{"id":12988,"date":"2026-09-13T07:00:00","date_gmt":"2026-09-13T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=12988"},"modified":"2026-09-13T07:41:57","modified_gmt":"2026-09-13T05:41:57","slug":"il-mondo-sullorlo-del-baratro-cronache-da-una-terra-di-predatori-dove-nessuno-impara-la-lezione-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/il-mondo-sullorlo-del-baratro-cronache-da-una-terra-di-predatori-dove-nessuno-impara-la-lezione-della-storia.html","title":{"rendered":"IL MONDO SULL&#8217;ORLO DEL BARATRO. Cronache da una terra di predatori dove nessuno impara la lezione della Storia."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dalla Dottrina Monroe al ritorno dell&#8217;uomo forte: la mappa di un pianeta dove il predatore pi\u00f9 grande detta le regole, e tutti gli altri, prima o poi, imparano a cacciare allo stesso modo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Satira-dellordine-mondiale-americano1-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-12994\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Satira-dellordine-mondiale-americano1-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Satira-dellordine-mondiale-americano1-300x200.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Satira-dellordine-mondiale-americano1-768x512.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Satira-dellordine-mondiale-americano1.png 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Al bar, all&#8217;ombra della Casa Bianca<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;era un tempo in cui la geopolitica era materia per pochi signori in feluca, riuniti attorno a tavoli di mogano in stanze fumose. Oggi, invece, se ne discute al bar, all&#8217;ombra di un mondo dove ogni via, ogni confine e ogni singola diatriba sembrano ricondurre sempre l\u00ec: all&#8217;ombra della Casa Bianca e di quella bandiera a stelle e strisce. Tra un caff\u00e8, un amaro e un biglietto della lotteria, tutti sanno tutto, tutti muovono eserciti tra un pasticcino e un altro. Ma la verit\u00e0, temo, \u00e8 molto pi\u00f9 drammatica. E la scia conduce invariabilmente a Washington.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La dottrina che si dilata<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bisogna fare un passo indietro per capire. Tornare a quella Dottrina Monroe che nel diciannovesimo secolo diceva semplicemente: &#8220;L&#8217;America agli americani&#8221;. Col tempo, quella formula si \u00e8 dilatata. Si \u00e8 estremizzata. Fino a diventare: &#8220;Il mondo agli americani&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Henry Kissinger, un uomo che considerava la morale un lusso superfluo per la storia, ne fece il suo vangelo. Lo fece prima alla luce del sole, da Segretario di Stato sotto Nixon e Ford. Poi, per decenni, da eminenza grigia. Sempre nella stanza dei bottoni, muovendosi nell&#8217;ombra delle sue potentissime consulenze. E tutti gli inquilini della Casa Bianca, dopo di lui, hanno continuato a recitare lo stesso copione cinematografico. E cinico. La Realpolitik che giustifica ogni mezzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci hanno sempre raccontato la favola degli Stati Uniti come i salvatori del mondo. I gendarmi della democrazia. A guardare bene le carte, per\u00f2, si scopre un&#8217;altra verit\u00e0. Washington \u00e8 stata spesso la levatrice di troppe tragedie. Il provocatore instancabile di diatribe internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La levatrice di tragedie<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin dai tempi della Guerra Fredda, la mappa del loro intervento \u00e8 una scia di sangue. Corea e Cuba restano ferite ancora aperte sulla carta geografica del continente. Ma \u00e8 il Vietnam il caso che meglio racconta il prezzo pagato: una generazione di giovani americani e milioni di asiatici sacrificati in nome di una teoria del domino che la storia avrebbe presto smentito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il cortile di casa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel cortile di casa dell&#8217;America Latina, il copione si ripete con Santiago come emblema: il golpe che nel 1973 abbatt\u00e9 Salvador Allende e port\u00f2 al potere Augusto Pinochet ebbe la benedizione e il sostegno della CIA, inaugurando quasi due decenni di dittatura e desaparecidos. Ma il Cile fu solo la punta pi\u00f9 visibile di un metodo