Ipse dixit

“Gli Asfaltati”. Maria Elena Boschi, Giorgio Napolitano, Matteo Renzi e Denis Verdini, ovvero coloro che il popolo sovrano, col proprio voto, ha “decretato” abbiano tentato di modificare la Costituzione in maniera irresponsabile e partigiana. Dopo di loro non verrà il diluvio. Salvata la Costituzione, grazie ai milioni di cittadini risvegliati da un lungo oblio, la Democrazia, in Italia, avrà ancora un futuro. Il “NO” – la più alta forma di Partecipazione delle masse contro ogni abuso del Potere costituito, prepotente e impenitente – ha vinto: in alto i calici; in alto i cuori.

“Il solo aspetto della propria condotta di cui ciascuno deve rendere conto alla società è quello riguardante gli altri: per l’aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è, di diritto, assoluta. Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano (…) L’inclinazione degli uomini, siano essi governanti o semplici cittadini, a imporre agli altri, come norme di condotta, le proprie opinioni e tendenze è così energicamente appoggiata da alcuni dei migliori e dei peggiori sentimenti inerenti all’umana natura, che quasi sempre è frenata soltanto dalla mancanza di potere; e poiché quest’ultimo non è in diminuzione ma in aumento, dobbiamo attenderci che, se non si riesce a erigere una solida barriera di convinzioni morali contro di esso, nella situazione attuale del mondo il male si estenda (…) Mentre ciascuno sa benissimo di essere fallibile, pochi ritengono necessario cautelarsi dalla propria fallibilità, o ammettere la supposizione che una qualsiasi opinione di cui si sentano del tutto certi possa essere un esempio di quell’errore di cui si riconoscono soggetti (…) Il reale vantaggio della verità è che quando un’opinione è vera la si può soffocare una, due, molte volte, ma nel corso del tempo vi saranno in generale persone che la riscopriranno, finché non riapparirà in circostanze che le permetteranno di sfuggire alla persecuzione fino a quando si sarà sufficientemente consolidata da resistere a tutti i successivi sforzi di sopprimerla (…) Tra gli uomini l’unilateralità è sempre stata la norma, la multilateralità, l’eccezione; quindi anche nelle rivoluzioni dell’opinione una parte della verità generalmente tramonta al sorgere di un’altra. Persino il progresso, che dovrebbe assommarle, nella maggior parte dei casi si limita a sostituire una verità parziale e incompleta a un’altra; e il miglioramento consiste soprattutto nel fatto che il nuovo frammento di verità è piú richiesto, piú adatto alle necessità dell’epoca di quello che sostituisce (…) Lo spirito di progresso non è sempre spirito di libertà, perché può cercare di imporre a un popolo dei mutamenti indesiderati; e, nella misura in cui oppone resistenza a questi tentativi, lo spirito della libertà può allearsi localmente e temporaneamente con chi si oppone al progresso; ma la libertà è l’unico fattore infallibile e permanente di progresso, poiché fa sí che i potenziali centri indipendenti di irradiamento del progresso siano tanti quanti gli individui (…) I mali cominciano quando il governo, invece di far appello ai poteri dei singoli e delle associazioni, si sostituisce ad essi; quando invece di informare, consigliare, e talvolta denunciare, impone dei vincoli, ordina loro di tenersi in disparte e agisce in loro vece (…) La tendenza generale del mondo è quella di fare della mediocrità la potenza dominante (…) Il valore di uno Stato, a lungo andare, è il valore dei singoli che lo compongono”. (John Stuart Mill)

Incipit. L’impegno a non piegarsi, col rischio di spezzarsi, fatto proprio da pochi temerari Don Chisciotte – dati troppo presto per sconfitti – alla lunga ha dato i suoi frutti. Dopo sette mesi di sciagurata Campagna Elettorale governativa, la “Politica del popolo” ha nuovamente prevalso contro le velleità reazionarie di un Vertice insolente e non rappresentativo. Dalla virtù di un nugolo di eroi indefessi è montata la reazione della maggioranza. Una maggioranza che ha espresso, forte e chiaro, il proprio “NO”. Grazie a tutti i cittadini che fin dal principio abbiano creduto nelle proprie idee. Grazie a tutti gli elettori che con il loro “NO” abbiano dato prova che “Partecipazione” non sia affatto una parola vuota, ma che essa rappresenti ancora la chiave della Democrazia.  Continua a leggere »

Matteo Renzi's political career hangs in the balance, as per consequence of his choice to connect his government with the result of the Referendum on the Constitutional Reform, planned to be held on December 4th.

Matteo Renzi’s political career hangs in the balance, as a consequence of his choice to connect his government with the result of the Referendum on the Constitutional Reform, planned to be held on December 4th.

