{"id":12992,"date":"2026-09-11T07:00:00","date_gmt":"2026-09-11T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=12992"},"modified":"2026-09-10T20:52:57","modified_gmt":"2026-09-10T18:52:57","slug":"il-dilemma-dellelettore-orfano-quando-nessuna-casa-politica-sembra-piu-degna-di-un-voto-di-coscienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/il-dilemma-dellelettore-orfano-quando-nessuna-casa-politica-sembra-piu-degna-di-un-voto-di-coscienza.html","title":{"rendered":"IL DILEMMA DELL&#8217;ELETTORE ORFANO. Quando nessuna casa politica sembra pi\u00f9 degna di un voto di coscienza."},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-8-set-2026-07_21_24-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-13049\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-8-set-2026-07_21_24-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-8-set-2026-07_21_24-300x200.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-8-set-2026-07_21_24-768x512.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/ChatGPT-Image-8-set-2026-07_21_24.png 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abLa legge elettorale \u00e8 il testamento politico delle assemblee.\u00bb<\/em> Lo scriveva Francesco Crispi, ed \u00e8 un principio che l&#8217;Italia sembra aver dimenticato proprio nel momento in cui ne avrebbe pi\u00f9 bisogno. E infatti, in questo Paese c&#8217;\u00e8 un rito che si ripete puntualmente a ogni fine legislatura, quasi un appuntamento fisso con la propria coscienza collettiva: la promessa di una nuova legge elettorale, l&#8217;ennesima, capace finalmente di restituire un legame vero tra chi vota e chi governa. Puntualmente la promessa si arena nelle commissioni parlamentari, e il problema di fondo \u2014 la distanza crescente tra l&#8217;elettore e l&#8217;eletto \u2014 resta intatto sotto la sigla di turno, proporzionale o maggioritaria che sia. Nemmeno l&#8217;attuale Maggioranza di Governo, salita al potere anche promettendo un cambio di rotta rispetto al passato su questo fronte, sembra volersi sottrarre alla tentazione di ritoccare le regole del gioco a proprio vantaggio, pi\u00f9 che a beneficio della rappresentanza. Ma c&#8217;\u00e8 un dilemma pi\u00f9 profondo di qualunque formula elettorale, ed \u00e8 quello di chi, arrivato al momento del voto, scopre semplicemente di non avere pi\u00f9 nessuno da votare. E non \u00e8 affatto una questione di &#8220;preferenze&#8221;&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un uomo senza casa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un uomo, in Italia, che cammina per le strade delle nostre citt\u00e0 e che la domenica delle elezioni sperimenta una solitudine profonda. Non \u00e8 un uomo indifferente, tutt&#8217;altro. Ama questo Paese, ne rispetta le leggi, riconosce il valore della bandiera e, se gli domandate da che parte sta, vi risponder\u00e0, senza esitazione e a testa alta: \u00abSono un uomo di Destra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la sua \u00e8 una Destra che non urla, che non cerca il nemico a tutti i costi e che non prova alcuna nostalgia per il passato pi\u00f9 buio della nostra storia. \u00c8 la Destra erede di Cavour, di Sella, di Minghetti; la Destra Storica che ha fatto l&#8217;Italia con il rigore del bilancio, il culto dello Stato e il rispetto delle istituzioni. Quest&#8217;uomo si riconosce pienamente nella Costituzione repubblicana, onora il sacrificio dei partigiani che ci hanno ridato la libert\u00e0 e sente che il 25 Aprile \u00e8 anche la sua festa, perch\u00e9 la libert\u00e0 non ha colore politico. Crede nell&#8217;ordine, nella legalit\u00e0 e nella sicurezza, ma rifiuta sdegnosamente ogni tentazione reazionaria o di regime. Perch\u00e9 essere di Destra, in Italia, non equivale per forza a essere fascisti: esistono elettori di Destra che detestano il fascismo tanto quanto chiunque altro \u2014 e proprio per questo pretendono da chi li rappresenta una rescissione netta e senza ambiguit\u00e0 con quella storia, non un&#8217;eredit\u00e0 da maneggiare a giorni