applicato a tutto il continente: dall&#8217;Argentina dei generali al Paraguay di Stroessner, fino al Nicaragua degli anni Ottanta, dove Washington finanzi\u00f2 i Contras \u2014 gruppi guerriglieri di estrema destra responsabili di sistematiche violazioni dei diritti umani \u2014 in una sporca guerra che sfoci\u00f2 nello scandalo dell&#8217;Irangate: armi vendute segretamente all&#8217;Iran per finanziare illegalmente la guerriglia nicaraguense, aggirando le leggi stesse del Congresso americano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va detto, per onest\u00e0 intellettuale, che buona parte di questa storia nacque da una paura reale, non da un capriccio imperiale: il terrore genuino \u2014 talvolta esagerato, talvolta no \u2014 che il comunismo sovietico potesse inghiottire un continente dopo l&#8217;altro, la logica del contenimento nata dalle macerie ancora fumanti della Seconda Guerra Mondiale. Non tutto fu cinismo travestito da dottrina. Ma \u00e8 proprio questo che rende il tradimento pi\u00f9 amaro: un Paese nato per fermare i tiranni ha finito per allevarne una collezione a sua immagine, ogni volta convinto che l&#8217;eccezione del momento valesse la regola tradita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il boomerang afghano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E proprio l&#8217;Iran \u00e8 il Paese che meglio racconta l&#8217;incoerenza di questo metodo, applicato con la stessa disinvoltura per quasi mezzo secolo. Prima Washington sostenne per decenni lo Sci\u00e0 Reza Pahlavi, fino a quando la rivoluzione khomeinista del 1979 non travolse quel trono. Poi, in funzione anti-Khomeini, gli Stati Uniti armarono e appoggiarono Saddam Hussein durante la guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta \u2014 salvo poi disfarsi dello stesso Saddam pochi anni dopo, prima nella Guerra del Golfo del 1991 e infine nel 2003, quando l&#8217;Iraq fu invaso per armi di distruzione di massa che non si sono mai trovate. Nello stesso periodo la Libia di Gheddafi, dopo anni da Stato canaglia riabilitato, veniva abbattuta nel 2011 in nome della &#8220;responsabilit\u00e0 di proteggere&#8221; \u2014 un&#8217;altra svolta a U che lasci\u00f2 il Paese nel caos di bande armate. E oggi la ruota gira di nuovo: l&#8217;Iran torna nel mirino nello Stretto di Hormuz, prima come bersaglio in appoggio alle operazioni militari di Israele, poi per ragioni sempre pi\u00f9 sfuggenti, in un copione che si ripete identico a distanza di quarant&#8217;anni. Restano sullo sfondo altri fronti mai davvero richiusi \u2014 Panama, il Libano, il Venezuela, la tragedia irrisolta tra Israele e Hamas \u2014 tessere dello stesso mosaico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se c&#8217;\u00e8 un caso che meglio di ogni altro dimostra come il cinismo strategico finisca per divorare chi lo pratica, \u00e8 proprio quello di Al-Qaeda. Negli anni Ottanta la CIA, attraverso l&#8217;operazione Cyclone, arm\u00f2 e finanzi\u00f2 i mujaheddin afghani in funzione anti-sovietica, in quella che rest\u00f2 per anni la pi\u00f9 grande operazione clandestina della sua storia. Tra le fila di quella rete, foraggiata con miliardi di dollari e migliaia di missili Stinger, si form\u00f2 anche Osama bin Laden, che di l\u00ec a poco avrebbe fondato Al-Qaeda rivolgendo contro Washington le stesse armi e la stessa organizzazione clandestina che l&#8217;America aveva contribuito a costruire. L&#8217;11 settembre 2001 fu il conto presentato da quella storia. Ma la lezione, ancora una volta, non fu imparata: l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq del 2003 e lo scioglimento sommario dell&#8217;esercito e dell&#8217;apparato statale di Saddam Hussein, voluto dall&#8217;amministrazione americana d&#8217;occupazione, lasciarono migliaia di ufficiali baathisti senza stipendio, senza futuro e con addestramento militare intatto. Fu da quelle macerie umane e istituzionali, unite al vuoto di potere e al caos settario innescato dalla guerra, che pochi anni dopo nacque lo Stato Islamico. Due mostri, generati a distanza di trent&#8217;anni l&#8217;uno dall&#8217;altro, dalla stessa matrice: armare o disgregare senza calcolare il dopo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il dittatore eletto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo scenario, la figura di Donald Trump si staglia come quella di un formidabile, pericolosissimo