{"id":13247,"date":"2026-10-20T06:00:00","date_gmt":"2026-10-20T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=13247"},"modified":"2026-10-19T21:35:15","modified_gmt":"2026-10-19T19:35:15","slug":"la-piazza-degradata-a-palcoscenico-se-la-protesta-diventa-un-reel-di-violenza-edonistica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/la-piazza-degradata-a-palcoscenico-se-la-protesta-diventa-un-reel-di-violenza-edonistica.html","title":{"rendered":"La piazza degradata a palcoscenico: se la protesta diventa un reel di violenza edonistica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><br><em>Sabato scorso, 17 ottobre, a Roma, la Cgil ha riempito le strade di lavoratori, bandiere e richieste precise. A Milano, Torino e Bologna, nelle stesse ore, cortei nati contro il carovita sono stati travolti da una minoranza che ha trasformato le piazze in guerriglia, filmandola mentre la faceva. Due modi di stare in piazza nello stesso giorno: uno che chiedeva di essere ascoltato, l\u2019altro che chiedeva soltanto di essere visto.<\/em><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"577\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Assalto-alla-Feltrinelli_Torino-1024x577.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-13255\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Assalto-alla-Feltrinelli_Torino-1024x577.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Assalto-alla-Feltrinelli_Torino-300x169.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Assalto-alla-Feltrinelli_Torino-768x432.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Assalto-alla-Feltrinelli_Torino-1536x865.png 1536w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Assalto-alla-Feltrinelli_Torino.png 1671w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019era una volta il dissenso. Radicale, ideologico, talvolta violento: ma portatore di una visione del mondo, di valori condivisibili o meno, di un progetto politico. Le cronache degli scontri di piazza parlavano di centri sociali, di frange anarchiche, di militanti mossi da un\u2019ostilit\u00e0 dichiarata verso lo Stato e il capitalismo. Si poteva combatterli, e lo si doveva fare quando passavano alla violenza; ma si sapeva che cosa volevano. Quel sabato, accanto a loro, \u00e8 comparso qualcosa di diverso: centinaia di ragazzini, molti dei quali minorenni, per cui il disordine non sembrava un mezzo, ma il fine. E la telecamera dello smartphone, il vero motore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cronaca di un sabato. <\/strong>A Milano, tra corso Vittorio Emanuele e San Babila, le vetrine sono state sfondate con mazze e sassi, e una folla ha cominciato a portare via la merce. In piazza Duomo e nelle vie intorno sono volate bottiglie, pietre e transenne contro la polizia, che ha risposto con lacrimogeni e idranti. I fermati sono stati una sessantina, circa la met\u00e0 minorenni: ragazzi arrivati a piccoli gruppi dalle periferie, dall\u2019hinterland, perfino da altre province. A Torino un corteo annunciato come \u00abapolitico e apartitico\u00bb \u00e8 finito nelle mani dei collettivi antagonisti, che gli organizzatori non sono riusciti a convincere a togliersi i cappucci; alla stazione di Porta Nuova un gruppo ha fatto irruzione nella libreria Feltrinelli e ha rovesciato a terra i libri. Dodici persone sono state bloccate, dieci delle quali minorenni, alcune con molotov, sampietrini e martelletti frangivetro. A Bologna, su circa tremila manifestanti, trecento incappucciati si sono staccati dal corteo e hanno puntato sulla stazione centrale, tra barricate, fuochi e lanci di oggetti: pi\u00f9 di trenta tra poliziotti e carabinieri hanno avuto bisogno di cure. In tutto, secondo il primo bilancio delle questure, quasi cinquanta minorenni fermati in un solo pomeriggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La miccia digitale. <\/strong>La scintilla non \u00e8 venuta da un partito n\u00e9 da un sindacato. \u00c8 venuta da un hashtag, #ItaliaInPiazza, nato su Instagram il 4 ottobre come voce del \u00abmalcontento giovanile\u00bb, rimbalzato soprattutto su TikTok, dove l\u2019algoritmo premia ci\u00f2 che accende le emozioni pi\u00f9 forti, fino a convocare cortei in tredici citt\u00e0. E lo stesso sabato, in Francia, una mobilitazione nazionale contro il carovita si chiudeva con oltre milleduecento arresti, ottocentocinquantacinque soltanto a Parigi, un record per la capitale. Non un caso isolato: un contagio. Quindici anni fa, il 15 ottobre 2011, a Roma, chi diede fuoco a un blindato dei carabinieri voleva colpire un simbolo; oggi molti vogliono soprattutto