{"id":13277,"date":"2026-10-24T06:30:00","date_gmt":"2026-10-24T04:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=13277"},"modified":"2026-10-23T20:55:51","modified_gmt":"2026-10-23T18:55:51","slug":"prove-tecniche-di-razionamento-il-sud-a-secco-e-il-governo-travestito-da-pompiere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/prove-tecniche-di-razionamento-il-sud-a-secco-e-il-governo-travestito-da-pompiere.html","title":{"rendered":"Prove tecniche di razionamento: il Sud a secco e il Governo travestito da pompiere"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Tir fermi, scaffali vuoti, soldi gi\u00e0 promessi. Dopo una settimana di blocchi al Sud, il Governo ha visto le infiltrazioni ma non le tariffe. Cronaca di una crisi annunciata<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"577\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Crisi-dei-trasporti-e-del-carburante-al-Sud-1024x577.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-13280\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Crisi-dei-trasporti-e-del-carburante-al-Sud-1024x577.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Crisi-dei-trasporti-e-del-carburante-al-Sud-300x169.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Crisi-dei-trasporti-e-del-carburante-al-Sud-768x432.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Crisi-dei-trasporti-e-del-carburante-al-Sud-1536x865.png 1536w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Crisi-dei-trasporti-e-del-carburante-al-Sud.png 1671w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 bastata una settimana di Tir fermi ai caselli del Mezzogiorno per ricordarci una verit\u00e0 elementare, di quelle che la politica dei tagli del nastro preferisce seppellire sotto la retorica: quando i camion spengono il motore, un pezzo d\u2019Italia scopre cosa significhi, in scala ridotta ma spaventosa, vivere in un\u2019economia di razionamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi in questi giorni \u00e8 entrato in un supermercato tra la Puglia, la Calabria e la Campania ha visto scene che associamo ad altri secoli: scaffali svuotati, banchi della frutta deserti, negozianti costretti a dire ai clienti di ripassare domani. Negli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria il cherosene \u00e8 stato razionato; in Campania la mozzarella di bufala ha smesso quasi di nascere, in Calabria gli industriali hanno avvertito che avrebbero dovuto fermare gli impianti. Poi l\u2019onda \u00e8 risalita fino al Lazio e alla Lombardia. \u00c8 la fotografia di un Paese che affida alla gomma quasi tutte le merci che viaggiano via terra e che lavora senza magazzino, con il camion come unico scaffale: basta un granello di sabbia per far saltare l\u2019intero ingranaggio della sussistenza. E il conto, come sempre, lo pagano per primi i pi\u00f9 deboli: l\u2019anziano che non trova il latte, il commerciante che chiude la cassa a zero, il bracciante che guarda marcire il raccolto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la vera domanda \u00e8 un\u2019altra: perch\u00e9 la rivolta \u00e8 nata al Sud? Il gasolio non costa meno a Brescia che a Catania, le accise sono le stesse da Bolzano a Lampedusa, i pedaggi pure. Eppure la protesta \u00e8 partita in Puglia e in Calabria e si \u00e8 allargata a Sicilia, Basilicata, Campania e Molise, mentre al Nord, per ora, sono arrivati soltanto gli scaffali vuoti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta sta in una geografia che nessun decreto pu\u00f2 cancellare e in un mercato che nessuno ha voluto regolare. A febbraio un litro di gasolio costava intorno a 1,70 euro; oggi ne costa 2,26: un terzo in pi\u00f9 in otto mesi. Da Foggia a Milano ci sono settecento chilometri, da Catania pi\u00f9 di milleduecento, Stretto compreso: ogni centesimo di rincaro alla pompa si moltiplica per quella distanza. A guidare quei camion sono spesso padroncini con uno o due mezzi, senza alcun potere contrattuale davanti alla grande distribuzione. E da quando, dopo una sentenza della Corte di giustizia europea del 2014, i costi minimi obbligatori sono stati sostituiti da \u00abvalori indicativi\u00bb che nessuno \u00e8 tenuto a rispettare, la tariffa la decide chi \u00e8 pi\u00f9 forte. Al Sud, chi \u00e8 pi\u00f9 forte non \u00e8 sempre chi \u00e8 pi\u00f9 bravo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo mercato c\u2019\u00e8 infatti chi viaggia stabilmente sottocosto, con prezzi che sfidano la matematica e autisti pagati fuori da ogni contratto. Dove non arriva il margine lecito, arrivano l\u2019evasione, il lavoro nero e, talvolta, i capitali delle organizzazioni mafiose, che usano i camion non per fare impresa ma per riciclare denaro e controllare le