alterni per convenienza elettorale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, quest&#8217;uomo si ritrova senza casa. Guarda a sinistra e vede un progressismo che giudica ormai svuotato di popolo, chiuso in un afflato movimentista sempre pi\u00f9 simile a una setta di iniziati che parla solo a se stessa: pi\u00f9 attento al pronome giusto da usare nei convegni che al salario di chi lavora, pi\u00f9 pronto a indignarsi per un tweet sbagliato che per una fabbrica che chiude. \u00c8 la sinistra dei diritti civili come merce di lusso e dei diritti sociali come fastidiosa incombenza, quella che ha smarrito la lezione di Berlinguer sulla &#8220;questione morale&#8221; per abbracciare l&#8217;estetica del bon ton progressista, sempre pi\u00f9 distante dai capannoni industriali e sempre pi\u00f9 a suo agio nei salotti buoni dove si discute di inclusione sorseggiando un calice. Ricorda, forse con un filo di malinconia, quell&#8217;illusione primigenia dei Cinque Stelle della prima ora, che promettevano una pulizia morale e un ribaltamento dei privilegi di casta, rimasta poi impigliata nelle stesse maglie del potere e delle poltrone che diceva di voler smontare, fino a diventare essa stessa un ingranaggio del sistema che aveva giurato di combattere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora guarda a destra, verso chi oggi governa o pretende di rappresentare la nazione. E scopre, con amarezza, di non poter votare n\u00e9 Giorgia Meloni n\u00e9 Roberto Vannacci. Vale la pena spiegare perch\u00e9, per un liberale conservatore, l&#8217;astensione dal giudizio diventi l&#8217;unica scelta di dignit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il no a Giorgia Meloni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per l&#8217;elettore della Destra Storica, la leadership di Giorgia Meloni presenta fratture insanabili con l&#8217;idea stessa di uno Stato moderno e rigoroso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 anzitutto l&#8217;ambiguit\u00e0 mai risolta con il passato. La Destra Storica ha fondato lo Stato unitario attraverso il metodo, il diritto e la responsabilit\u00e0 di governo, non attraverso il culto della forza; la destra di Fratelli d&#8217;Italia porta ancora nel simbolo la fiamma che rimanda a una storia di divisione e totalitarismo. Le rassicurazioni istituzionali pronunciate da Palazzo Chigi non bastano a colmare questa distanza quando restano prive di un gesto simbolico definitivo. L&#8217;incapacit\u00e0 di recidere in modo netto, definitivo e senza riserve ogni cordone ombelicale con la retorica e la simbologia di quella storia rende Meloni impraticabile per chi giura sulla Costituzione antifascista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si aggiunge il centralismo statalista, che stride con il rigore economico insegnato da Cavour e Sella. La Destra Storica credeva nel pareggio di bilancio come architrave della sovranit\u00e0 nazionale e nella libera iniziativa come motore del progresso; la linea della Meloni, al contrario, si rif\u00e0 spesso a un nazionalismo economico di stampo statalista e corporativo, che protegge le rendite di posizione, diffida del libero mercato internazionale e preferisce i sussidi all&#8217;efficienza competitiva, tradendo un&#8217;idea di Stato imprenditore pi\u00f9 vicina al dirigismo novecentesco che al liberalismo conservatore delle origini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non meno preoccupante \u00e8 il sovranismo isolazionista. Un vero conservatore italiano sa che il destino della Patria si gioca nella grande tradizione diplomatica europea e occidentale, quella che da Cavour a De Gasperi ha sempre cercato per l&#8217;Italia un posto al tavolo dei grandi attraverso l&#8217;alleanza, non l&#8217;isolamento. Il &#8220;sovranismo&#8221; della Meloni, pur smussato dalle responsabilit\u00e0 di governo, poggia comunque su una visione che per anni ha privilegiato l&#8217;asse con le democrazie illiberali dell&#8217;Est Europa \u2014 l&#8217;Ungheria di Viktor Orb\u00e1n ne \u00e8 stata