essere ripresi mentre lo fanno. La vetrina infranta non \u00e8 pi\u00f9 il gesto estremo di una rabbia politica, ma un contenuto da montare e far girare: \u00e8 il passaggio dalla violenza politica alla violenza estetica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La causa c\u2019era. \u00c8 stata bruciata. <\/strong>Sarebbe comodo raccontare quei ragazzi come teppisti senza causa. Sarebbe anche falso. Le piazze di sabato erano state convocate contro i salari bassi, gli affitti alle stelle, il prezzo della benzina: problemi veri, che mordono pi\u00f9 forte proprio nelle periferie da cui molti di quei giovanissimi venivano. Il punto non \u00e8 che la protesta fosse vuota. Il punto \u00e8 che una rabbia legittima \u00e8 stata bruciata in pochi minuti per qualche migliaio di visualizzazioni. \u00abNoi volevamo solo protestare contro il carovita, non doveva finire cos\u00ec\u00bb, ha detto una delle organizzatrici di Torino. \u00c8 la frase pi\u00f9 amara della giornata: chi aveva una ragione l\u2019ha vista sequestrare da chi aveva soltanto un telefono acceso. E il conto lo paga anche il dissenso legittimo, perch\u00e9 ogni vetrina rotta diventa un argomento per chi vorrebbe piazze pi\u00f9 vuote e silenziose.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Domenica, il bis. <\/strong>Ventiquattr\u2019ore dopo, a Milano, \u00e8 andata peggio. Nel pomeriggio gruppi di ragazzini si sono dati appuntamento in San Babila e da l\u00ec hanno dilagato in via Torino, in piazza Duomo, in corso Vittorio Emanuele, fino a Cordusio, al Castello e a corso Garibaldi. Incappucciati, vestiti di nero, hanno sfondato e saccheggiato a mani basse Foot Locker, Under Armour, Levi\u2019s, Decathlon, un negozio Vodafone, perfino un supermercato Carrefour, e hanno continuato a colpire gli agenti con sassi e petardi, fra lacrimogeni e idranti. Il bilancio diffuso luned\u00ec parla di 271 persone accompagnate in questura, 220 delle quali minorenni, alcune di appena dodici o tredici anni; 32 gli arresti, 14 gli agenti feriti. E tra i fermati c\u2019erano diversi ragazzi gi\u00e0 identificati il giorno prima. Se sabato la causa c\u2019era ed \u00e8 stata bruciata, domenica non era rimasta nemmeno la cenere: soltanto il saccheggio. E uno Stato che ti ferma il sabato e ti ritrova in piazza la domenica non ha impartito una lezione: ha concesso una replica. Luned\u00ec la presidente del Consiglio ha riunito a Palazzo Chigi un vertice sull\u2019ordine pubblico, e il governo annuncia un decreto: tra le misure allo studio, l\u2019arresto obbligatorio per chi devasta durante le manifestazioni e un fermo preventivo pi\u00f9 lungo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chi doveva vedere? <\/strong>C\u2019\u00e8 poi una domanda che il vertice di Palazzo Chigi non pu\u00f2 eludere: chi doveva vedere, e non ha visto? Alla vigilia la questura di Milano era informata della convocazione sui social, e non la considerava preoccupante. Due giorni dopo, con 271 persone portate in questura, nella riunione di governo il fenomeno \u00e8 stato descritto come complesso, con aspetti nuovi e cause ancora da chiarire. Eppure, nella relazione presentata al Parlamento lo scorso marzo, la nostra intelligence scriveva che la radicalizzazione online e gli strumenti digitali \u00abaumentano in modo significativo il potenziale di danno di singoli individui o gruppi\u00bb, anche senza strutture organizzate alle spalle. Era la descrizione esatta di quello che \u00e8 accaduto. La diagnosi, dunque, c\u2019era. Quello che \u00e8 mancato \u00e8 il passaggio dalla relazione al territorio: dall\u2019analisi scritta per il Parlamento all\u2019allarme che arriva in questura la sera prima. E allora le domande vanno poste ai servizi di sicurezza interna, con il rispetto che si deve a chi lavora nell\u2019ombra per proteggerci, ma senza reticenze. Quella diagnosi \u00e8 diventata monitoraggio, procedure, allerte operative? Hanno valutato in concreto il rischio di rivolte giovanili convocate con un hashtag, senza capi, senza sigle, senza sedi da sorvegliare? Oppure i loro strumenti sono rimasti tarati sulle minacce di ieri, il terrorismo organizzato, l\u2019antagonismo dei centri sociali, le cellule da infiltrare, mentre la minaccia di oggi corre su TikTok e si organizza in un pomeriggio? Un\u2019intelligence che sa descrivere un algoritmo in una relazione, ma continua a sorvegliare soltanto gli organigrammi, rischia di arrivare sempre il giorno dopo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>N\u00e9 alibi n\u00e9 scorciatoie. <\/strong>Davanti a fatti del genere la politica tende a dividersi