attaccabrighe. Si muove sulla scena mondiale con la presunzione di un deus ex machina del caos globale. Ma ragiona e agisce con la mentalit\u00e0 del &#8220;dittatore eletto&#8221;. \u00c8 l&#8217;incarnazione di un paradosso moderno: usa le regole della democrazia per conquistare il timone, per poi governare con l&#8217;arbitrio del monarca assoluto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mostra una totale indifferenza, quando non un&#8217;aperta, viscerale insofferenza per il diritto internazionale. I trattati multilaterali, le alleanze storiche, le regole che i Paesi si erano dati dopo l&#8217;orrore della Seconda Guerra Mondiale per non scannarsi pi\u00f9, sono stati da lui ridotti a carta straccia. Trattati alla stregua di contratti immobiliari da disdire con un tweet o una minaccia tariffaria. La sua imprevedibilit\u00e0 non \u00e8 strategia. \u00c8 un rischio calcolato per tenere il mondo in uno stato di perenne e ansiosa sottomissione al suo ego. Quando un uomo solo, al comando della superpotenza atomica, decide che la sua parola conta pi\u00f9 delle istituzioni globali, l&#8217;equilibrio del pianeta smette di essere una certezza. Diventa una scommessa quotidiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;effetto domino<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E questo trumpismo, formula esasperata ed esacerbata della vecchia dottrina imperiale, finisce per sdoganare e legittimare il fare e disfare di tutti gli altri Paesi del mondo. Quando il presunto baluardo della libert\u00e0 adotta il cinismo come unica norma, crolla ogni barriera morale. \u00c8 una licenza globale al sopruso: se Washington gioca a fare il predatore solitario, perch\u00e9 gli altri dovrebbero essere da meno? \u00c8 l&#8217;effetto domino di una Dottrina Monroe globale, che offre una sponda ideologica alle peggiori ambizioni e alle mire di ridisegno a piacimento di alleati e avversari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pechino ne \u00e8 l&#8217;esempio pi\u00f9 metodico. Da anni Xi Jinping rivendica la quasi totalit\u00e0 del Mar Cinese Meridionale tracciando la cosiddetta &#8220;linea dei nove tratti&#8221;, ignorando la sentenza del 2016 con cui un tribunale arbitrale dell&#8217;Aja aveva bocciato quelle pretese; ha costruito isole artificiali armate su atolli contesi e ha intensificato, al ritmo di quasi un&#8217;incursione al giorno, le violazioni dello spazio aereo e navale attorno a Taiwan. \u00c8 l&#8217;applicazione, quasi manualistica, dello stesso principio di Washington: se il diritto internazionale non vincola il pi\u00f9 forte, perch\u00e9 dovrebbe vincolare il secondo pi\u00f9 forte? Alla stessa logica risponde la Corea del Nord di Pyongyang, che pu\u00f2 spingersi oltre ogni limite e invocare la dottrina della &#8220;guerra preventiva&#8221; \u2014 sdoganata a suo tempo da un altro inquilino della Casa Bianca, George W. Bush, dopo l&#8217;11 settembre \u2014 pretendendo cinicamente di &#8220;difendersi&#8221; e disfare la pace attaccando Seul.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Persino l&#8217;alleato prediletto in Medio Oriente ne subisce l&#8217;influenza deleteria. In Israele si rafforza il sogno messianico, coltivato apertamente da settori del governo Netanyahu e dalla destra religiosa, di ridisegnare la carta geografica per estendere i confini fino all&#8217;Eufrate nel nome del &#8220;Grande Israele&#8221; \u2014 un progetto che ignora accordi, risoluzioni ONU e la stessa soluzione a due Stati mai formalmente abbandonata sulla carta, ma che trova terreno fertile proprio nell&#8217;ombrello protettivo, politico e militare, offerto dal trumpismo. E la Russia di Mosca, trovando in questo caos la giustificazione perfetta alla propria brutale politica di potenza, prosegue la partita sanguinosa aperta in Ucraina, rischiando di ricorrere alla soluzione nucleare contro Kiev e contro noi europei, in una spirale di guerra totale e ibrida dove il diritto non esiste pi\u00f9, sostituito dal puro rapporto di forza appreso oltreoceano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non sono episodi paralleli per caso: sono la stessa grammatica del potere, declinata in lingue diverse. Ogni volta che Washington dimostra che le regole si piegano se sei abbastanza forte da farlo, qualcun altro nel mondo prende nota e fa i suoi calcoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Groenlandia e