“La speranza di restar impunito è l’incentivo più forte per diventare scellerato”. (Marco Tullio Cicerone)

Modena, 16 Maggio 2026: il giorno in cui l’Italia ha smesso di poter far finta di niente. Una città ferita in un Paese senza risposte

17 Maggio 2026  |  Analisi e commento

Nel pieno pomeriggio di Sabato 16 Maggio 2026, via Emilia Centro a Modena si è trasformata in un campo di battaglia. Salim El Koudri, trentuno anni, italiano di seconda generazione con origini marocchine, ha lanciato la sua Citroen C3 a oltre cento chilometri orari sulla folla che passeggiava sul marciapiede. I testimoni hanno descritto scene da incubo: “Le persone volavano via come birilli”. Una donna ha perso entrambe le gambe. Otto in totale i feriti, quattro in condizioni gravissime. Dopo lo schianto, El Koudri è fuggito a piedi armato di coltello, blaterando frasi sconnesse, finché non è stato bloccato da alcuni passanti coraggiosi — tra i quali Luca Signorelli, rimasto ferito nell’azione — e arrestato dalla polizia. Continua a leggere »

Vi proponiamo la sinossi del secondo libro pubblicato dal Direttore e Capo-redattore Daniele Venturi, che chiude il cerchio aperto con la sua precedente opera “La Zona Morta – Diario di un recluso suo malgrado, ai tempi di Covid-19”.

AdattivaMente – Memorie resilienti di un cuore resistente è il seguito naturale e la conclusione del percorso autobiografico iniziato da Daniele Venturi con La Zona Morta – Diario di un recluso suo malgrado ai tempi di Covid-19. Se nel primo volume l’autore raccontava la frattura improvvisa della quotidianità e la claustrofobia emotiva del lockdown, qui prende forma il dopo: il tempo fragile e complesso della ripartenza, quando tornare alla vita non significa semplicemente riprendere da dove si era lasciato.

Strutturato come un diario intimo e cronologico, il libro accompagna il lettore attraverso la cosiddetta “Fase 2” e le successive tappe di un ritorno graduale alla libertà, osservato con lucidità, ironia e profonda consapevolezza. Venturi mette a nudo pensieri, contraddizioni, slanci e disincanti di un uomo che si ritrova cambiato, costretto a ridisegnare i propri confini emotivi, i rapporti umani, il senso del tempo e delle priorità.

Anche in questo secondo capitolo della sua testimonianza, seppure in modo meno dichiarato rispetto all’opera precedente, la musica è il filo conduttore che attraversa l’intera narrazione: ogni giornata, ogni riflessione, ogni ricaduta o risalita è accompagnata da un brano, da una voce, da una colonna sonora interiore che diventa chiave di lettura dell’anima. La musica non è ornamento, ma strumento di reazione, memoria e ricostruzione: è ciò che permette al protagonista – che coincide con lo stesso autore – di restare in ascolto di sé e del mondo.

Tra critica sociale, osservazioni taglienti sulla realtà post-pandemica, digressioni colte e affondi autoironici, AdattivaMente è soprattutto un libro sulla resilienza consapevole: non quella retorica e di facciata, ma quella silenziosa, fatta di piccoli gesti, di nuove abitudini, di scelte rimodulate. Venturi racconta un uomo che accetta di non tornare identico a prima, ma che, proprio per questo, sceglie di affrontare nuove esperienze con uno sguardo più libero, meno dogmatico e più autentico.

In questo senso, il libro chiude il ciclo iniziato con La Zona Morta portandone a compimento il senso profondo: dalla reclusione forzata alla libertà reinventata, dalla perdita di certezze alla riscoperta del desiderio di vivere, anche – e soprattutto – quando vivere significa cambiare.

Acquista su Amazon: AdattivaMente – Memorie resilienti di un cuore resistente

Libro 2 di 2 della collana “Frontiere cognitive e pensiero adattivo”.

La Costituzione Italiana, da Piero Calamandrei a Carlo Nordio. Cogli le differenze…