in due riflessi, entrambi pigri. Il primo \u00e8 il sociologismo d\u2019accatto, che trasforma ogni sampietrino in un sintomo di \u00abdisagio\u00bb e ogni responsabilit\u00e0 in una colpa della societ\u00e0. Il secondo \u00e8 la condanna di comodo, che liquida tutto come teppismo o \u00abmarciume\u00bb e chiude la questione con qualche fermo e un comunicato. Entrambi assolvono qualcuno. Il primo assolve chi ha lanciato la pietra; il secondo assolve chi, per anni, ha lasciato le periferie senza scuole aperte di pomeriggio, senza centri di aggregazione, senza adulti capaci di offrire ai ragazzi qualcosa di pi\u00f9 interessante di uno schermo. Il disagio esiste, ma non \u00e8 un alibi. La responsabilit\u00e0 \u00e8 personale, ma non \u00e8 solo loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dove sono le famiglie? <\/strong>Davanti a duecentoventi minorenni accompagnati in questura, alcuni con meno di quattordici anni e dunque, per la legge, non imputabili, la domanda va fatta senza giri di parole: dove sono le famiglie? Dov\u2019erano i genitori di un tredicenne che una domenica pomeriggio esce di casa vestito di nero, con il volto coperto, e rientra, se rientra, con le scarpe prese da una vetrina sfondata? Non c\u2019\u00e8 sociologia che tenga: c\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 educativa abdicata. E la legge, a saperla usare, non \u00e8 disarmata. L\u2019articolo 2048 del codice civile rende i genitori responsabili dei danni causati dai figli minori: ogni vetrina, ogni scaffale, ogni euro di merce rubata va chiesto a loro, fino all\u2019ultimo. Il decreto Caivano consente al questore di convocare con almeno un genitore anche i ragazzi tra i dodici e i quattordici anni, con una sanzione per i genitori, a meno che dimostrino di non aver potuto impedire il fatto, e di vietare ai maggiori di quattordici anni l\u2019accesso alle zone dove hanno colpito. Per chi \u00e8 imputabile, fermo e custodia cautelare sono oggi pi\u00f9 facili di ieri. Il governo prepara un nuovo decreto, e si vedr\u00e0 che cosa conterr\u00e0. Ma l\u2019esperienza di questi anni insegna che le leggi scritte sull\u2019onda dell\u2019emotivit\u00e0 riempiono le pagine dei giornali pi\u00f9 delle aule dei tribunali: prima di inventarne di nuove, si applichino con rigore e in fretta quelle che ci sono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La prova dell\u2019integrazione. <\/strong>Diverse cronache descrivono molti di quei ragazzi come figli di immigrati, cresciuti nelle periferie e nell\u2019hinterland. Dei 271 accompagnati in questura, 60 sono stranieri: gli altri sono italiani, e tra loro, a quanto risulta, non pochi figli dell\u2019immigrazione. Se il quadro sar\u00e0 confermato, va detto senza ipocrisie: \u00e8 il segno di un\u2019integrazione fallita, e ripensarla \u00e8 un dovere, non un tab\u00f9. Ma chi invoca le espulsioni come risposta deve sapere di che cosa parla. La gran parte di questi ragazzi \u00e8 cittadina italiana, e un cittadino non si espelle. Quanto agli stranieri, quelli minorenni non possono essere espulsi: il Testo unico sull\u2019immigrazione lo vieta, salvo casi eccezionali di ordine pubblico disposti dal Tribunale per i minorenni. Per gli adulti stranieri condannati per reati violenti, invece, l\u2019espulsione esiste gi\u00e0, e va applicata senza indulgenze. Il problema dei ragazzi nati qui non si risolve rispedendoli in Paesi che non hanno mai visto. Si risolve smettendo di farli crescere in un Paese che non li ha mai visti: scuole che li perdono a quindici anni, quartieri senza servizi, famiglie lasciate sole o che si sono lasciate andare. L\u2019integrazione non \u00e8 buonismo: \u00e8 ordine pubblico preventivo. E il prezzo del suo fallimento, domenica, lo hanno pagato i commercianti del centro di Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che cosa fare. <\/strong>Alla fermezza va affiancata la lucidit\u00e0. Vuol dire usare fino in fondo la messa alla prova che la giustizia minorile gi\u00e0 offre: far riparare a chi ha devastato, far rimettere sugli scaffali i libri a chi li ha gettati a terra, vale pi\u00f9 di mille prediche. Vuol dire pretendere dalle piattaforme ci\u00f2 che le regole europee gi\u00e0 impongono loro, cio\u00e8 valutare e ridurre i rischi che i loro algoritmi creano per la sicurezza pubblica. E se proprio si vuole scrivere una norma nuova, la si scriva a mente fredda, e dove fa male davvero. Questi ragazzi hanno trasformato lo smartphone in un\u2019arma e i social nel loro palcoscenico: il giudice minorile dovrebbe poter imporre, come misura cautelare o come condizione