{"id":12940,"date":"2026-09-20T06:30:00","date_gmt":"2026-09-20T04:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=12940"},"modified":"2026-09-20T06:30:09","modified_gmt":"2026-09-20T04:30:09","slug":"230-mila-metri-quadrati-al-giorno-litalia-che-si-tassa-da-sola-per-sparire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/230-mila-metri-quadrati-al-giorno-litalia-che-si-tassa-da-sola-per-sparire.html","title":{"rendered":"230 mila metri quadrati al giorno: l&#8217;Italia che si tassa da sola per sparire."},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-29-ago-2026-19_07_42-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-12951\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-29-ago-2026-19_07_42-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-29-ago-2026-19_07_42-300x200.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-29-ago-2026-19_07_42-768x512.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-29-ago-2026-19_07_42.png 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Mentre leggi questa frase, l&#8217;Italia ha perso altri due metri quadrati di terra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La terra promessa (e cementificata)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono ferite che non sanguinano, ma che cambiano per sempre il volto di un Paese. L&#8217;Italia, quella che i poeti definivano il giardino d&#8217;Europa, sta scomparendo sotto una colata di cemento. Non \u00e8 una novit\u00e0 di oggi, e purtroppo non sar\u00e0 l&#8217;ultima di domani. \u00c8 una storia di distrazione di massa che attraversa i governi di ogni colore: quelli di ieri, quello di oggi, quelli che verranno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si parla tanto di futuro. Si riempiono i programmi elettorali di parole come \u201csostenibilit\u00e0\u201d e \u201ctransizione\u201d. Poi basta guardarsi intorno. I boschi arretrano, le sponde dei laghi si stringono, mentre i fiumi, privati dei loro spazi naturali, si ribellano alla prima pioggia estiva. Ogni volta lo chiamiamo \u201cmaltempo\u201d. Quasi mai lo chiamiamo con il suo vero nome: consumo di suolo per interesse privato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il miraggio dei fondi<\/strong> <strong>europei<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi anni \u00e8 arrivata una pioggia di miliardi. Il PNRR doveva essere la cura per un Paese stanco. In troppi casi si \u00e8 rivelato l&#8217;ennesimo pretesto per aprire cantieri in maniera irragionevole o del tutto sconsiderata: nuovi asili in comuni dove le nascite calano da anni, strade asfaltate accanto a ferrovie dismesse e mai riattivate, piste ciclabili realizzate che non portano da nessuna parte, non collegano quartieri, non servono una stazione e non sono utilizzate dai ciclisti. Centinaia di metri o peggio chilometri di asfalto colorato che, una volta inaugurati, si sono spesso rivelati dei vicoli ciechi. Non \u00e8 un&#8217;iperbole retorica: a Roma, capitale d&#8217;Italia, un tratto di pista ciclabile lungo circa 800 metri, realizzato con fondi pubblici e inaugurato con tanto di cerimonia, si \u00e8 rivelato da subito un&#8217;autentica follia viaria \u2014 tanto che l&#8217;amministrazione locale ha dovuto approvare, mesi dopo, una mozione apposita solo per tentare di ricollegarlo a un luogo qualsiasi. Sono stati spesi e si continuano a spendere soldi pubblici \u2014 che i nostri figli dovranno restituire \u2014 per aggiungere cemento al cemento. Viene in mente Thoreau, quando scriveva: <em>\u00abgli uomini sono diventati gli strumenti dei loro stessi strumenti\u00bb<\/em>. Abbiamo trasformato i fondi per la ripresa in un ingranaggio che consuma il territorio anzich\u00e9 proteggerlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I numeri del disastro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I dati non lasciano spazio a dubbi. Secondo l&#8217;ultimo rapporto ISPRA-SNPA, nel 2024 l&#8217;Italia ha consumato 83,7 km\u00b2 di suolo: 2,7 metri quadrati al secondo, il valore pi\u00f9 alto degli ultimi dodici anni. Significa quasi 230 mila metri quadrati di suolo naturale che ogni giorno vengono sostituiti da asfalto, capannoni e cemento. Oggi oltre 21.500 km\u00b2 di territorio nazionale \u2014 il 7,17% del Paese, quasi il doppio della media europea del 4,4% \u2014 sono gi\u00e0 ricoperti da superfici artificiali. A fronte di questo, i ripristini restano marginali: appena 5 km\u00b2 di suolo restituiti alla natura in un anno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dato pi\u00f9 preoccupante riguarda dove si costruisce, non solo quanto: buona parte del nuovo consumo si concentra in aree gi\u00e0 classificate a pericolosit\u00e0 idraulica media o a rischio frana. Un terreno impermeabilizzato perde la capacit\u00e0 di assorbire l&#8217;acqua. Quando arrivano le piogge intense, l&#8217;acqua non trova pi\u00f9 la terra ma una barriera artificiale: corre veloce, si accumula, si trasforma in colate di fango che travolgono paesi e citt\u00e0. Non \u00e8 una previsione teorica: durante una delle alluvioni pi\u00f9 devastanti degli ultimi anni, in Romagna, nel maggio 2023, i geologi hanno raccontato un episodio che da solo riassume la logica del disastro annunciato \u2014 a ridosso di un argine fluviale che si \u00e8 rotto, era stata costruita un&#8217;abitazione, portata via dall&#8217;acqua nel giro di poche ore. Non un capannone dismesso, non un&#8217;infrastruttura anonima: una casa, costruita a pochi metri da un corso d&#8217;acqua, in