dintorni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il termometro della follia globale si misura anche dalle pretese, quasi grottesche se non fossero minacciose, di Washington verso i suoi vicini come il Canada e il Messico, o addirittura verso la Danimarca, un alleato della NATO, per il possesso e la &#8220;conquista&#8221; della Groenlandia. C&#8217;\u00e8 davvero poco da dormire sereni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il ritorno dei fantasmi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come se non bastasse, lo scacchiere internazionale vede il ritorno di due fantasmi del passato, la Germania e il Giappone, spinti a rimettere mano ai propri assetti storici non da un impulso autonomo, ma da un preciso calcolo imposto da Washington. \u00c8 Trump in persona, con le sue pretese sul 5% del PIL in spesa militare e le minacce di ritiro dell&#8217;ombrello atlantico, ad aver acceso la miccia: a Berlino, mentre le storiche catene di montaggio dell&#8217;auto entrano in una crisi profonda e i simboli dell&#8217;industria civile vacillano, i signori del vapore si sono buttati a capofitto nel florido, cinico mercato delle armi, proprio mentre da Washington arriva il conto salato del nuovo dazio di protezione atlantico. Se non si vendono pi\u00f9 berline, si produrranno carri armati e munizioni, perch\u00e9 il vento che spira dalla Casa Bianca dice che la guerra \u00e8 l&#8217;unico affare sicuro \u2014 e che chi non paga il tributo della difesa resta solo. A Tokyo, intanto, si brama di riscoprire l&#8217;antico orgoglio della Potenza del Sol Levante, incoraggiati dalle stesse pressioni americane perch\u00e9 il Giappone si riarmi e condivida i costi di un containment anticinese voluto da Washington pi\u00f9 che da Tokyo. I nazionalisti nipponici scalpitano per fare a pezzi quella Costituzione pacifista del dopoguerra, che gli stessi Stati Uniti li avevano un tempo obbligati a fare propria, salvo oggi pretendere il contrario. Il Novecento, con le sue carneficine studiate svogliatamente sui libri di scuola, sembra non aver insegnato nulla. I milioni di morti di allora sono diventati statistica, sbiaditi dal tempo e sacrificati sull&#8217;altare del nuovo riarmo autorizzato \u2014 e preteso \u2014 dall&#8217;alto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;Europa di cartapesta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E in tutto questo disfacimento, dove sta la vecchia Europa? La risposta, temo, \u00e8 nello sconforto dei fatti. Quella che ci avevano promesso come la culla della civilt\u00e0 si \u00e8 rivelata un&#8217;Europa di cartapesta, incapace persino di reggere il confronto diretto con la spregiudicatezza di Trump, che la tratta alternativamente da alleato da spremere sui dazi e da vassallo da redarguire sulla spesa militare. Non \u00e8 mai nata come vera Unione. \u00c8 rimasta una confederazione di Stati slegati, guardinghi e litigiosi. Capaci di trovare un accordo sulle dimensioni delle zucchine, ma mai su una linea comune di fronte a un presidente americano che tratta Bruxelles come una controparte commerciale e non come un alleato. Questa Europa senza anima si ritrova ad essere nient&#8217;altro che la controfigura inamidata dell&#8217;Alleanza Atlantica voluta da Washington, una burocrazia dorata che firma assegni sempre pi\u00f9 salati pur di non irritare l&#8217;inquilino di turno, incapace di esprimere un&#8217;idea di pace indipendente. Un gigante economico che si comporta come un nano geopolitico proprio perch\u00e9 ha lasciato che fosse Trump, e non una propria strategia, a dettargli l&#8217;agenda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La provincia che si traveste da impero<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Persino l&#8217;Italia di oggi, guidata dal governo di Giorgia Meloni, si affanna in questo gioco al massacro, spendendo e spandendo per armamenti pur di non sfigurare davanti al giudizio di Washington. C&#8217;\u00e8 un&#8217;ansia quasi febbrile di accreditarsi come alleata fedele di Trump, di essere tra le prime a inseguire le sue percentuali sul PIL, nella convinzione che un rapporto personale cordiale con il presidente americano possa sostituire una politica estera autonoma. Si insegue l&#8217;illusione di proporsi come una &#8220;potenziuccia&#8221; nello scacchiere mediterraneo, sperando che Washington se ne accorga. Ma per farlo, si taglia sulla sanit\u00e0, sulla