{"id":12973,"date":"2026-09-16T06:30:00","date_gmt":"2026-09-16T04:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=12973"},"modified":"2026-09-12T17:44:57","modified_gmt":"2026-09-12T15:44:57","slug":"raffreddiamo-i-ghiacciai-cronaca-di-unagonia-globale-tra-scienza-geopolitica-e-il-tempo-che-ci-resta-per-scegliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/raffreddiamo-i-ghiacciai-cronaca-di-unagonia-globale-tra-scienza-geopolitica-e-il-tempo-che-ci-resta-per-scegliere.html","title":{"rendered":"Raffreddiamo i ghiacciai. Cronaca di un&#8217;agonia globale, tra scienza, geopolitica e il tempo che ci resta per scegliere."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dal collasso di un ghiacciaio in Nepal al Perito Moreno che cede in Patagonia, fino alle Alpi che si spengono sotto i nostri occhi: la fotografia di un pianeta che si scioglie pi\u00f9 in fretta di quanto riusciamo a correre ai ripari.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-31-ago-2026-11_24_49-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-12979\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-31-ago-2026-11_24_49-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-31-ago-2026-11_24_49-300x200.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-31-ago-2026-11_24_49-768x512.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-31-ago-2026-11_24_49.png 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u00abLe grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi.\u00bb \u2014 Walter Bonatti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa riflessione di Walter Bonatti, straordinario scalatore ed esploratore, risuona oggi con un&#8217;eco quasi profetica. Nel 1956, Bonatti comp\u00ec una leggendaria e pionieristica traversata delle Alpi, un&#8217;impresa epica su nevi e ghiacci perenni che oggi, a causa del collasso climatico, sarebbe assolutamente irripetibile. Quell&#8217;immensa distesa bianca si \u00e8 frammentata, indebolita e, in gran parte, cancellata: le montagne che un tempo erano scolpite dal ghiaccio rischiano oggi di ridursi, letteralmente, a quei \u201ccumuli di sassi\u201d di cui parlava Bonatti. La montagna sta cambiando pelle a una velocit\u00e0 spaventosa sotto i colpi del cambiamento climatico e del riscaldamento globale, trasformandosi da paradiso dell&#8217;esplorazione a teatro di catastrofi globali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi scrive, da montanaro tardivo qual \u00e8, coltiva da tempo l&#8217;aspirazione di salire sul Monte Rosa fino alla Capanna Margherita, il rifugio pi\u00f9 alto d&#8217;Europa, per sfiorare con lo sguardo quegli stessi pezzi di cielo e di mondo che Bonatti scrut\u00f2 tante volte da quote simili. \u00c8 un progetto che, per scarsa prontezza organizzativa pi\u00f9 che per mancanza di volont\u00e0, resta ancora una volta nella lista delle cose da fare per l&#8217;anno venturo \u2014 un rimando che, alla luce di quanto raccontano queste righe, inizia per\u00f2 a somigliare pericolosamente a una scommessa contro il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un pianeta che non riesce pi\u00f9 a raffreddarsi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I climatologi ci informano che i cicli climatici naturali si sovrappongono al trend di fondo, amplificandone o attenuandone gli effetti: se le fasi di La Ni\u00f1a tendono a raffreddare temporaneamente alcune aree del pianeta, l&#8217;attuale El Ni\u00f1o \u2014 che secondo i dati del NOAA si sta manifestando con drammatica intensit\u00e0 quest&#8217;anno \u2014 agisce all&#8217;opposto, come un acceleratore incendiario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il crollo del Nepal<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dimostrazione pi\u00f9 recente e drammatica di questa