{"id":13208,"date":"2026-11-02T06:30:00","date_gmt":"2026-11-02T05:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=13208"},"modified":"2026-11-01T16:51:42","modified_gmt":"2026-11-01T15:51:42","slug":"lo-schermo-sovrano-latrofia-dellempatia-e-il-conto-che-arriva-alla-sanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/lo-schermo-sovrano-latrofia-dellempatia-e-il-conto-che-arriva-alla-sanita.html","title":{"rendered":"Lo schermo sovrano: l\u2019atrofia dell\u2019empatia e il conto che arriva alla sanit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dalla pandemia ai social, l\u2019empatia si atrofizza e la solitudine diventa un\u2019emergenza sanitaria<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Oltre-lo-schermo_-connessioni-reali-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-13225\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Oltre-lo-schermo_-connessioni-reali-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Oltre-lo-schermo_-connessioni-reali-300x169.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Oltre-lo-schermo_-connessioni-reali-768x432.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Oltre-lo-schermo_-connessioni-reali-1536x864.png 1536w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Oltre-lo-schermo_-connessioni-reali.png 1672w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando abbiamo chiuso le porte di casa durante la pandemia, pensavamo che il distanziamento fosse una parentesi: un sacrificio temporaneo, in attesa di tornare ad abbracciarci. Non ci siamo accorti che, mentre aspettavamo, stavamo imparando a farne a meno. Quella che, nel mio libro <em>La Zona Morta<\/em>, ho chiamato la zona morta della socialit\u00e0 non si \u00e8 pi\u00f9 richiusa: \u00e8 diventata, senza far rumore, la nuova normalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi non ci limitiamo a relazionarci con i nostri simili attraverso un display: spesso li consumiamo. Affetto, scontro, condivisione: tutto passa per la mediazione rassicurante di un vetro retroilluminato. Ma questo anestetico ha un prezzo, e lo pagano due cose che diamo per scontate: la nostra capacit\u00e0 di sentire l\u2019altro e la tenuta del Servizio sanitario nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019anestetico digitale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019empatia non \u00e8 mai stata soltanto un precetto morale. \u00c8 anche un apprendistato del corpo: l\u2019abbiamo imparata leggendo il tono di una voce che trema, uno sguardo che si abbassa, una postura che si irrigidisce. Era quella palestra quotidiana, fatta di occhi e di silenzi, a insegnarci dove finisce la nostra aggressivit\u00e0 e dove comincia il dolore di qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo schermo interrompe questo apprendistato. Gli psicologi studiano il fenomeno da oltre vent\u2019anni: lo statunitense John Suler, nel 2004, lo chiam\u00f2 \u00abeffetto di disinibizione online\u00bb. Protetti dalla distanza e dall\u2019assenza di uno sguardo, diciamo e facciamo cose che faccia a faccia non faremmo mai. Possiamo aggredire, deridere, umiliare o semplicemente ignorare qualcuno senza incrociare i suoi occhi, senza vedere il disagio che provochiamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec l\u2019altro smette di essere una persona in carne e ossa e diventa una figura bidimensionale: qualcosa che si silenzia con un tasto, si cancella con un blocco, si attacca con la leggerezza di chi gioca a un videogioco. Non stiamo diventando pi\u00f9 cattivi: stiamo disimparando a sentire. E un muscolo che non si allena si atrofizza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019analfabetismo del conflitto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le piattaforme ci hanno abituati a vivere dentro bolle costruite su misura (quella che l\u2019attivista americano Eli Pariser, gi\u00e0 nel 2011, chiamava \u00abfilter bubble\u00bb), dove il dissenso si rimuove con un clic e una conversazione sgradita si abbandona senza spiegazioni. Col tempo, abbiamo cominciato a confondere la pretesa di non essere contraddetti con la libert\u00e0 di espressione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel mondo reale, per\u00f2, il tasto \u00abblocca utente\u00bb non esiste. Quando usciamo dal perimetro protetto del display e incontriamo un\u2019opinione contraria detta in faccia, scopriamo di avere pochi strumenti per reggerla. Non sappiamo pi\u00f9 negoziare, non sappiamo pi\u00f9 ascoltare una tesi