“…Our form of Government does not enter into rivalry with the institutions of others. Our Constitution does not copy the laws of neighbouring states; we are rather a pattern to others than imitators ourselves. Its administration favours the many instead of the few; this is why it is called a Democracy. If we look to the laws, they afford equal justice to all in their private differences; if no social standing, advancement in public life falls to reputation for capacity, class considerations not being allowed to interfere with merit; nor again does poverty bar the way, if a man is able to serve the state, he is not hindered by the obscurity of his condition. The freedom which we enjoy in our government extends also to our ordinary life. There, far from exercising a jealous surveillance over each other, we do not feel called upon to be angry with our neighbour for doing what he likes, or even to indulge in those injurious looks which cannot fail to be offensive, although they inflict no positive penalty. But all this ease in our private relations does not make us lawless as citizens. Against this fear is our chief safeguard, teaching us to obey the magistrates and the laws, particularly such as regard the protection of the injured, whether they are actually on the statute book, or belong to that code which, although unwritten, yet cannot be broken without the reprobation of the general sentiment…”. (Thucydides, Pericles’ Funeral Oration)

If I were an Italian citizen living abroad… I’d not underestimate the fact that nothing is what it seems. Continua a leggere »

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Indubbiamente, il “Presidente del Consiglio nostro malgrado”, già “Campione del Marketing di se stesso”, noto all’anagrafe come Matteo Renzi, col suo tentativo di sfasciare la Costituzione è riuscito laddove altri suoi predecessori si sono fermati: spaccare irrimediabilmente l’Italia tra “pro” e “contro”. Con saccente altezzosità, boria e presunzione, personalizzando prima il Referendum e tentando poi di rimangiarsi ogni dichiarazione di auto-dimissionamento in caso di sconfitta nell’urna, ha fatto più danni all’Italia degli oltre vent’anni di Berlusconismo e di anti-Berlusconismo, l’un contro l’altro armati. Consci che non basteranno ago e filo per ricomporre le lacerazioni create tra la gente, non resta che agevolarne l’uscita da Palazzo Chigi, scegliendo di votare NO al quesito referendario sulle pasticciate Riforme delegategli dal “Re senza regno” che porta il nome di Giorgio Napolitano. “Stringiamoci a Corte”: salviamo la Costituzione e impediamogli di mettere a rischio la Democrazia per gli anni a venire. 

“Nella preparazione della Costituzione il Governo non ha alcuna ingerenza: può esercitare per delega il potere legislativo ordinario, ma nel campo del potere costituente non può avere alcuna iniziativa. Neanche preparatoria (…) Quando l’assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del Governo dovranno essere vuoti. Estraneo del pari deve rimanere il Governo alla formazione del progetto, se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’assemblea sovrana (…) Se si affida al Governo o ad una commissione di tecnici non facenti parte dell’assemblea la preparazione del piano, la sovranità popolare viene menomata (…) Trovare il punto d’incontro e di equilibrio tra le varie tendenze politiche (…) Bisogna non dimenticare mai, per intendere esattamente come nasce la Costituzione italiana, questa preoccupazione del futuro che ha inspirato più o meno consapevolmente, è spesso in sensi diametralmente opposti, i suoi compilatori. In molti articoli, invece che la registrazione di una realtà giuridica già compiuta, si troveranno consacrati timori o speranze di ciò che potrà compiersi in un futuro prossimo o remoto; molte disposizioni, per essere intese esattamente, dovranno essere lette controluce, per scoprire i propositi che vi son sottintesi: il timore che il partito avversario riesca a prevalere e il rimedio predisposto per impedirgli di abusare di questa prevalenza; l’espediente di nascondere in una formula apparentemente innocua l’arma che domani potrà dar vittoria decisiva in una lotta elettorale o addirittura in una guerra civile”. (Piero Calamandrei)

Incipit. La virtù sta anche nel non dare per scontata la sconfitta, anche quando le forze schierate siano soverchianti, a favore dell’avversario. Dopo mesi di riflessioni, ragionamenti e discussioni sul Referendum, ecco dunque approssimarsi il 4 Dicembre. Una data che mai pareva arrivare, a causa dei calcolati rinvii del Governo, impegnato nell’opera propagandistica in favore del suo dannoso, o meglio devastante, progetto di riforma della Costituzione Repubblicana.

Articolo dopo articolo, sono pronto a lasciare la penna per la matita copiativa. Pronto per dire finalmente “NO” perché questo è quanto impone la mia Dignità di cittadino-elettore, prima ancora che la Ragione. In bilico tra quel che nonostante tutto è e quello che, Dio non voglia, potrebbe essere, agli stravolgimenti pretesi da Matteo Renzi e Giorgio Napolitano rispondo con la saggezza di Nilde Iotti: “Questa Repubblica si può salvare. Ma, per questo, deve diventare la Repubblica della Costituzione”. Continua a leggere »

La Storia d'Italia è fatta di giuristi con indubbie e capacità da statista come Piero Calamandrei. Il presente, invece, è affidato a Matteo Renzi...