fragilit\u00e0 arriva dalla catastrofe che ha colpito il Nepal alla fine di agosto 2026. Il collasso improvviso di una massiccia porzione del ghiacciaio sul monte Langtang Lirung ha provocato una devastante valanga di ghiaccio e roccia. I glaciologi che hanno analizzato l&#8217;evento parlano di una &#8220;rock-ice avalanche&#8221;, innescata dal cedimento congiunto di roccia e permafrost oltre i 5.000 metri di quota. La colata ha sbarrato i fiumi al confine con la Cina e innescato un&#8217;apocalittica alluvione lampo, lasciando dietro di s\u00e9 oltre mille vittime e quasi quattromila dispersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un dramma globale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo dramma non \u00e8 isolato, ma si inserisce in un quadro internazionale sconvolgente, in cui lo stesso copione \u2014 perdita di massa, accelerazione recente, rischio di collasso improvviso \u2014 si ripete su ogni continente, cambiando solo la scala e il paesaggio. Al Polo Nord, i climatologi ci informano che la banchisa polare artica si sta assottigliando a ritmi senza precedenti, riducendo l&#8217;effetto albedo e accelerando ulteriormente il riscaldamento degli oceani. Ma quello stesso scioglimento sta aprendo, paradossalmente, nuove rotte di navigazione e l&#8217;accesso a giacimenti di terre rare, petrolio e gas prima sepolti sotto i ghiacci: una prospettiva che fa gola a pi\u00f9 di una cancelleria, e che sta gi\u00e0 riscrivendo silenziosamente le mappe degli interessi geopolitici nell&#8217;estremo Nord. \u00c8 forse il paradosso pi\u00f9 amaro del collasso climatico: la stessa fusione dei ghiacci che dovrebbe allarmarci conviene, e non poco, a chi vede nell&#8217;Artico che si apre una nuova frontiera da spartirsi, alimentando gli stessi interessi economici che rallentano, anzich\u00e9 accelerare, la transizione ecologica necessaria a fermare il fenomeno \u2014 un cortocircuito su cui sar\u00e0 bene tornare quando si parler\u00e0 di soluzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall&#8217;altra parte del mondo, al Polo Sud, continuano a registrarsi distacchi ripetuti di iceberg colossali, grandi quanto intere aree metropolitane, segno che le piattaforme glaciali australi stanno perdendo stabilit\u00e0 strutturale. In Africa, i glaciologi ci allertano che gli ultimi ghiacciai del continente \u2014 sul Kilimangiaro, sul Monte Kenya e sulla catena del Rwenzori \u2014 hanno gi\u00e0 perso oltre l&#8217;80% della loro superficie storica rispetto ai primi rilevamenti del 1912, e sono destinati a scomparire del tutto entro il 2040.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Patagonia, il quadro si \u00e8 aggravato in modo particolarmente istruttivo. Per decenni il celebre Perito Moreno aveva rappresentato una rara eccezione di stabilit\u00e0 rispetto al collasso generale dei ghiacciai vicini. A partire dal 2019, per\u00f2, uno studio pubblicato sulla rivista <em>Communications Earth &amp; Environment<\/em> ha rilevato un assottigliamento improvviso e sedici volte pi\u00f9 rapido rispetto al ventennio precedente, culminato nel 2025 con il ritiro frontale pi\u00f9 marcato mai registrato dal 1997 (385 metri in un solo anno). Nello stesso periodo, i vicini ghiacciai Upsala e Jorge Montt \u2014 da tempo meno fortunati del Perito Moreno \u2014 hanno continuato a patire un arretramento orizzontale di centinaia di metri l&#8217;anno, con punte di assottigliamento verticale, nel caso dello Jorge Montt, fino a 21 metri l&#8217;anno, secondo i dati della letteratura glaciologica specializzata. Persino nel cuore dell&#8217;Europa il quadro \u00e8 spaventoso: il 28 maggio 2025, il crollo di un&#8217;imponente sezione del ghiacciaio del Birch, sopra il villaggio di Blatten, nella valle svizzera di L\u00f6tschental, ha sepolto