{"id":13075,"date":"2026-09-27T06:30:00","date_gmt":"2026-09-27T04:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=13075"},"modified":"2026-09-26T16:25:07","modified_gmt":"2026-09-26T14:25:07","slug":"la-patente-non-e-un-diritto-divino-cronache-da-un-autoscontro-a-cielo-aperto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/la-patente-non-e-un-diritto-divino-cronache-da-un-autoscontro-a-cielo-aperto.html","title":{"rendered":"LA PATENTE NON \u00c8 UN DIRITTO DIVINO. Cronache da un autoscontro a cielo aperto."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>2.868 morti nel 2025, circa uno ogni tre ore. E pi\u00f9 della met\u00e0 non aveva una carrozzeria a proteggerlo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"577\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-16-set-2026-07_16_37-1024x577.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-13088\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-16-set-2026-07_16_37-1024x577.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-16-set-2026-07_16_37-300x169.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-16-set-2026-07_16_37-768x432.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-16-set-2026-07_16_37-1536x865.png 1536w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-16-set-2026-07_16_37.png 1671w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Benvenuti nel grande circo della viabilit\u00e0 italiana, dove il Codice della Strada non \u00e8 una legge dello Stato ma un\u2019opinione flessibile, un suggerimento per pedanti, un fastidioso intralcio alla sacra libert\u00e0 di fare come ci pare. L\u2019Italia delle quattro e delle due ruote, ma anche delle due gambe, si \u00e8 trasformata in un immenso autoscontro a cielo aperto, dove l\u2019anarchia \u00e8 la regola e la legalit\u00e0 un optional per nostalgici. I punti sulla patente? Una ricarica telefonica che si consuma e si rigenera con disinvoltura, mentre i cimiteri e i reparti di terapia intensiva si riempiono. I numeri parlano da soli. Secondo il rapporto Aci-Istat pubblicato a luglio, nel 2025 sulle strade italiane si sono verificati 177.207 incidenti con lesioni, circa 485 al giorno; i morti sono stati 2.868, circa uno ogni tre ore, e i feriti 237.822, pi\u00f9 di 650 ogni ventiquattr\u2019ore. Le vittime sono calate del 5,3% e sono tornate sotto quota tremila per la prima volta dal 2020, ma incidenti e feriti hanno continuato a crescere. Il costo sociale supera i 18 miliardi di euro l\u2019anno, quasi l\u20191% del Pil, e in Europa l\u2019Italia \u00e8 scivolata al ventesimo posto su ventisette per mortalit\u00e0 stradale. In compenso, di scuse non se ne contano mai abbastanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il pedone maldestro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo dal gradino pi\u00f9 basso della catena alimentare urbana: il pedone maldestro. Un tempo guardava a destra e a sinistra; oggi guarda solo in basso, ipnotizzato dallo schermo. Attraversa lontano dalle strisce, troppo banali, in diagonale, disegnando traiettorie geometriche bizzarre, forte della certezza quasi messianica che la carrozzeria altrui si fermer\u00e0 per miracolo davanti al suo display. Non \u00e8 folklore: gi\u00e0 in un sondaggio condotto da Ford nel 2015 su oltre diecimila europei possessori di smartphone, il 67% degli italiani ammetteva di usarlo mentre attraversava la strada, una quota superata soltanto dalla Romania. Non a caso la bozza del nuovo Codice della Strada, ora in consultazione, prevede una multa di 75 euro per chi attraversa fissando lo schermo invece dell\u2019asfalto: se passer\u00e0, sar\u00e0 la prima volta che lo Stato ammette, nero su bianco, che il problema non \u00e8 solo chi guida.