{"id":13135,"date":"2026-09-26T06:00:00","date_gmt":"2026-09-26T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=13135"},"modified":"2026-09-26T07:44:26","modified_gmt":"2026-09-26T05:44:26","slug":"lhub-dellimpunita-una-sentenza-passata-in-giudicato-tre-prescrizioni-e-un-braccio-destro-condannato-per-mafia-il-curriculum-inciso-sulla-porta-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/lhub-dellimpunita-una-sentenza-passata-in-giudicato-tre-prescrizioni-e-un-braccio-destro-condannato-per-mafia-il-curriculum-inciso-sulla-porta-ditalia.html","title":{"rendered":"L\u2019HUB DELL\u2019IMPUNIT\u00c0. Una sentenza passata in giudicato, tre prescrizioni e un braccio destro condannato per mafia: il curriculum inciso sulla porta d&#8217;Italia."},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-25-set-2026-14_27_20-1024x576.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-13136\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-25-set-2026-14_27_20-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-25-set-2026-14_27_20-300x169.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-25-set-2026-14_27_20-768x432.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-25-set-2026-14_27_20-1536x864.png 1536w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-25-set-2026-14_27_20.png 1672w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019intitolazione dello scalo a Silvio Berlusconi consacra la furbizia a virt\u00f9 di Stato. Tra retorica di cerimonia, sentenze passate in giudicato e una memoria collettiva che si cancella al gate.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abGentili passeggeri, benvenuti all\u2019Aeroporto Internazionale Milano Malpensa Silvio Berlusconi\u00bb. Da ieri, con la cerimonia ufficiale, \u00e8 questo il nome che accoglie chi atterra in Lombardia. Non quello di uno scienziato, di un poeta o di un eroe civile, ma quello di un uomo politico che le aule di giustizia le ha frequentate come pochi altri nella storia repubblicana. Da imputato. Con una targa scoperta all\u2019ingresso della stazione ferroviaria del Terminal 1, una delle principali porte d\u2019accesso al Paese \u00e8 diventata un monumento alla furbizia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La retorica ufficiale ha fatto il suo dovere, tra velo tolto alla targa e commozione d\u2019ordinanza. Il presidente del Senato La Russa ha evocato una nazione \u00abche vuole volare alto\u00bb. Il governatore Fontana ha riconosciuto nel Cavaliere \u00abi migliori valori lombardi: affrontare i problemi, non lasciarsi abbattere dalle difficolt\u00e0\u00bb. E su questo, bisogna ammetterlo, ha ragione: pochi hanno affrontato i propri problemi giudiziari con altrettanta tenacia, e con altrettanta fantasia legislativa. Il ministro Salvini, regista dell\u2019operazione, ha espresso \u00abun minimo di dispiacere per gli assenti\u00bb. Noi, a dire il vero, siamo dispiaciuti per i presenti. Perch\u00e9 le carte giudiziarie, quelle che nessuna delibera dell\u2019Enac pu\u00f2 cancellare, raccontano un\u2019altra storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nome inciso su quella targa \u00e8 lo stesso impresso sulla condanna definitiva per frode fiscale nel processo Mediaset, che nel 2013 gli cost\u00f2 il seggio al Senato. \u00c8 il nome dell\u2019imputato che, accusato di corruzione in atti giudiziari (Lodo Mondadori, caso Mills) e di finanziamento illecito (All Iberian), ne \u00e8 uscito non con un\u2019assoluzione, ma con la prescrizione: l\u2019arte tutta italiana di tagliare il traguardo quando il cronometro si \u00e8 gi\u00e0 fermato. \u00c8 il nome dell\u2019uomo che scelse come braccio destro, e tra i fondatori del suo partito, Marcello Dell\u2019Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Ed \u00e8 il nome di chi, una notte di maggio del 2010, telefon\u00f2 alla questura di Milano per accreditare la favola di una minorenne marocchina \u201cnipote di Mubarak\u201d. Dai processi Ruby \u00e8 uscito assolto, e va detto. Ma nessuna sentenza potr\u00e0 cancellare lo spettacolo di un presidente del Consiglio che trascina le istituzioni nel fango del \u201cbunga bunga\u201d, n\u00e9 quello di una Camera dei deputati che, nell\u2019aprile del 2011, arriv\u00f2 a votare che s\u00ec, lui a quella parentela ci credeva davvero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi sostenitori replicano che fu quattro volte presidente del Consiglio, votato da milioni di italiani, perseguitato da una magistratura politicizzata; e che in tutto il mondo gli aeroporti portano il nome di politici, da Charles de Gaulle a John F. Kennedy. Vero: succede anche da noi. Torino ha intitolato il suo scalo a Sandro Pertini; Palermo, invece, ha scelto non un politico ma i due magistrati simbolo della lotta alla Mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma il consenso elettorale legittima un governo, non una memoria pubblica: le urne assegnano il potere per cinque anni, una targa pretende di consegnare un esempio per sempre. Il problema, dunque, non \u00e8 onorare un politico, ma chi si sceglie di onorare. Da una parte chi per la legge e la libert\u00e0 ha pagato con il carcere o con la vita; dall\u2019altra chi la legge l\u2019ha trattata come un intralcio da aggirare a colpi di provvedimenti ad personam. Quanto alla persecuzione giudiziaria, \u00e8 una tesi buona per i comizi, non per le sentenze passate in giudicato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche il metodo \u00e8 coerente con la scelta. Il Consiglio regionale lombardo chiese l\u2019intitolazione con un ordine del giorno approvato il 20 giugno 2023: otto giorni dopo la morte del Cavaliere, quando il lutto non aveva ancora lasciato spazio ad alcuna riflessione. L\u2019Enac la deliber\u00f2 l\u201911 luglio 2024, con la benedizione di Salvini. Contrari il Comune di Milano e tre dei Comuni che l\u2019aeroporto lo ospitano davvero, con il suo rumore e il suo traffico: Cardano al Campo, Samarate e Somma Lombardo. Tutti e quattro hanno fatto ricorso al TAR, che lo scorso 23 aprile li ha respinti con motivazioni che sono un piccolo capolavoro di ironia involontaria. Milano non aveva titolo a ricorrere perch\u00e9 lo scalo non si trova n\u00e9 nel suo territorio n\u00e9 nella sua provincia, ma interamente in quella di Varese; i Comuni varesini nemmeno, perch\u00e9 l\u2019aeroporto appartiene allo Stato e ha una funzione \u00abextralocale\u00bb. Tradotto: la citt\u00e0 che presta il nome allo scalo non conta, e neppure i paesi che ne sopportano il peso. L\u2019intitolazione stessa, secondo i giudici, avrebbe natura prevalentemente simbolica e onorifica. Appunto: \u00e8 proprio questo il punto. Un simbolo calato dall\u2019alto contro il parere del territorio. Altro che valori lombardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se proprio si voleva un grande lombardo, la Lombardia non ne \u00e8 certo avara. Perch\u00e9 non Alessandro Manzoni, padre dell\u2019italiano moderno e coscienza morale della Nazione? O Dario Fo, premio Nobel per la Letteratura, nato a Sangiano, in provincia di Varese: la stessa terra su cui poggiano le piste di Malpensa. Certo, anche Fo i tribunali li ha conosciuti: arrestato a Sassari nel 1973, trascinato pi\u00f9 volte in giudizio per i suoi spettacoli. Ma la differenza dice tutto. Fo finiva alla sbarra per aver sbeffeggiato il potere, Berlusconi per averlo esercitato. La cultura, quella vera, non corteggia il potente: lo mette alla berlina. Si \u00e8 preferito il Cavaliere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1921 Giuseppe Prezzolini apriva il suo <em>Codice della vita italiana<\/em> con una sentenza che nessuna Cassazione ha mai annullato: \u00abI cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi\u00bb. Non era un pericoloso sovversivo, ma un conservatore dichiarato, autore del <em>Manifesto dei conservatori<\/em> e oggi volentieri arruolato tra i numi tutelari della destra. Eppure aveva capito tutto. Nello stesso capitolo definiva il dovere come la parola che risuona \u00abnelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro\u00bb, e tra i due sistemi per fare strada in Italia indicava per primo \u00ableccare i furbi\u00bb. Ieri, a Malpensa, le orazioni solenni non sono mancate. L\u2019intitolazione \u00e8 l\u2019omaggio del potente di turno al potente di ieri, il segnale che in Italia, se hai abbastanza potere e abbastanza televisioni, le prescrizioni diventano medaglie e prima o poi ti intitolano pure un aeroporto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prezzolini indicava anche l\u2019antidoto: il fesso, scriveva, \u00abse non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi\u00bb. Noi, invece, ai furbi abbiamo consegnato le chiavi di casa. Chiunque d\u2019ora in poi decoller\u00e0 da Malpensa con il codice MXP si lascer\u00e0 alle spalle un Paese che di padri della patria ne avrebbe eccome, ma ha scelto di inginocchiarsi davanti al re del conflitto di interessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta un\u2019ultima ironia. Nel 1968, ormai ultraottantenne, Prezzolini scelse di trascorrere gli ultimi anni fuori d\u2019Italia, a Lugano: a un\u2019ora di strada da quello che da ieri \u00e8 ufficialmente l\u2019aeroporto Berlusconi. Non servirebbe chiedergli un parere su quella targa. Basterebbe aprire il suo <em>Codice<\/em> al primo capitolo, \u00abDei furbi e dei fessi\u00bb. E chiedersi in quale delle due categorie ci abbia catalogati chi l\u2019ha voluta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intitolazione dello scalo a Silvio Berlusconi consacra la furbizia a virt\u00f9 di Stato. 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