per il 90% l&#8217;abitato sottostante \u2014 evacuato in tempo, salvo un disperso \u2014 in quella che i sismologi elvetici hanno definito il pi\u00f9 grande movimento di massa mai registrato nel Paese. Un episodio che gli scienziati indicano come anticipazione di ci\u00f2 che potrebbe attendere l&#8217;intero arco alpino nella sua fase terminale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;Italia che si scioglie<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia la situazione \u00e8, se possibile, ancora pi\u00f9 visibile e desolante. Il Comitato Glaciologico Italiano indica come simbolo del declino appenninico il destino del Ghiacciaio del Calderone, sul Gran Sasso, il corpo glaciale pi\u00f9 a sud d&#8217;Europa: nel 2019 \u00e8 stato ufficialmente declassato a &#8220;glacionevato&#8221;, perdendo la sua stessa natura tecnica di ghiacciaio vivo, e oggi sopravvive come un residuo frammentato coperto di detriti, la cui sopravvivenza dipende ormai da annate eccezionalmente nevose pi\u00f9 che da un reale equilibrio climatico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spostando lo sguardo sulle Alpi, la ferita del drammatico crollo della Marmolada nel luglio del 2022 resta indelebile. \u00c8 stato il tragico battesimo di una nuova era, in cui i ghiacciai non si limitano a ritirarsi, ma esplodono a causa dell&#8217;acqua liquida intrappolata nelle loro pance surriscaldate: quel ghiacciaio, il pi\u00f9 esteso delle Dolomiti, ha perso il 70% della sua superficie e l&#8217;85% del volume dal 1905 a oggi. Secondo l&#8217;ultimo Inventario Glaciologico Italiano, realizzato congiuntamente dal CNR e dal Comitato Glaciologico Italiano, in Italia si contano oggi 872 ghiacciai, per lo pi\u00f9 frammentati e di piccole dimensioni, che negli ultimi 70 anni hanno perso complessivamente oltre il 30% della loro superficie: i corpi minori, in particolare, si stanno riducendo a distese nere coperte di polvere e sassi, destinate a scomparire nel giro di pochi anni. Anche i giganti storici, come il Ghiacciaio dei Forni, arretrano a ritmi spaventosi perdendo centimetri di spessore ogni giorno. Solo pochissimi apparati ad altissima quota, come quelli del massiccio del Monte Bianco, riescono parzialmente a resistere, ma gli esperti stimano che la loro autonomia non superer\u00e0 un paio di decenni o poco pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il conto che pagheremo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;errore pi\u00f9 grave che si possa commettere \u00e8 pensare che lo scioglimento dei ghiacci sia una questione puramente estetica o naturalistica d&#8217;alta quota. Le conseguenze pi\u00f9 pesanti si pagano a valle, dove il ghiaccio funge da insostituibile regolatore idrico durante le stagioni calde. Inizialmente, la fusione accelerata pu\u00f2 creare l&#8217;illusione di una grande disponibilit\u00e0 d&#8217;acqua nei torrenti. In realt\u00e0, si tratta del drammatico \u201ccanto del cigno\u201d di una riserva fossile che si sta esaurendo: un debito idrico permanente che pagheremo a caro prezzo. Una volta scomparso il ghiacciaio, i fiumi alpini \u2014 e di riflesso il bacino del Po \u2014 perderanno la loro alimentazione estiva per sempre, trasformandosi in corsi d&#8217;acqua stagionali e torrentizi, con lunghi periodi di secca alternati ad alluvioni lampo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo deficit idrico colpisce direttamente il cuore della nostra sicurezza energetica: le centrali idroelettriche. Senza la spinta costante dell&#8217;acqua di fusione estiva, i bacini artificiali d&#8217;alta quota non riescono a riempirsi a sufficienza. Il risultato \u00e8 un crollo verticale della produzione di energia pulita e una minore disponibilit\u00e0 di elettricit\u00e0 proprio nei mesi caldi, quando la