per oltre un decennio l&#8217;esempio pi\u00f9 negativo, prima che gli elettori ungheresi lo sconfiggessero nelle urne nell&#8217;aprile 2026 \u2014 indebolendo la credibilit\u00e0 internazionale dell&#8217;Italia agli occhi dei partner storici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 poi la riforma del Premierato, vissuta come un vero e proprio strappo istituzionale. La Destra costituzionale venera i pesi e i contrappesi dello Stato, eredit\u00e0 di una tradizione liberale che ha sempre diffidato dell&#8217;uomo solo al comando. Il progetto voluto da Meloni rischia di svuotare le prerogative del Presidente della Repubblica \u2014 figura di garanzia assoluta \u2014 e di umiliare il Parlamento, concentrando un potere eccessivo nelle mani di un solo capo di governo, senza un adeguato rafforzamento dei contrappesi istituzionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, la sicurezza ridotta a propaganda identitaria. Per un uomo di legge, la sicurezza si costruisce nei tribunali e garantendo risorse alle forze dell&#8217;ordine, non introducendo reati mediatici a ogni emergenza di cronaca o agitando lo spauracchio della sostituzione etnica per intercettare un consenso emotivo. La legalit\u00e0 \u00e8 una cosa seria, fatta di processi rapidi, carceri dignitose e forze dell&#8217;ordine adeguatamente formate ed equipaggiate \u2014 non un manifesto elettorale permanente da rinnovare a ogni ciclo di notizie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il no a Roberto Vannacci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se il giudizio su Meloni \u00e8 politico, quello su Roberto Vannacci investe i valori antropologici e culturali della Destra civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo motivo \u00e8 il rifiuto dei valori inclusivi della Patria. La Patria della Destra Storica \u00e8 inclusiva, fondata sulla cittadinanza, sul merito e sul rispetto delle leggi, un&#8217;idea di comunit\u00e0 nazionale che unisce sotto le stesse regole di convivenza civile cittadini di ogni origine e condizione, purch\u00e9 rispettosi dei doveri comuni. La retorica del generale, basata sui tratti somatici o su un canone di conformit\u00e0 che esclude chi non vi rientra, contrasta radicalmente con questa idea, riducendo l&#8217;appartenenza nazionale a un criterio fisico o culturale anzich\u00e9 a un patto di cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 poi la provocazione eletta a metodo politico. La Destra seria ama la compostezza, il garbo istituzionale e la seriet\u00e0 dei comportamenti, virt\u00f9 che si sono costruite in decenni di servizio delle istituzioni e che non si improvvisano a colpi di dichiarazioni studiate per far discutere. Il linguaggio deliberatamente divisivo di Vannacci, volto a polarizzare e a scioccare l&#8217;opinione pubblica per raccogliere consenso, capovolge questo paradigma: trasforma ogni uscita pubblica in un test di appartenenza tribale, dove non conta convincere ma segnalare da che parte si sta, ed \u00e8 l&#8217;esatto opposto del senso dello Stato che un tempo caratterizzava i servitori delle istituzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non manca poi una gestione quantomeno discutibile dei temi identitari e di costume. Anche chi guarda con un certo disagio a talune derive del dibattito sociale contemporaneo \u2014 dai dibattiti sul linguaggio nelle scuole alle proposte di autocertificazione anagrafica del genere, che paiono correre pi\u00f9 veloci della riflessione culturale che dovrebbe accompagnarle \u2014 non pu\u00f2 per\u00f2 condividere il modo in cui Vannacci ha scelto di intercettare quel disagio: attraverso un linguaggio che, invece di argomentare nel merito con la sobriet\u00e0 che la materia richiederebbe, sceglie la scorciatoia della battuta sprezzante e della semplificazione polarizzante, trasformando un tema che meriterebbe ponderazione culturale in bandiera identitaria da comizio. Per un conservatore serio, la cautela verso certi mutamenti sociali si esercita nel dibattito pubblico con argomenti, non