La Storia d’Italia è fatta di fini giuristi, con indubbie capacità da statista, come Piero Calamandrei. Il presente, invece, è affidato a Matteo Renzi…

“Questa è, secondo me, la grande eredità ideale che la Resistenza, anche quando i suoi eroismi saranno trasfigurati dalla leggenda, avrà lasciato al popolo italiano come viva forza politica del tempo di pace: il senso della Democrazia; il senso del Governo di popolo: del popolo che vuol governarsi da sé, che vuole assumere su di sé la Responsabilità di governarsi, che vuol cacciare via tutti i tiranni, tutti i padroni, tutti i privilegiati, tutti i profittatori, e identificare finalmente, in una Repubblica fondata sul lavoro, popolo e Stato. Se nel campo morale la Resistenza significò rivendicazione della ugual dignità umana di tutti gli uomini e rifiuto di tutte le tirannie che tendono a trasformare l’uomo in cosa, nel campo politico la Resistenza significò volontà di creare una società retta sulla volontaria collaborazione degli uomini liberi ed uguali, sul senso di autoresponsabilità e di autodisciplina che necessariamente si stabilisce quando tutti gli uomini si sentono ugualmente artefici e partecipi del destino comune, e non divisi tra padroni e servi (…) Quando per diventare direttore di una banca, o preside di una scuola, o socio di un’accademia scientifica, o componente di una commissione di concorso universitario è necessario aver la tessera del partito che è al governo, allora quel partito sta diventando Regime: allora la Politica, che è necessaria e benefica finché scorre fisiologicamente negli uffici fatti per essa diventa, fuori di li, un pretesto per infeudare la Società a una classe di politicanti parassiti; diventa una specie di malattia paragonabile all’arteriosclerosi perché impedisce quella circolazione e quel continuo ringiovanimento della classe dirigente, che è la prima condizione di vitalità d’ogni sana Democrazia (…) Se noi siamo qui a parlare liberamente in quest’aula, in cui una “sciagurata voce” irrise e vilipese venticinque anni fa le istituzioni parlamentari, è perché per venti anni qualcuno ha continuato a credere nella Democrazia, e questa sua religione ha testimoniato con la prigionia, l’esilio e la morte. Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea Costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente Romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini. Io credo di sì: credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene che con l’andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione Repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna-Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l’eroismo è giunto alla soglia della santità. Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte, la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole; quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli”. (Piero Calamandrei)

Incipit. Il dado è tratto. Com’è noto, il 26 Settembre u.s., il Consiglio dei Ministri ha deciso la data del Referendum “oppositivo”, fissando l’appuntamento con l’urna per il 4 Dicembre p.v. E sebbene la data fatidica non cada nel mese di Ottobre, come inizialmente ipotizzato, ma assai più in là – nella “Stagione Autunno/Inverno 2016” tanto desiderata dall’Esecutivo, impegnato follemente nella propria campagna promozionale – il mio obiettivo resta il medesimo. Inaggirabile, ineludibile, indifferibile… Continua a leggere »

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

La “parola data”? Vale per molti, ma non per tutti. Di certo pare non avere alcun peso per il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Lo sanno bene il suo compagno di partito, Enrico Letta e il suo padre putativo, Silvio Berlusconi. Ma soprattutto, grazie al Referendum “oppositivo” d’Autunno, ne hanno preso coscienza i cittadini-elettori.

“Se perdo il Referendum costituzionale considererò fallita la mia esperienza politica“. (Matteo Renzi, 29 Dicembre 2015) 
“Non sono un vecchio politico attaccato alla poltrona (…) sulle Riforme l’ultima parola ce l’hanno i cittadini e io sono pronto a prendermi le conseguenze (…) se i cittadini non sono d’accordo, hanno il diritto di dirlo”. (Matteo Renzi, 10 Gennaio 2016).
“Ripeto qui (in Senato, ndr): se perdessi il Referendum considererei conclusa la mia esperienza perché credo profondamente nel valore della dignità della cosa pubblica”. (Matteo Renzi, 20 Gennaio 2016).
“Io non sono come gli altri, non posso restare aggrappato alla politica. Se sulle Riforme gli italiani diranno di no, prendo la borsettina e torno a casa“. (Matteo Renzi, 25 Gennaio 2016).
“Se perdiamo il Referendum è doveroso trarne conseguenze, è sacrosanto non solo che il Governo vada a casa ma che io consideri terminata la mia esperienza politica”. (Matteo Renzi, 12 Marzo 2016).
“Se non vi fosse consenso popolare tanto da fare cadere il castello delle Riforme su quella principale, è principio di serietà politica trarre le conseguenze (le dimissioni del Governo, ndr)” (Matteo Renzi, 11 Aprile 2016) 
“Se io perdo, con che faccia rimango. Ma non è che vado a casa, smetto di fare Politica. Non è personalizzazione ma serietà. Lo so che si aggrappano alla poltrona ma non posso fare finta di niente”. (Matteo Renzi, 8 Maggio 2016)
“Dicono che io ho sbagliato a dire che se perdo vado a casa: e secondo voi io posso diventare un pollo da batteria che perde e fa finta di nulla? Pensano forse che io possa diventare come loro? Accusano me di voler personalizzare perché loro sono preoccupati che in Italia si affermi il principio sacrosanto che chi perde va a casa”. (Matteo Renzi, 29 Giugno 2016)
“Si vota nel 2018 comunque vada il Referendum (…) ho sbagliato a personalizzare la consultazione” (Matteo Renzi, 21 Agosto 2016).

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