domanda tocca i massimi storici a causa dei condizionatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa si pu\u00f2 ancora fare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte a questa agonia, l&#8217;uomo tenta risposte disperate \u2014 ma \u00e8 bene essere onesti: nessuna di queste pu\u00f2 &#8220;fermare&#8221; lo scioglimento di un ghiacciaio gi\u00e0 in agonia, perch\u00e9 il ghiaccio perso in decenni di riscaldamento non torna indietro nel breve periodo. La leva che conta davvero resta il taglio delle emissioni globali di CO2 e metano, insieme alla riduzione del cosiddetto black carbon \u2014 la fuliggine che, depositandosi sulla neve, ne riduce l&#8217;effetto albedo e ne accelera lo scioglimento, con benefici quasi immediati una volta ridotta. Sulle Alpi si moltiplicano intanto i tentativi di mitigazione locale, come la copertura dei ghiacciai turistici con teli geotessili bianchi, utili a tamponare il danno su scala ridottissima ma incapaci di salvare interi ecosistemi dal riscaldamento globale. Un&#8217;altra strada percorribile, sempre sul fronte dell&#8217;acqua pi\u00f9 che su quello del ghiaccio, \u00e8 il potenziamento di una rete capillare di piccoli invasi e laghi artificiali di alta quota, capaci di raccogliere l&#8217;acqua di disgelo e le piogge invernali per rilasciarla gradualmente nei mesi estivi di magra. Non si tratta di &#8220;far ricrescere&#8221; i ghiacciai \u2014 un&#8217;illusione che la scienza non permette \u2014 ma di replicarne artificialmente la funzione pi\u00f9 preziosa, quella di serbatoio naturale che regola il flusso dei fiumi. Esperimenti come gli &#8220;ice stupas&#8221; himalayani, coni di ghiaccio creati incanalando i torrenti invernali per poi rilasciarli lentamente in primavera, dimostrano che \u00e8 possibile, su scala limitata, guadagnare qualche anno prezioso di sicurezza idrica anche dove il ghiaccio naturale sta ormai scomparendo. Pi\u00f9 concreto, e realizzabile fin da subito, \u00e8 l&#8217;investimento in sistemi di allerta precoce e monitoraggio satellitare dei versanti a rischio: come dimostra il disastro di Langtang Lirung, il danno pi\u00f9 grave arriva spesso dal collasso improvviso di seracchi e permafrost, non dallo scioglimento lento, e su questo fronte si possono salvare vite anche quando non si pu\u00f2 salvare il ghiaccio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A valle, resta poi la sfida di diversificare le fonti rinnovabili per compensare il declino dell&#8217;idroelettrico, ridurre gli sprechi idrici in agricoltura e finanziare, su scala internazionale, la prevenzione nelle regioni pi\u00f9 vulnerabili \u2014 Himalaya, Ande, Africa orientale \u2014 una questione di giustizia climatica prima ancora che di semplice prevenzione. Ed \u00e8 proprio qui che si chiude il cortocircuito aperto parlando dell&#8217;Artico: finch\u00e9 lo scioglimento dei ghiacci continuer\u00e0 a essere visto, da qualcuno, come un&#8217;opportunit\u00e0 economica anzich\u00e9 come un allarme, ogni sforzo di mitigazione rischier\u00e0 di correre pi\u00f9 lento degli interessi che lo contraddicono. Proteggere e, idealmente, \u201craffreddare\u201d i nostri ghiacciai non \u00e8 pi\u00f9 un vezzo romantico per amanti della natura alla Bonatti, ma una drammatica e impellente necessit\u00e0 per la nostra stessa sopravvivenza economica e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiss\u00e0 se, quando finalmente trover\u00f2 la prontezza organizzativa per salire fino alla Capanna Margherita, quei pezzi di cielo e di mondo che Bonatti amava scrutare saranno ancora l\u00ec ad accogliermi, o se anche quel poco che resta si sar\u00e0, nel frattempo, un po&#8217; pi\u00f9 consumato. Rimandare non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione di pigrizia personale: \u00e8 una scommessa, silenziosa e collettiva, su quanto tempo ci resta ancora per poter scegliere, e non subire, il proprio rapporto con la montagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nota redazionale: i dati sul fenomeno El Ni\u00f1o e sul suo stato nel 2026 provengono dai bollettini del NOAA Climate Prediction Center e della World Meteorological Organization. Le informazioni sulla catastrofe di Langtang Lirung (Nepal, 26 agosto 2026) sono tratte da ricostruzioni di ANSA, Euronews e Scienza in Rete, e sono soggette ad aggiornamento data la natura ancora evolutiva del bilancio delle vittime. I dati sui ghiacciai del Kilimangiaro, del Monte Kenya e della catena del Rwenzori provengono da Wikipedia (voce \u201cRitiro dei ghiacciai\u201d) e da approfondimenti di Focus.it e Geopop. I dati sui ghiacciai della Patagonia (Perito Moreno, Upsala, Jorge Montt) provengono da ANSA Terra &amp; Poli, Montagna.tv e Federagione.org. I dati sui ghiacciai italiani (Calderone, Marmolada, Forni, Monte Bianco e il numero complessivo di 872 ghiacciai) provengono dall&#8217;ultimo Inventario Glaciologico Italiano, realizzato congiuntamente dal CNR e dal Comitato Glaciologico Italiano, citato da Italy for Climate, UNESCO e Meteoweb. Le informazioni sulla traversata sci-alpinistica di Walter Bonatti (1956) e la citazione utilizzata in apertura sono verificate rispettivamente tramite fonti giornalistiche (Il Dolomiti, Targatocn.it) e Wikiquote.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal collasso di un ghiacciaio in Nepal al Perito Moreno che cede in Patagonia, fino alle Alpi che<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,1],"tags":[2958,3372,3368,3357,3358,3370,3379,3046,3353,3374,3369,3373,849,3257,3350,3378,3349,3376,3426,3367,3364,3380,3371,3359,3425,3360,3351,3354,3366,3375,3361,3348,3347,3356,3363,3365,271,3355,3346,3362,3377,3352],"class_list":["post-12973","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ambiente","category-informazione","tag-africa","tag-alpi","tag-ande","tag-antartide","tag-artico","tag-bacino-del-po","tag-black-carbon","tag-cambiamento-climatico","tag-capanna-margherita","tag-centrali-idroelettriche","tag-cnr","tag-comitato-glaciologico-italiano","tag-dissesto-idrogeologico","tag-editoriale","tag-el-nino","tag-emissioni-co2","tag-ghiacciai","tag-ghiacciaio-dei-forni","tag-ghiacciaio-del-birch","tag-ghiacciaio-del-calderone","tag-ghiacciaio-upsala","tag-giustizia-climatica","tag-gran-sasso","tag-groenlandia","tag-ice-stupas","tag-kilimangiaro","tag-la-nina","tag-langtang-lirung","tag-marmolada","tag-monte-bianco","tag-monte-kenya","tag-monte-rosa","tag-nepal","tag-noaa","tag-patagonia","tag-perito-moreno","tag-polo-nord","tag-polo-sud","tag-riscaldamento-globale","tag-rwenzori","tag-transizione-ecologica","tag-walter-bonatti"],"featured_image_urls":{"full":"","thumbnail":"","medium":"","medium_large":"","large":"","1536x1536":"","2048x2048":"","morenews-large":"","morenews-medium":""},"author_info":{"info":["D.V."]},"category_info":"<a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/ambiente\" rel=\"category tag\">Ambiente<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\" rel=\"category tag\">Informazione<\/a>","tag_info":"Informazione","comment_count":"0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12973","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12973"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12973\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13010,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12973\/revisions\/13010"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12973"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12973"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12973"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}