opposta alla nostra senza viverla come una minaccia o un\u2019aggressione deliberata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo analfabetismo nascono due reazioni opposte e ugualmente pericolose. La prima \u00e8 la fuga: ritirarsi in una solitudine digitale, al riparo da ogni conflitto. La seconda \u00e8 l\u2019esplosione: un\u2019aggressivit\u00e0 sproporzionata, quella che le cronache ci restituiscono quasi ogni giorno, con una lite per un parcheggio o un disaccordo in ufficio che degenera in pochi secondi negli insulti, quando non nelle mani addosso. Non tutta la colpa \u00e8 degli schermi, certo; ma \u00e8 difficile non vedere una parentela tra la rissa sotto casa e quella che ogni sera si consuma nei commenti di un post. Il rischio \u00e8 che la societ\u00e0 si frammenti in milioni di monadi iperconnesse, incapaci di tollerare la minima deviazione dal proprio io e pronte a dichiarare guerra a chiunque oltrepassi i confini della propria bolla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La solitudine presenta il conto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 un dibattito per filosofi: \u00e8 una questione di salute pubblica. Nel giugno 2025 la Commissione sulla connessione sociale dell\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 ha stimato che una persona su sei, nel mondo, soffre di solitudine, e che questa \u00e8 associata a circa 871.000 morti ogni anno. Cento ogni ora. Non \u00e8 un\u2019emozione da romanzo: \u00e8 un fattore di rischio per la salute.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche da noi i segnali sono evidenti. Secondo l\u2019Istat, nel biennio 2024-2025 le famiglie composte da una sola persona erano il 37,1% del totale, contro il 25,9% di vent\u2019anni prima: \u00e8 diventata la forma di famiglia pi\u00f9 diffusa del Paese. Vivere da soli non significa essere soli, ma \u00e8 il terreno su cui la solitudine attecchisce pi\u00f9 facilmente. E il Rapporto OsMed 2025 dell\u2019Aifa, pubblicato ad agosto, registra fra i minori un aumento del 12,1% in un solo anno nell\u2019uso di psicofarmaci e antiepilettici; dal 2016 i consumi sono circa triplicati. Il metilfenidato, prescritto per il disturbo da deficit di attenzione e iperattivit\u00e0, cresce del 28,9%; la sertralina, un antidepressivo, del 9,6%. La prevalenza resta pi\u00f9 bassa che in Francia, ma \u00e8 la velocit\u00e0 della crescita a preoccupare. Sarebbe disonesto attribuire tutto agli schermi: i ricercatori discutono ancora su quanto pesino davvero i social sulla salute mentale, una parte dell\u2019aumento riflette diagnosi pi\u00f9 attente e a lungo mancate, e le cause del disagio sono molte, dalla precariet\u00e0 alla pandemia stessa. Ma sarebbe altrettanto disonesto far finta che la scomparsa dei legami non c\u2019entri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto, allora, non \u00e8 giudicare chi si cura (curarsi \u00e8 un atto di coraggio), n\u00e9 mettere sotto accusa i farmaci, che per molti sono indispensabili. \u00c8 chiedersi perch\u00e9 troppo spesso la terapia arrivi soltanto in forma di pillola, e non anche di relazione. I Centri di salute mentale e i servizi territoriali sono sotto pressione, e l\u2019aiuto psicologico pubblico resta un privilegio per pochi. Lo racconta la storia del bonus psicologo. Nel 2024 ha raccolto oltre 400.000 domande a fronte di 10 milioni di euro di fondi: nella graduatoria pubblicata dall\u2019Inps ne sono state accolte 3.325, meno di una su cento, e le risorse sbloccate in seguito ne hanno soddisfatte circa altre tremila. Nel 2025 le domande sono state circa 360.000: anche unendo i fondi dei due anni, 21,5 milioni in tutto, il governo stima di poterne coprire al massimo quattordicimila, meno di quattro su cento. Per il 2026 la legge di bilancio stanzia 8,5 milioni. Dal 2026 sono previsti anche 80 milioni l\u2019anno per la salute mentale, un passo nella direzione giusta ma ancora lontano dal bisogno. Cos\u00ec il farmaco finisce troppo spesso per restare l\u2019unico argine contro un vuoto che nessuno si occupa di colmare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il paradosso si compie: l\u2019era della massima connessione coincide con l\u2019era della massima vulnerabilit\u00e0. Un welfare gi\u00e0 stremato si trova a curare non solo i corpi, ma le macerie psicologiche di una societ\u00e0 che ha smesso di coltivare le relazioni, e che ne scopre il valore soltanto quando la loro assenza si presenta, sotto forma di costo, nei bilanci della sanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ripartire dalla presenza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratta di nostalgia, n\u00e9 di processare la tecnologia. Per un anziano che vive solo, per una persona con disabilit\u00e0, per chi \u00e8 emigrato lontano dalla famiglia, uno schermo pu\u00f2 essere un ponte e non un muro. Il problema nasce quando smette di accompagnare la presenza e comincia a sostituirla. La terapia, allora, \u00e8 radicale nella sua semplicit\u00e0: rimettere le persone prima degli schermi, e non gli schermi al posto delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la presenza non si decreta con un appello: si costruisce. Altri Paesi l\u2019hanno capito prima di noi: il Regno Unito ha nominato un ministro per la solitudine nel 2018, il Giappone nel 2021. Noi potremmo cominciare trattando biblioteche, centri di aggregazione, piazze e associazioni per ci\u00f2 che sono: infrastrutture sanitarie, che fanno pi\u00f9 prevenzione di molti ambulatori. Potremmo rafforzare davvero la psicologia di base nei servizi territoriali, perch\u00e9 chi soffre trovi una persona prima di trovare una ricetta. E potremmo chiedere alla scuola di insegnare ci\u00f2 che nessuna app insegna: stare in disaccordo guardandosi negli occhi. Dall\u2019anno scolastico 2025\/2026 il cellulare \u00e8 vietato in classe anche alle superiori, ma un divieto toglie lo schermo senza insegnare che cosa mettere al suo posto. Lo sguardo dell\u2019altro va allenato, non soltanto liberato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il resto tocca a noi: ritrovare il coraggio di esporci all\u2019altro, di reggerne lo sguardo, di attraversare la fatica che ogni relazione vera comporta. Solo ripartendo dalla ruvidezza del contatto potremo curare una societ\u00e0 che, a forza di guardare il mondo attraverso un vetro, ha dimenticato come si fa a restare umani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla pandemia ai social, l\u2019empatia si atrofizza e la solitudine diventa un\u2019emergenza sanitaria Quando abbiamo chiuso le porte<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3606,3570,1,14],"tags":[3923,3739,3911,3916,573,3915,3924,3909,3920,3919,3912,401,3063,3905,3903,3925,3257,3904,3069,3914,177,163,3910,356,3906,3926,3070,3922,3907,307,3611,3028,3908,3918,3921,3917,974,3901,3600,3341,3899,937,657,3618,3056,3150,3900,3602,3913,141],"class_list":["post-13208","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-famiglia","category-informazione","category-salute","tag-adhd","tag-adolescenti","tag-aggressivita","tag-aifa","tag-antidepressivi","tag-anziani-soli","tag-biblioteche","tag-bolle-social","tag-bonus-psicologo","tag-centri-di-salute-mentale","tag-commissione-sulla-connessione-sociale","tag-conflitto","tag-cyberbullismo","tag-dipendenza-digitale","tag-distanziamento-sociale","tag-divieto-cellulare-a-scuola","tag-editoriale","tag-effetto-di-disinibizione-online","tag-empatia","tag-famiglie-unipersonali","tag-giappone","tag-giovani","tag-intolleranza","tag-istat","tag-john-suler","tag-la-zona-morta","tag-liberta-di-espressione","tag-ministro-per-la-solitudine","tag-odio-online","tag-oms","tag-organizzazione-mondiale-della-sanita","tag-pandemia","tag-polarizzazione","tag-psicofarmaci","tag-psicologia-di-base","tag-rapporto-osmed","tag-regno-unito","tag-relazioni-umane","tag-salute-mentale","tag-sanita-pubblica","tag-schermi","tag-scuola","tag-servizio-sanitario-nazionale","tag-smartphone","tag-social-media","tag-social-network","tag-socialita","tag-solitudine","tag-vivere-da-soli","tag-welfare"],"featured_image_urls":{"full":"","thumbnail":"","medium":"","medium_large":"","large":"","1536x1536":"","2048x2048":"","morenews-large":"","morenews-medium":""},"author_info":{"info":["D.V."]},"category_info":"<a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/cultura\" rel=\"category tag\">Cultura<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/famiglia\" rel=\"category tag\">Famiglia<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\" rel=\"category tag\">Informazione<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/salute\" rel=\"category tag\">Salute<\/a>","tag_info":"Salute","comment_count":"0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13208"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13208\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13339,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13208\/revisions\/13339"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}