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma prima di puntare il dito, un dato. Nel 2025 i pedoni morti sono stati 419, e tra le cause di incidente censite dall\u2019Istat il mancato rispetto della precedenza al pedone sulle strisce pesa pi\u00f9 del comportamento scorretto del pedone stesso: 3,3% contro 2,7%. Il pedone distratto esiste; chi lo investe, per\u00f2, di solito sta al volante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I paladini della mobilit\u00e0 (in)sostenibile<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Subito sopra, nella gerarchia dell\u2019arroganza, troviamo i ciclisti e i paladini della mobilit\u00e0 sostenibile. Per alcuni di loro il senso di marcia \u00e8 un concetto relativo, quasi filosofico. Imboccano il contromano con la fierezza di chi sta salvando il pianeta, senza luci al tramonto e senza il giubbotto catarifrangente che la legge impone fuori dai centri abitati nelle ore di buio e nelle gallerie, evidentemente nemico dell\u2019autostima estetica. Insieme a loro, ecco le nuove piaghe d\u2019Egitto: monopattini e biciclette elettriche truccate, trasformati in razzi terra-terra da chi, rider in lotta contro il cronometro della consegna o semplice spericolato, sfreccia tra centri storici e periferie trasformando i marciapiedi in piste da dragster. I numeri raccontano una tendenza inquietante: nel 2025 le vittime tra chi si muove in bicicletta, in bici elettrica o in monopattino sono salite a 253, il 21,6% in pi\u00f9 in un solo anno. I ciclisti morti sono stati 198 (+20%), gli utenti di biciclette elettriche 30 (+50%), i conducenti di monopattino 25 (+8,7%). La mobilit\u00e0 dolce, a quanto pare, sta diventando tutt\u2019altro che dolce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I professionisti del brivido<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi ci sono i professionisti del brivido. Lo scooterista anarchico, che considera lo spazio tra due auto non un limite fisico ma un invito a nozze, e sorpassa a destra, a sinistra e, potendo, anche dall\u2019alto. E il motociclista da esibizione, che scambia la via Appia o la circonvallazione per il circuito di Misano: impennate d\u2019ordinanza, gas a martello e marmitte modificate per far sapere a tutto il quartiere che il pilota \u00e8 in transito, con il buon senso evidentemente rimasto ai box. I numeri non fanno sconti: nel 2025 i motociclisti morti sono stati 802, il 3,4% in meno dell\u2019anno precedente ma pur sempre quasi tre vittime della strada su dieci. E l\u2019insieme degli utenti vulnerabili, cio\u00e8 pedoni, ciclisti, motociclisti, ciclomotoristi e utenti di monopattini, rappresenta ormai il 53,3% dei morti, contro il 51,8% del 2024. Pi\u00f9 della met\u00e0 delle vittime, tra chi non ha una carrozzeria a proteggerlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019automobilista medio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Salendo di cilindrata, lo spettacolo non migliora. L\u2019automobilista medio vive in uno stato di costante frenesia motoria. Spinge sul pedale nel traffico come se dovesse partorire un istante dopo; parcheggia in doppia fila, sul marciapiede o, con un tocco di squisita infamia, sugli stalli riservati ai disabili (\u00abtanto sono solo cinque minuti\u00bb, la classica autocertificazione del cafone). Il semaforo rosso? Un insulto alla sua intelligenza. Ed ecco lo zigzag all\u2019incrocio per guadagnare tre metri e mezzo, con un rischio di tamponamento che sfiora la certezza statistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E poi c\u2019\u00e8 lui, il clacson, trasformato da dispositivo di sicurezza in un\u2019estensione della frustrazione personale. Eppure l\u2019articolo 156 del Codice della Strada \u00e8 chiarissimo: va usato \u00abcon la massima moderazione\u00bb e solo ai fini della sicurezza stradale; nei centri abitati \u00e8 vietato, salvo i casi di effettivo e immediato pericolo, e di notte pu\u00f2 essere sostituito da brevi lampeggi dei fari. C\u2019\u00e8 invece chi lo suona sotto casa dell\u2019amico in ritardo alle due del mattino, chi lo usa per scuotere chi lo precede un istante dopo lo scattare del verde, chi lo impiega come clacson-saluto o clacson-insulto con la stessa disinvoltura con cui si manda un vocale. La multa, tra 42 e 173 euro e senza nemmeno la decurtazione di un punto, \u00e8 talmente modesta da suonare come un lasciapassare all\u2019incivilt\u00e0 acustica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vero colpevole, per\u00f2, ha un nome preciso: la distrazione. Secondo l\u2019Istat \u00e8 la causa pi\u00f9 frequente degli incidenti, con il 15,1% dei casi, davanti al mancato rispetto della precedenza e alla velocit\u00e0. E chiunque guidi sa quale sia oggi la distrazione per eccellenza: lo smartphone. La riforma del Codice entrata in vigore alla fine del 2024 ha inasprito le pene: chi viene sorpreso