Incipit. Citando Piero Calamandrei, avvocato, giurista e padre della Patria: “L’elogio non va alle leggi, ma alla condizione umana del magistrato italiano: a quest’ordine di asceti civili, condannati, in una società sempre più sprezzante dei valori morali, alla solitudine, all’isolamento, in certi periodi anche alla miseria ed alla fame, e tuttavia capaci di rimanere con dignità e discrezione al proprio posto anche in tempi di generale rovina, per cercar di introdurre nelle formule spietate delle leggi la comprensione umana della ragione illuminata dalla pietà (…) La missione del giudice è così alta nella nostra estimazione, la fiducia in lui ci è così necessaria, che le umane debolezze, che non si notano o si perdonano in ogni altro ordine di pubblici funzionari, sembrano inconcepibili in un magistrato. Non parliamo della corruzione o del favoritismo, che sono delitti; ma anche le più lievi sfumature di pigrizia, di negligenza, di insensibilità sembrano, quando si trovano in un giudice, gravi colpe (…) Il dramma del giudice è la solitudine: perchè egli, che per giudicare dev’essere libero da affetti umani e posto un gradino più su dei suoi simili, raramente incontra la dolce amicizia che vuole spiriti allo stesso livello e, se la vede che si avvicina, ha il dovere di schivarla con diffidenza, prima di doversi accorgere che la muoveva soltanto la speranza dei suoi favori, o di sentirsela rimproverare come tradimento alla sua imparzialità (…) Il vero pericolo (per il magistrato) non viene dal di fuori: è un lento esaurimento interno delle coscienze, che le rende acquiescenti e rassegnate: una crescente pigrizia morale, che sempre più preferisce alla soluzione giusta quella accomodante, perchè non turba il quieto vivere e perchè la intransigenza costa troppa fatica (…). La pigrizia porta ad adagiarsi nell’abitudine, che vuol dire intorpidimento della curiosità critica e sclerosi della umana sensibilità: al posto della pungente pietà che obbliga lo spirito a vegliare in permanenza, subentra con gli anni la comoda indifferenza del burocrate, che gli consente di vivere dolcemente in dormiveglia. Anche le raccomandazioni, che non hanno presa sui magistrati desti, possono apparire a questi burocrati sonnacchiosi come una forma non sgradevole di collaborazione, che permette ad essi di adottare bell’e fatta una opinione altrui (quella dell’amico che raccomanda) senza dover faticare a fare una scelta propria (…). La peggiore sciagura che potrebbe capitare a un magistrato sarebbe quella di ammalarsi di quel terribile morbo dei burocrati che si chiama il conformismo. E’ una malattia mentale, simile all’agorafobia: il terrore della propria indipendenza; una specie di ossessione, che non attende le raccomandazioni esterne, ma le previene; che non si piega alle pressioni dei superiori, ma le immagina e le soddisfa in anticipo”.

Non sarò certo io a negare che la Giustizia, in Italia, di tutta evidenza non funzioni. Ergo, “Sì”, la Giutizia non funziona. Continua a leggere »

Vi proponiamo la sinossi del primo libro pubblicato dal Direttore e Capo-redattore Daniele Venturi, a cinque anni da un evento che, a suo modo, ha finito per cambiare il mondo. E non in meglio.

A.D. 2020. Il Tempo procedeva routinario e marzialmente scadenzato, nell’ingabbiata spaziosità della sua variegata “comfort-zone”… Daniele era un uomo tutto d’un pezzo, onesto e probo. Simpatico e burlone, anche. Un tipo definibile, a ragione, una gran brava persona. Il calendario raccontava l’incipit di una nuova Primavera di spensieratezza e rinascita anche per lui, invece… Invece, con l’approssimarsi delle idi di Marzo, il suo status-quo fatto di abitudini e fasce orarie saltava in aria all’improvviso. E come lui, l’Italia intera doveva ben presto familiarizzare con la nuova parola d’ordine giunta a scombinare la vita di un’intera nazione: “#IoRestoACasa”. Subdolo e spaventoso, era il momento del Covid19. Le speranze che i rischi di una Pandemia globale fossero relegati alla Storia dell’Umanità si scioglievano di colpo come neve al Sole. Le sceneggiature di Hollywood, ancora una volta, avevano incredibilmente anticipato i destini del mondo. Chiuso in casa come chiunque altro, osservando il mondo dalla sua piccola città della provincia italiana, quell’uomo comprendeva ben presto, sulla propria pelle, il senso di dolore e di patimento causati dall’obbligo di costrizione tra quattro mura. Obbligo imposto dalle stesse Autorità in cui fino ad allora aveva creduto, seppure a fatica. Sofferente ed impreparato, penna e calamaio virtuali alla mano, non gli restava altro da fare che trasformare le ore del giorno in un mezzo con cui raccontare la propria catarsi. Parola dopo parola, un capitolo alla volta, sempre accompagnato da un “curativo” sottofondo musicale destinato a dare un titolo alla giornata, si dipanava la descrizione di un attimo lungo ben cinquantacinque giorni. Un’attesa apparentemente infinita, fino al giorno di una liberazione fisica ed emotiva che sapeva di Rinascita spirituale.

Acquista su Amazon: La Zona Morta – Diario di un recluso suo malgrado, ai tempi di Covid-19

Libro 1 di 2 della collana “Frontiere cognitive e pensiero adattivo”.

Incipit. “Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ho mai vista la gente che muore ammazzandosi, buttandosi senza paracadute dalle finestre d’un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Hanno continuato a buttarsi finché, una verso le dieci, una verso le dieci e mezzo, le Torri sono crollate e… Sai, con la gente che muore ammazzata, alle guerre io ho sempre visto roba che scoppia. Che crolla perché scoppia, perché esplode a ventaglio. Le due Torri, invece, non sono crollate per questo. La prima è crollata perché è implosa, ha inghiottito sé stessa. La seconda perché s’è fusa, s’è sciolta proprio come se fosse stata un panetto di burro. E tutto è avvenuto, o m’è parso, in un silenzio di tomba” (cit. Oriana Fallaci).

Continua a leggere »