{"id":13257,"date":"2026-10-31T07:00:00","date_gmt":"2026-10-31T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=13257"},"modified":"2026-10-30T21:18:54","modified_gmt":"2026-10-30T20:18:54","slug":"i-signori-del-fango-e-i-miraggi-della-diplomazia-se-la-guerra-si-privatizza-e-la-pace-si-fa-a-colpi-di-sanzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/i-signori-del-fango-e-i-miraggi-della-diplomazia-se-la-guerra-si-privatizza-e-la-pace-si-fa-a-colpi-di-sanzioni.html","title":{"rendered":"I signori del fango e i miraggi della diplomazia: se la guerra si privatizza e la pace si fa a colpi di sanzioni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><em>Da Baghdad a Moura, fino ai cancelli del pane di Gaza, la guerra si appalta ai privati. Da Cuba alla Cisgiordania, le sanzioni colpiscono duro i deboli e accarezzano gli alleati. Il filo \u00e8 uno solo: il diritto internazionale applicato secondo convenienza. E l\u2019Italia non fa eccezione.<\/em><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"577\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerra-sanzioni-e-doppi-standard-1-1024x577.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-13293\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerra-sanzioni-e-doppi-standard-1-1024x577.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerra-sanzioni-e-doppi-standard-1-300x169.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerra-sanzioni-e-doppi-standard-1-768x432.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerra-sanzioni-e-doppi-standard-1-1536x865.png 1536w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Guerra-sanzioni-e-doppi-standard-1.png 1671w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il bancomat del Pentagono. <\/strong>Con le invasioni dell\u2019Afghanistan, nel 2001, e dell\u2019Iraq, nel 2003, l\u2019amministrazione di George W. Bush, sotto la regia del vicepresidente Dick Cheney e del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, trasform\u00f2 il bilancio del Pentagono in un bancomat per le multinazionali della sicurezza e della logistica. L\u2019emblema \u00e8 Halliburton, con la controllata KBR: un colosso di cui Cheney era stato amministratore delegato fino al 2000, e che nel 2003 ottenne senza gara d\u2019appalto il contratto per il ripristino dei pozzi petroliferi iracheni. Nel 2008, secondo l\u2019Ufficio di bilancio del Congresso, i contractor privati nel teatro iracheno erano almeno 190.000, tanti quanti i soldati americani. Accanto alla logistica, la forza: compagnie come la Blackwater di Erik Prince, sottratte alla giustizia irachena da un\u2019ordinanza del 2004, l\u2019Ordine 17. Il 16 settembre 2007, in piazza Nisour a Baghdad, uomini della Blackwater aprirono il fuoco sulla folla e uccisero diciassette civili. Quattro guardie furono condannate negli Stati Uniti; nel dicembre 2020 Donald Trump le grazi\u00f2. \u00c8 la parabola completa della guerra privatizzata: il profitto resta privato, l\u2019impunit\u00e0 diventa pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non \u00e8 un vizio solo americano. <\/strong>Sarebbe comodo fermarsi qui e farne una colpa di Washington. Sarebbe anche disonesto. L\u2019esercito privato pi\u00f9 spregiudicato degli ultimi dieci anni ha parlato russo: il gruppo Wagner, braccio armato non ufficiale del Cremlino dalla Siria alla Libia, dalla Repubblica Centrafricana al Mali. Nel marzo 2022, nel villaggio maliano di Moura, almeno cinquecento persone furono uccise dall\u2019esercito di Bamako e da \u00abpersonale militare straniero\u00bb, secondo l\u2019Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani; le testimonianze raccolte rinviavano agli \u00abistruttori\u00bb russi. Nel giugno 2023 la Wagner arriv\u00f2 a marciare su Mosca; due mesi dopo il suo fondatore, Evgenij Prigo\u017ein, mor\u00ec nello schianto del suo aereo, e i suoi uomini sono stati via via assorbiti nell\u2019Africa Corps, alle dirette dipendenze del ministero della Difesa russo. Cambiano le bandiere, non il modello: quando lo Stato appalta il monopolio della forza a imprese il cui fatturato cresce con l\u2019instabilit\u00e0, la pace smette di essere un obiettivo politico e diventa un rischio d\u2019impresa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il pane in appalto. <\/strong>Quel modello non \u00e8 stato archiviato: \u00e8 stato esportato fin dentro l\u2019emergenza umanitaria. Nel 2025, a Gaza, la distribuzione del cibo