filiere. Non \u00e8 un sospetto da bar: le inchieste sul mercato ortofrutticolo di Fondi, lo snodo del basso Lazio dove arriva la frutta del Sud, hanno documentato come Casalesi e uomini di Cosa Nostra si fossero spartiti il trasporto di frutta e verdura da e per la Sicilia. E un\u2019impresa che non ha bisogno di guadagnare \u00e8 un concorrente imbattibile. Cos\u00ec l\u2019autotrasportatore onesto si ritrova schiacciato tra due presse: il gasolio che sale e una concorrenza drogata che gli toglie ogni margine. Quando la prima stringe, la seconda lo finisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 qui che entra in scena il Governo, con la scoperta pi\u00f9 tempestiva della stagione: le infiltrazioni. Il 21 ottobre il viceministro Edoardo Rixi ha detto di temere \u00abinfiltrazioni di bande organizzate che nulla hanno a che vedere con l\u2019autotrasporto\u00bb; lo stesso giorno, alla Camera, il ministro Francesco Lollobrigida ha invitato a studiarsi \u00abanche qualche casellario giudiziario\u00bb dei capi della protesta. L\u2019indomani il Guardasigilli Carlo Nordio parlava di \u00abprobabili infiltrazioni criminali\u00bb. Se e quanta criminalit\u00e0 ci sia sui blocchi lo stabiliranno i magistrati, che in Campania hanno avviato i primi accertamenti. Ma l\u2019argomento \u00e8 comodo: se chi protesta \u00e8 un delinquente, non c\u2019\u00e8 bisogno di chiedersi perch\u00e9 un camionista onesto non arrivi pi\u00f9 a fine mese. La criminalit\u00e0 pi\u00f9 pericolosa, nell\u2019autotrasporto del Sud, non sta sui blocchi stradali. Sta nelle tariffe, e ci sta da anni, senza che nessun ministro abbia mai pensato di controllare il casellario dei committenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il resto \u00e8 una sceneggiatura gi\u00e0 vista. Prima l\u2019immobilismo. Il caro gasolio non \u00e8 una notizia di ottobre: gi\u00e0 a maggio le associazioni avevano proclamato un fermo nazionale, sospeso a tre giorni dal via in cambio delle promesse di Palazzo Chigi, a cominciare da nuovi crediti d\u2019imposta. Cinque mesi dopo, quei crediti per i rincari da marzo ad agosto erano ancora attesi, con oltre trentamila domande da smaltire. I 480 milioni sventolati come una conquista servono a pagare quelle: soldi rimasti fermi finch\u00e9 a fermarsi non sono stati i camion.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi la sufficienza. Il 16 ottobre, con i primi blocchi gi\u00e0 in corso, Lollobrigida affidava a un post la sua sentenza: \u00abbloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti \u00e8 un reato\u00bb. Era vero, ed era tutto. Il primo incontro con la categoria si \u00e8 tenuto solo dopo giorni di blocchi, con un annuncio di cifre pi\u00f9 che di soluzioni, come chi convoca l\u2019assemblea di condominio mentre la cucina va a fuoco. La presidente del Consiglio taceva. Quando ha parlato, il 22, \u00e8 stato per dire che \u00abquesta non \u00e8 protesta ma intimidazione\u00bb. Su un punto ha ragione: tagliare le gomme ai camion dei colleghi non \u00e8 lotta, \u00e8 un reato. Ma chi governa da quattro anni non pu\u00f2 limitarsi a fare il questore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine la pseudo-soluzione. Consiglio dei ministri d\u2019urgenza, decreto legge, annunci di \u00aboltre un miliardo\u00bb. Peccato che, come fatto notare da qualche attento osservatore, del miliardo annunciato 450 milioni fossero gi\u00e0 dovuti e il resto arriver\u00e0 soltanto dal 2027: i soldi davvero nuovi, nel decreto, sono poco pi\u00f9 di cento milioni. Dentro c\u2019\u00e8 anche un obbligo di parametri minimi sul costo del carburante, almeno per i contratti non scritti: a dodici anni da quella sentenza, la tardiva ammissione che il mercato lasciato a s\u00e9 stesso non funzionava. Agli autotrasportatori sono stati pagati soldi promessi da mesi, e il Governo l\u2019ha chiamato salvataggio. Accanto alla carota di seconda mano, il bastone nuovo di zecca: oltre milletrecento persone identificate, soltanto in Campania, e il Garante degli scioperi che invoca la precettazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora che i blocchi sono stati tolti, il bilancio \u00e8 presto fatto: il Governo ha spento un cerino dopo aver lasciato bruciare mezza casa. Ma l\u2019importante, per Palazzo Chigi, \u00e8 che l\u2019elettore distratto veda il pompiere con il distintivo, senza accorgersi che \u00e8 lo stesso tizio che ha lasciato aperta la bombola del gas. Il 27 ottobre si presenter\u00e0 al tavolo con l\u2019elmetto in testa. Resta da vedere se, questa volta, porter\u00e0 anche l\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tir fermi, scaffali vuoti, soldi gi\u00e0 promessi. 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