della messa alla prova, il divieto di accedere ai social network per mesi, una sorta di braccialetto elettronico applicato al telefono e al computer. Lo stesso decreto Caivano permette gi\u00e0 al questore di vietare cellulari e dispositivi ai maggiori di quattordici anni destinatari di un avviso orale, e obbliga i produttori a installare di serie il controllo parentale. Si tratta di trasformare quell\u2019eccezione in una pena ordinaria per chi devasta, affidandone la sorveglianza ai genitori, chiamati a risponderne in prima persona se il divieto viene aggirato. Non sar\u00e0 facile farlo rispettare, e ogni limite alla libert\u00e0 di espressione va calibrato con cautela. Ma a un ragazzo che ha devastato una citt\u00e0 per un video, togliere il pubblico \u00e8 la pena pi\u00f9 comprensibile che esista. Infine, bisogna tornare nelle periferie non soltanto con le camionette, ma con le scuole, lo sport, il lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di quel fine settimana rester\u00e0 un\u2019immagine pi\u00f9 eloquente di tutte le altre: i libri della Feltrinelli di Porta Nuova rovesciati sul pavimento e calpestati, come fossero un ostacolo qualunque sulla strada verso l\u2019inquadratura migliore. Nessuno, a Torino, ha bruciato libri, e sarebbe disonesto evocare roghi che non ci sono stati. Ma Heine aveva avvertito, due secoli fa, che l\u00e0 dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini; e il disprezzo comincia sempre dal gesto pi\u00f9 piccolo. Il vero fallimento, per\u00f2, \u00e8 un altro: non il fatto che dei giovani siano scesi in piazza, ma che nessuno abbia insegnato loro che cosa farne. Una societ\u00e0 che lascia trasformare lo spazio pubblico in un palcoscenico per l\u2019ego digitale dei propri figli non ha un problema di ordine pubblico. Ha rinunciato a educarli, e si condanna ad assistere, impotente, a uno spettacolo violento e senz\u2019anima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato scorso, 17 ottobre, a Roma, la Cgil ha riempito le strade di lavoratori, bandiere e richieste precise.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,4,3961],"tags":[4034,363,2631,3728,26,3159,174,4019,3453,4027,28,932,4064,4033,4030,3086,3257,3160,4067,623,4023,4031,904,3168,4012,4035,3068,935,4065,4016,4015,4026,4036,4011,4032,2260,4017,3094,1043,3176,4020,4021,4010,4029,3498,4068,4069,4018,4022,4014,937,4066,199,3150,27,4028,4024,3723,3102,4025,4013],"class_list":["post-13247","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-informazione","category-politica","category-societa","tag-15-ottobre-2011","tag-affitti","tag-aisi","tag-algoritmi","tag-attualita","tag-baby-gang","tag-bologna","tag-caro-benzina","tag-carovita","tag-cgil","tag-cronaca","tag-cultura","tag-decreto-caivano","tag-digital-services-act","tag-diritto-di-manifestare","tag-dissenso","tag-editoriale","tag-emergenza-educativa","tag-espulsioni","tag-famiglia","tag-feltrinelli","tag-forze-dellordine-2","tag-francia","tag-giustizia-minorile","tag-guerriglia-urbana","tag-heinrich-heine","tag-instagram","tag-integrazione","tag-intelligence","tag-italia-in-piazza","tag-italiainpiazza","tag-landini","tag-libri","tag-manifestazioni","tag-messa-alla-prova","tag-milano","tag-minorenni","tag-ordine-pubblico","tag-parigi","tag-periferie","tag-piazza-duomo","tag-porta-nuova","tag-proteste","tag-reel","tag-responsabilita-civile","tag-responsabilita-dei-genitori","tag-saccheggi","tag-salari-bassi","tag-san-babila","tag-scontri-di-piazza","tag-scuola","tag-seconde-generazioni","tag-servizi-segreti","tag-social-network","tag-societa","tag-spettacolarizzazione","tag-stazione-di-bologna","tag-tiktok","tag-torino","tag-violenza-estetica","tag-violenza-giovanile"],"featured_image_urls":{"full":"","thumbnail":"","medium":"","medium_large":"","large":"","1536x1536":"","2048x2048":"","morenews-large":"","morenews-medium":""},"author_info":{"info":["D.V."]},"category_info":"<a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\" rel=\"category tag\">Informazione<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/politica\" rel=\"category tag\">Politica<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/societa\" rel=\"category tag\">Societ\u00e0<\/a>","tag_info":"Societ\u00e0","comment_count":"0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13247","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13247"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13247\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13262,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13247\/revisions\/13262"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}