a una popolazione allo stremo \u00e8 stata affidata alla Gaza Humanitarian Foundation, un ente registrato nel Delaware e sostenuto da Israele e Stati Uniti, che ha subappaltato la sicurezza dei suoi centri a contractor americani armati. Alcuni di loro hanno raccontato all\u2019Associated Press di colpi sparati senza una minaccia reale, di granate stordenti e spray al peperoncino usati quasi a ogni distribuzione. A luglio di quell\u2019anno l\u2019Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani contava 798 persone uccise mentre cercavano cibo, 615 delle quali nei pressi di quei centri. Chi abbia sparato, caso per caso, dovranno stabilirlo le inchieste; ma il modello \u00e8 gi\u00e0 un verdetto. Il pane, come la guerra, \u00e8 diventato un servizio in appalto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le sanzioni a geometria variabile. <\/strong>C\u2019\u00e8 poi una seconda forma di violenza, pi\u00f9 subdola perch\u00e9 veste l\u2019abito della diplomazia: le sanzioni economiche. Il filo che la lega alla prima \u00e8 lo stesso: l\u2019impunit\u00e0 di chi conta. Presentate come strumenti chirurgici contro i regimi oppressivi, le sanzioni rivelano la loro vera natura in un dettaglio: la loro durezza dipende meno dalla gravit\u00e0 delle violazioni che dall\u2019identit\u00e0 di chi le commette. Contro i deboli e i nemici, colpiscono intere popolazioni. Contro gli alleati, si fermano sulla soglia di casa. Il caso russo lo dimostra per contrasto: dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, l\u2019Europa ha varato un pacchetto di sanzioni dopo l\u2019altro, e nessuno ha invocato la prudenza. Il metro esiste, dunque. Solo che non vale per tutti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cuba, l\u2019assedio senza fine. <\/strong>L\u2019embargo statunitense contro Cuba, nato nel 1962 per abbattere il governo castrista, \u00e8 sopravvissuto alla morte di Fidel e all\u2019uscita di scena di Ra\u00fal. In oltre sessant\u2019anni non ha prodotto alcuna transizione democratica. Nel 2026 si \u00e8 fatto assedio: dopo l\u2019intervento in Venezuela, Washington ha chiuso i rubinetti del petrolio venezuelano diretto all\u2019isola e minacciato dazi contro i Paesi che le vendono greggio. A febbraio ha concesso una deroga per le forniture a scopo umanitario, ma non \u00e8 bastata: da allora l\u2019isola \u00e8 rimasta pi\u00f9 volte interamente al buio, gli ospedali lavorano in affanno, a maggio il governo ha dichiarato esaurite le scorte di gasolio. Nessuno assolve il regime dell\u2019Avana dalle sue colpe, a cominciare da un\u2019economia pianificata fallimentare e dalla repressione del dissenso. Ma un\u2019arma che in sei decenni non ha piegato il potere e continua a piegare la popolazione non \u00e8 una politica estera: \u00e8 una punizione collettiva. E l\u2019esodo di un milione di cubani in appena due anni, ammesso dalle stesse autorit\u00e0 dell\u2019Avana, ne \u00e8 il prezzo pi\u00f9 visibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le sanzioni che non mordono. <\/strong>Il doppio standard emerge in tutta la sua evidenza in Medio Oriente. Davanti alla distruzione di Gaza, dove i morti sono almeno settantaquattromila secondo il ministero della Salute locale, e alla violenza dei coloni in Cisgiordania, che il 17 ottobre hanno aggredito un gruppo di diplomatici europei in visita agli uliveti di Taybeh, l\u2019Unione europea ha scelto la via delle sanzioni mirate: colpisce singoli coloni violenti e organizzazioni degli insediamenti, con misure adottate nel 2024 e allargate lo scorso maggio. Alcuni governi sono andati oltre. La Spagna ha scritto in una legge l\u2019embargo sulle armi; Spagna e Slovenia hanno vietato le merci prodotte nelle colonie, e il Regno Unito le ha seguite; diversi Paesi, dalla Spagna alla Francia ai Paesi Bassi, hanno colpito direttamente i ministri Ben-Gvir e Smotrich. Ma l\u2019Europa, nel suo insieme, si \u00e8 fermata l\u00ec. La proposta della Commissione di sospendere le parti commerciali dell\u2019Accordo di associazione con Israele, avanzata nel settembre 2025, \u00e8 stata accantonata. A giugno i Ventisette non hanno trovato l\u2019unanimit\u00e0 nemmeno per sanzionare Ben-Gvir. Si colpisce il colono che incendia un uliveto; si risparmia il governo che finanzia l\u2019insediamento da cui \u00e8 partito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La geometria vista da Roma. <\/strong>Tra chi ha fermato