scuola, sulle cose che servono alla povera gente, per comprare ordigni che parlano la lingua che Trump vuole sentir parlare, e che speriamo di non dover usare mai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La dinamica gi\u00e0 vissuta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una dinamica che l&#8217;Italia ha gi\u00e0 vissuto, cambiando solo gli attori. Un secolo fa, un uomo che parlava dal balcone di Piazza Venezia volle sedersi a tutti i costi al tavolo dei potenti, convinto che bastasse gettare qualche migliaio di morti sul piatto della bilancia per contare qualcosa. Non si tratta di un paragone tra persone, ma della descrizione della comunanza di un vizio: mostrare muscoli che non si hanno finisce sempre per rivelare la Cenerentola della diplomazia internazionale, e chi si affanna in pose marziali finisce, quando il vento cambia, per fare il passo incerto del voltagabbana. Cambiano le facce e i palazzi, ma il riflesso della provincia italiana che vuole travestirsi da impero, accodandosi al bullo di turno, resta lo stesso copione recitato con costumi diversi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;insegnante severa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia \u00e8 un&#8217;insegnante severa, ma purtroppo ha pochissimi alunni attenti. E alla fine del giorno, mentre al bar si continua a discutere e a scherzare, lo sguardo torna fatalmente oltreoceano. \u00c8 da l\u00ec, da quella Casa Bianca eletta a tribunale supremo del mondo, che partono gli ordini e i disordini che tutti gli altri, autorizzati dal nichilismo del trumpismo, finiscono per imitare, ciascuno a modo suo, nella stessa arte di piegare le regole a proprio comodo. Finch\u00e9 Washington pretender\u00e0 di essere un predatore globale esente da regole, il pianeta intero rischier\u00e0 di scivolare, un pezzo alla volta, nel baratro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla Dottrina Monroe al ritorno dell&#8217;uomo forte: la mappa di un pianeta dove il predatore pi\u00f9 grande detta<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,4,3604],"tags":[916,40,303,3387,403,3331,101,3390,3386,380,919,2246,2841,3383,2795,942,207,177,2977,943,2460,3385,52,389,208,192,7,151,3391,3395,210,3393,3388,3394,296,3389,3382,3289,630,3392,197,913,3396,3300,1353,2683,1116,3304,1306,219,398],"class_list":["post-12988","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-informazione","category-politica","category-storia","tag-11-settembre","tag-afghanistan","tag-al-qaeda","tag-america-latina","tag-casa-bianca","tag-cile","tag-cina","tag-contras","tag-corea","tag-corea-del-nord","tag-cuba","tag-diritto-internazionale","tag-donald-trump","tag-dottrina-monroe","tag-geopolitica","tag-germania","tag-gheddafi","tag-giappone","tag-giorgia-meloni","tag-guerra-fredda","tag-henry-kissinger","tag-imperialismo","tag-iran","tag-irangate","tag-iraq","tag-israele","tag-italia","tag-libia","tag-mujaheddin","tag-multilateralismo","tag-nato","tag-netanyahu","tag-nicaragua","tag-ordine-mondiale","tag-osama-bin-laden","tag-pinochet","tag-politica-estera-americana","tag-politica-internazionale","tag-realpolitik","tag-riarmo","tag-russia","tag-saddam-hussein","tag-sovranismo","tag-spesa-militare","tag-stati-uniti","tag-stato-islamico","tag-taiwan","tag-ucraina","tag-unione-europea","tag-vietnam","tag-washington"],"featured_image_urls":{"full":"","thumbnail":"","medium":"","medium_large":"","large":"","1536x1536":"","2048x2048":"","morenews-large":"","morenews-medium":""},"author_info":{"info":["D.V."]},"category_info":"<a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\" rel=\"category tag\">Informazione<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/politica\" rel=\"category tag\">Politica<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/storia\" rel=\"category tag\">Storia<\/a>","tag_info":"Storia","comment_count":"0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12988","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12988"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12988\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13071,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12988\/revisions\/13071"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12988"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12988"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12988"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}