con il telefono in mano rischia una multa da 250 a 1.000 euro e la sospensione della patente da quindici giorni a due mesi, che salgono in caso di recidiva. Eppure basta fermarsi a un semaforo per contare quanti continuano a scrivere messaggi con il volante tra le ginocchia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I giganti della strada<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, i giganti della strada: i tir. Bestioni d\u2019acciaio spinti oltre i limiti consentiti, con sovraccarichi che sfidano le leggi della fisica e merci ancorate con lo spago e la speranza, mentre il cronotachigrafo, lo strumento che dovrebbe registrare ore di guida e di riposo, viene aggirato in nome delle consegne e a spese del sonno. Esagerazioni? Nel 2025 la Polizia Stradale ha controllato 334.439 veicoli pesanti e ha accertato 490.972 infrazioni: quasi una e mezza per ogni camion fermato. I controlli sono sempre pi\u00f9 mirati, quindi quel rapporto non fotografa l\u2019intero settore, ma racconta irregolarit\u00e0 tutt\u2019altro che occasionali. E per il secondo anno consecutivo sono aumentati i morti tra gli occupanti di autocarri: 166 nel 2025, il 13,7% in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La patente come concessione, non come diritto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo panorama la domanda \u00e8 inevitabile: davvero la patente deve essere un diritto perpetuo? Davvero lo Stato deve garantire il \u00abdiritto di guidare\u00bb a chi ha dimostrato, statistiche e verbali alla mano, di non saper vivere in una comunit\u00e0 civile?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va detto, per onest\u00e0, che la colpa non \u00e8 solo di chi sgomma o parcheggia in doppia fila. Le forze dell\u2019ordine sono chiamate a presidiare un territorio enorme, gi\u00e0 oberate da mille altre emergenze, dalla criminalit\u00e0 comune all\u2019ordine pubblico, e i controlli, per quanto capillari, restano una goccia nel mare rispetto ai chilometri di strade e alle decine di milioni di veicoli in circolazione. Punire pi\u00f9 duramente senza rafforzare chi deve far rispettare le regole rischia di essere solo met\u00e0 della cura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altra met\u00e0 passa per la patente. Quella a punti, in vigore dal luglio 2003, assegna a ogni titolare venti punti, una sorta di credito di fiducia iniziale. Ma il meccanismo ha perso da tempo la sua forza dissuasiva. Bastano due anni senza decurtazioni perch\u00e9 il punteggio torni pieno. Chi azzera i punti non resta a piedi: pu\u00f2 continuare a guidare per trenta giorni, poi rif\u00e0 l\u2019esame di teoria e di pratica e, se lo supera, riparte con venti punti nuovi di zecca. E chi riceve una multa e non comunica il nome di chi era alla guida se la cava con una sanzione pi\u00f9 salata, senza perdere un solo punto: l\u2019impunit\u00e0, insomma, si pu\u00f2 anche comprare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcuno obietter\u00e0 che la revoca, in Italia, esiste gi\u00e0. \u00c8 vero, ma \u00e8 riservata alle violazioni pi\u00f9 gravi o a chi fallisce l\u2019esame di revisione, spesso quando il danno \u00e8 gi\u00e0 fatto. In Germania la logica \u00e8 opposta: i punti non si scalano ma si accumulano nel registro centrale di Flensburg, da uno a tre per infrazione, e a quota otto la patente viene ritirata. Per riaverla bisogna aspettare almeno sei mesi e, se l\u2019autorit\u00e0 nutre dubbi sull\u2019idoneit\u00e0 del conducente, superare una visita medico-psicologica. \u00c8 questa la direzione da prendere: soglie pi\u00f9 basse, automatismi senza scappatoie, nessuna possibilit\u00e0 di comprare l\u2019impunit\u00e0, e controlli affidati a forze dell\u2019ordine messe finalmente nelle condizioni di farli. La patente deve tornare a essere ci\u00f2 che \u00e8: una concessione dello Stato, temporanea e revocabile. Commetti un\u2019infrazione grave? Dimostri di essere un pericolo pubblico? Perfetto: torni a piedi. E senza sconti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Perch\u00e9 la libert\u00e0 di muoversi non pu\u00f2 continuare a coincidere con il diritto di uccidere.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>2.868 morti nel 2025, circa uno ogni tre ore. 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