con la sistematica messa alla berlina di chi la pensa diversamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Preoccupa anche la messa in discussione dell&#8217;assetto geopolitico occidentale. Chi crede nella Destra Storica e nella stabilit\u00e0 dello Stato guarda all&#8217;Alleanza Atlantica e all&#8217;Europa come riferimenti storici della collocazione internazionale dell&#8217;Italia, pur senza chiudere gli occhi sulle loro derive pi\u00f9 recenti verso una logica di riarmo permanente che pare aver smarrito il senso della misura; mentre certe ambiguit\u00e0 culturali e geopolitiche che emergono dal mondo che sostiene Vannacci, spesso incline a guardare con indulgenza a modelli autoritari esteri, mettono in discussione proprio quell&#8217;ancoraggio occidentale che un conservatore serio dovrebbe saper criticare nel merito, senza per questo abbandonarlo per abbracciare derive anche peggiori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, la militarizzazione ideologica del dibattito. La divisa \u00e8 il simbolo della difesa di tutti i cittadini, senza distinzione di parte, e proprio per questo chi l&#8217;ha indossata con onore dovrebbe custodirne la neutralit\u00e0 anche una volta deposta. Utilizzare lo status o il prestigio derivante dalla carriera militare per condurre una battaglia culturale identitaria e ideologica rischia di trascinare le istituzioni in una contesa politica che dovrebbe rimanerne estranea, e getta un&#8217;ombra retroattiva sulla stessa imparzialit\u00e0 che ci si aspetterebbe da chi ha servito lo Stato in uniforme.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il giudizio delle ombre: Croce ed Einaudi nell&#8217;Italia di oggi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se potessimo far accomodare a un tavolo di caff\u00e8 questo elettore orfano insieme a due padri nobili del pensiero liberale e conservatore italiano, Benedetto Croce e Luigi Einaudi, lo sconcerto lascerebbe subito il posto a un&#8217;analisi impietosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Don Benedetto, che visse la tragedia del fascismo opponendovi la fermezza morale del suo Manifesto degli intellettuali antifascisti, guarderebbe all&#8217;attuale scenario con la severit\u00e0 del filosofo della storia. Ricorderebbe a Giorgia Meloni che una vera classe dirigente non si improvvisa con l&#8217;occupazione delle poltrone o con la creazione di un&#8217;egemonia culturale &#8220;di reazione&#8221;. Vedere la cultura ridotta a terreno di guerriglia identitaria o a populismo da bacheca social gli sembrerebbe una misera decadenza. Di fronte alle derive di chi invoca l&#8217;ordine a discapito dei diritti, Croce ribadirebbe la sua &#8220;religione della libert\u00e0&#8221;, liquidando chi ancora flirta con i miti corporativi o le nostalgie del Ventennio come un &#8220;anacronismo vivente&#8221;, incapace di comprendere lo sviluppo dello spirito umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal canto suo Luigi Einaudi, il primo Presidente della Repubblica eletto, l&#8217;uomo che risan\u00f2 l&#8217;economia italiana nel dopoguerra con il rigore della sua celebre linea, rimarrebbe inorridito dai toni della politica contemporanea. Lui, che predicava l&#8217;obbligo morale di &#8220;conoscere per deliberare&#8221;, vedrebbe oggi una classe politica che delibera per slogan, insegue la cronaca nera o promette bonus elettorali senza coperture. Einaudi riconoscerebbe nell&#8217;agenda economica dell&#8217;attuale governo proprio quel dannoso statalismo di stampo corporativo che la Destra Storica ha sempre combattuto, una via rapida per proteggere le rendite di posizione a scapito del libero mercato e per impoverire la nazione. I progetti di Premierato che squilibrano l&#8217;architettura costituzionale a favore dell&#8217;uomo solo al comando sarebbero per lui un pericolo mortale per la stabilit\u00e0 della Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La scelta del silenzio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia Croce che Einaudi, pur con le