendo i panni del suo principale avversario, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, rilancerei o meglio “raddoppierei la posta”.

In effetti, se è vero che la Politica funzioni ormai solo attraverso la logica del “bene, bravo, bis” – indice di quale livello di bassezza abbia raggiunto – affiancherei almeno altre cinque “provocatorie” questioni, a quelle messe sul piatto dal Premier, in modo da “colpirlo” cinicamente, per innervosirlo e per “affondarlo” definitivamente, rammentando la sua palese incapacità a raddrizzare le sorti del Paese.

Premesso che la prima esigenza sia quella d’impedire il ricorso alle urne – specie di fronte alla miserrima Situazione Economica che ci troviamo a vivere – è necessario ribattere all’implosione dell’Esecutivo e con esso alle ragioni di quanti cerchino un “capro espiatorio” che giustifichi il voto anticipato, riducendo al massimo i tempi per la formazione di un’Alternativa Tecnica, più snella, infinitamente più capace, che non veda imposti “paletti” attorno alla propria operatività, né termini di durata “vili e mercenari”.

Pertanto, accanto ai temi della Sicurezza, del Mezzogiorno, della Giustizia, del Fisco e del Federalismo, sarebbe utile ricordare la perdurante mancanza di un Piano Industriale Pluriennale, efficace, lungimirante e pienamente operativo a salvaguardia dei posti di lavoro. Così come sarebbe giusto tornare alla carica sul tema dell’irrisolto, scandaloso e sempiterno “Conflitto d’interessi”.

Sul fronte della Giustizia, a fianco del Processo Breve e del Lodo Alfano Costituzionale, proporrei una Legge Costituzionale che rendesse esecutive le sentenze dopo il Primo Grado di Giudizio oltre ad una nuova e più moderna Legge “manette agli evasori” (altro che Scudi Fiscali).

Infine, in tema di Riforme, volendo dare una “sconquassata” alla Lega Nord e alle sue “prerogative” pseudo-secessioniste e antiunitarie – in attesa che un giorno la Consulta decida di bandirla dal Parlamento, nel nome della Legge – indagherei sulle cause “politico-campanilistiche” che abbiano impedito la cancellazione delle “costose ed antistoriche” Province e proporrei un “riassetto delle Regioni” (riducendone il numero, a non più di 10), nel nome di un Federalismo funzionale, solidale e “Patriota”.

Giusto o sbagliato, ipotesi o verità… Comunque vada, in qualunque modo finisca la “guerra istituzionale” in divenire, una cosa è certa: tutte le ingiustizie economiche e sociali che annientano le speranze di un intero popolo, non possono più essere rimandate eternamente a “futura memoria”…

Le aspettative di un’Italia più equa e solidale, liberata dal giogo delle menzogne e delle troppe libertà fasulle, non possono essere tradite, così come il Potere non può rimanere un bene privato, né continuare ad essere un mezzo con cui arricchirsi alle spalle del prossimo.

I giorni delle chiacchiere, del “falso in atto pubblico” e della mistificazione mediatica che “cancella” i problemi con un colpo di penna, sono venuti meno. O si prende atto della realtà, o è probabile che qualche mente un po’ troppo debole, accecata dall’esasperazione e dal risentimento, accetti di percorrere la strada di una “deriva giustizialista e giacobina” che anziché far parlare di Prima, Seconda, o Terza Repubblica, finisca per riportare alla memoria, i “moti rivoluzionari del 48”.

D.V.