l\u2019Europa c\u2019\u00e8 l\u2019Italia. Il 13 aprile il governo ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione con Israele nel settore della difesa, firmato nel 2003: un gesto che Israele ha liquidato come \u00absenza significato pratico\u00bb. Otto giorni dopo, al Consiglio Affari esteri di Lussemburgo, Italia e Germania hanno bloccato la sospensione dell\u2019Accordo di associazione, e il ministro Antonio Tajani l\u2019ha dichiarata \u00abaccantonata\u00bb. A maggio Roma ha fatto marcia indietro sulle restrizioni alle merci delle colonie, chiedendo invece sanzioni individuali contro il solo Ben-Gvir, come se la responsabilit\u00e0 fosse di un ministro e non del governo di cui fa parte. L\u2019argomento ufficiale \u00e8 che fermare l\u2019Accordo colpirebbe l\u2019intera popolazione israeliana. Merita rispetto: \u00e8 lo stesso che questo giornale usa per Cuba. Ma sospendere le preferenze commerciali a un Paese ad alto reddito non lascia nessuno al buio n\u00e9 senza farmaci; e l\u2019Accordo, all\u2019articolo 2, lega esplicitamente quelle preferenze al rispetto dei diritti umani. \u00c8 la geometria variabile vista da casa nostra: un gesto simbolico ad aprile, il freno a mano in Europa subito dopo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il boicottaggio come reato. <\/strong>La prudenza dei governi ha un rovescio, ed \u00e8 il trattamento riservato al movimento BDS: boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Nato nel luglio 2005 dall\u2019appello di oltre centosettanta organizzazioni della societ\u00e0 civile palestinese e ispirato al boicottaggio che contribu\u00ec a far cadere l\u2019apartheid in Sudafrica, chiede ai cittadini di non acquistare, alle istituzioni di disinvestire, ai governi di sanzionare. Si pu\u00f2 dissentire dal BDS: molti ne contestano la richiesta del diritto al ritorno dei profughi, che metterebbe in discussione il carattere ebraico dello Stato d\u2019Israele, e nel 2019 il Bundestag tedesco lo ha definito antisemita in una risoluzione. \u00c8 un dibattito legittimo. Non lo \u00e8 trasformare il dissenso in colpa da punire. Negli Stati Uniti decine di Stati hanno approvato leggi che escludono dagli appalti pubblici chi aderisce al boicottaggio. In Francia alcuni attivisti furono condannati penalmente per aver distribuito volantini in un supermercato, finch\u00e9 nel 2020 la Corte europea dei diritti dell\u2019uomo, con la sentenza Baldassi, ha stabilito che quella condanna violava la libert\u00e0 d\u2019espressione. Ecco il doppio binario: gli Stati si riservano il diritto di sanzionare con il contagocce, e negano ai cittadini quello di boicottare con il proprio portafoglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non affamare, disarmare. <\/strong>Resta una domanda, e va affrontata a viso aperto: come si tengono insieme la condanna dell\u2019embargo contro Cuba e la richiesta di misure pi\u00f9 dure verso Israele? La risposta sta tutta in una distinzione. Un conto \u00e8 affamare un popolo per piegare il suo governo; un altro \u00e8 smettere di vendere armi a chi le usa contro i civili e di comprare merci prodotte su terre occupate. Le prime sono punizioni collettive. Le seconde sono il minimo che il diritto internazionale chiede: non rendersi complici. Lo ha ricordato la Corte internazionale di giustizia nel parere del luglio 2024, avvertendo che gli Stati non devono prestare aiuto n\u00e9 assistenza al mantenimento dell\u2019occupazione. L\u2019Occidente fa esattamente il contrario: \u00e8 spietato dove dovrebbe essere prudente, e prudente dove dovrebbe essere rigoroso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel fango, del resto, gli stivali non li sporca chi firma i contratti n\u00e9 chi scrive i comunicati. Li sporca chi sta sotto: in piazza Nisour, nel villaggio di Moura, ai cancelli del pane di Gaza, nelle case dell\u2019Avana rimaste al buio. \u00c8 sulla loro pelle che prosperano i signori del fango: chi guadagna dalla guerra e chi la rende sopportabile con una dichiarazione congiunta. Finch\u00e9 il diritto internazionale sar\u00e0 una giacca da indossare a seconda dell\u2019ospite, la pace rester\u00e0 quello che \u00e8 diventata: un miraggio, visibile da lontano e irraggiungibile proprio per chi ne ha pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Baghdad a Moura, fino ai cancelli del pane di Gaza, la guerra si appalta ai privati. 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