loro sfumature, si troverebbero d&#8217;accordo su un punto: l&#8217;attuale panorama politico soffre di una drammatica crisi di seriet\u00e0. La Destra di oggi ha smarrito la severit\u00e0 istituzionale e la profondit\u00e0 storica, preferendo il palcoscenico della demagogia. E la Sinistra ha confuso l&#8217;emancipazione sociale con un moralismo burocratico buono solo per la vetrina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ecco perch\u00e9 quest&#8217;elettore, la domenica del voto, preferir\u00e0 probabilmente recarsi ai seggi con la consapevolezza di essere destinato ad annullare la propria scheda, senza rinunciare al diritto di voto \u2014 anche per riconoscenza verso chi per quel diritto pag\u00f2 con l&#8217;estremo sacrificio. Non per disprezzo della democrazia, ma per eccesso di rispetto verso di essa. Quando l&#8217;offerta politica richiede di abdicare alla coerenza morale, l&#8217;astensione dal giudizio \u2014 non dal voto \u2014 cessa di essere pigrizia o qualunquismo. Diventa l&#8217;ultimo, dignitoso grido di testimonianza di una Destra civile che non vuole arrendersi alla sguaiatezza dei tempi. Ed \u00e8 forse proprio qui che si chiude il cerchio aperto da Crispi: finch\u00e9 la legge elettorale rester\u00e0 il testamento di chi la scrive e non di chi la subisce, l&#8217;orfano di questa Destra continuer\u00e0 a cercare, ogni cinque anni, una casa che nessuna riforma sembra volergli restituire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa legge elettorale \u00e8 il testamento politico delle assemblee.\u00bb Lo scriveva Francesco Crispi, ed \u00e8 un principio che<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,4],"tags":[1316,2973,3406,3405,26,2946,3398,3409,3415,3411,28,3419,3397,2685,3401,3422,3402,2982,2977,31,1074,3408,3416,1514,3400,2280,210,3410,3413,3343,1285,870,3423,2876,3421,3392,3212,3403,3404,3399,3420,3396,3414,3418,1306,3412,3417,3407],"class_list":["post-12992","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-informazione","category-politica","tag-25-aprile","tag-antifascismo","tag-astensione-consapevole","tag-astensionismo","tag-attualita","tag-benedetto-croce","tag-cavour","tag-conservatorismo-italiano","tag-corporativismo-economico","tag-costituzione-repubblicana","tag-cronaca","tag-democrazie-illiberali","tag-destra-storica","tag-diritti-civili","tag-elettore-orfano","tag-enrico-berlinguer","tag-francesco-crispi","tag-fratelli-ditalia","tag-giorgia-meloni","tag-giustizia","tag-legge-elettorale","tag-liberalconservatorismo","tag-libero-mercato","tag-luigi-einaudi","tag-minghetti","tag-movimento-5-stelle","tag-nato","tag-partigiani","tag-pesi-e-contrappesi","tag-politica-italiana","tag-premierato","tag-presidente-della-repubblica","tag-progressismo","tag-questione-morale","tag-religione-della-liberta","tag-riarmo","tag-riforma-costituzionale","tag-riforma-elettorale","tag-roberto-vannacci","tag-sella","tag-sicurezza-pubblica","tag-sovranismo","tag-statalismo","tag-ungheria","tag-unione-europea","tag-ventennio","tag-viktor-orban","tag-voto-scheda-bianca"],"featured_image_urls":{"full":"","thumbnail":"","medium":"","medium_large":"","large":"","1536x1536":"","2048x2048":"","morenews-large":"","morenews-medium":""},"author_info":{"info":["D.V."]},"category_info":"<a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\" rel=\"category tag\">Informazione<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/politica\" rel=\"category tag\">Politica<\/a>","tag_info":"Politica","comment_count":"0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12992","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12992"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12992\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13063,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12992\/revisions\/13063"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12992"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12992"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12992"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}