una delle tante zone che il suolo ormai impermeabilizzato aveva reso ancora pi\u00f9 fragili. Il clima estremo \u00e8 il detonatore, ma la bomba l&#8217;abbiamo costruita noi, un ettaro alla volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le cattedrali nel deserto e il ciclo del cemento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viaggiando per le province italiane si incontrano continuamente scheletri industriali: capannoni vuoti, uffici con le serrande abbassate, magazzini abbandonati perch\u00e9 l&#8217;azienda ha delocalizzato o \u00e8 fallita. Mentre queste strutture marciscono, a pochi chilometri di distanza si preferisce scavare un terreno vergine per costruirne una identica, perch\u00e9 costa meno e la burocrazia \u00e8 pi\u00f9 snella, dicono costruttori e amministratori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su quest&#8217;ultimo punto un chiarimento \u00e8 d&#8217;obbligo, perch\u00e9 \u00e8 anche il punto debole di ogni appello moralistico contro il \u201ccemento facile\u201d: oggi il riuso costa davvero di pi\u00f9. Bonificare un capannone dismesso, cambiarne la destinazione d&#8217;uso, mettere in sicurezza un sito industriale comportano iter autorizzativi pi\u00f9 lunghi e incerti di quelli per costruire ex novo su un terreno libero. Finch\u00e9 sar\u00e0 cos\u00ec, nessun appello alla responsabilit\u00e0 baster\u00e0 a invertire la convenienza economica: \u00e8 la burocrazia stessa, prima ancora della speculazione, a rendere il consumo di suolo la scelta razionale. Qualsiasi proposta che non affronti questo squilibrio resta velleitaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 poi una responsabilit\u00e0 che va oltre la miopia amministrativa. Le relazioni della Direzione Investigativa Antimafia documentano un interesse crescente della criminalit\u00e0 organizzata proprio per il ciclo del cemento e per i fondi del PNRR: nel 2024 gli accessi ai cantieri legati al Piano hanno riguardato 53 cantieri, con il controllo di 231 imprese e 668 persone fisiche \u2014 un numero praticamente raddoppiato rispetto all&#8217;anno precedente. Sull&#8217;intero perimetro dei controlli antimafia, non solo quelli legati al PNRR, la DIA ha condotto nello stesso anno quasi 2.000 monitoraggi su altrettante imprese, approfondendo la posizione di oltre 22.900 persone fisiche a esse collegate: il settore edile resta quello pi\u00f9 esposto alle interdittive antimafia, davanti a ristorazione e immobiliare. In Sicilia, nel Trapanese, l&#8217;inchiesta \u00abCemento sporco\u00bb ha riguardato un consorzio impegnato in appalti PNRR di riqualificazione urbana con la partecipazione occulta di soggetti legati alla criminalit\u00e0 organizzata locale. Non \u00e8 un dettaglio folcloristico: il movimento terra, le forniture di materiali edili, i subappalti \u201ca freddo\u201d restano, per ammissione degli stessi inquirenti, tra i canali di infiltrazione pi\u00f9 semplici da presidiare per la criminalit\u00e0 organizzata, proprio in virt\u00f9 del controllo che essa esercita da tempo su questi settori del territorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La responsabilit\u00e0 dei sindaci: quando il cemento paga le bollette<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe comodo, ma disonesto, scaricare la colpa soltanto su Roma. Il consumo di suolo in Italia \u00e8 anche, se non soprattutto, una responsabilit\u00e0 diffusa e capillare: quella dei Comuni. Il dato forse pi\u00f9 desolante dell&#8217;intero Rapporto ISPRA-SNPA 2025 non riguarda le grandi opere, ma la loro assenza di eccezioni: il 98% dei Comuni italiani ha consumato suolo nel 2024. Non uno su due, non i soliti noti delle grandi metropoli \u2014 quasi tutti, dal capoluogo di provincia alla frazione di poche centinaia di anime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ragione \u00e8 tanto semplice quanto strutturale, e ha poco a che fare con l&#8217;ideologia: gli oneri di urbanizzazione e i proventi delle concessioni edilizie restano, per moltissimi piccoli Comuni italiani, una delle poche voci di entrata realmente disponibili per bilanci sempre pi\u00f9 asfittici, dopo oltre un decennio di tagli ai trasferimenti statali. Approvare una nuova lottizzazione, per un sindaco alle prese con un bilancio che non chiude, \u00e8 spesso l&#8217;unica leva rapida per finanziare un marciapiede, sostituire un tratto di fognatura o evitare il dissesto. Il risultato \u00e8 un incentivo perverso: il territorio viene consumato non per un reale bisogno abitativo o produttivo \u2014 anzi, spesso in aperta contraddizione con esso, come mostrano gli stessi asili costruiti dove i bambini non nascono pi\u00f9 \u2014 ma per necessit\u00e0 di cassa immediata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si aggiunge una colpevole pigrizia urbanistica: migliaia di Piani Regolatori Generali italiani risalgono a decenni fa, mai aggiornati per riflettere il calo demografico o il patrimonio edilizio gi\u00e0 sfitto e abbandonato presente sullo stesso territorio comunale. Si continua a pianificare nuove aree edificabili su carte che ignorano la realt\u00e0 di paesi che si spopolano, semplicemente perch\u00e9 rivedere un piano regolatore costa, in tempo politico e in risorse tecniche, molto pi\u00f9 che lasciarlo intatto. Il Governo, quale che sia il colore, ha responsabilit\u00e0 enormi \u2014 un PNRR gestito spesso con il criterio della fretta pi\u00f9 che del merito, l&#8217;assenza ancora oggi di una legge nazionale sul consumo di suolo dopo oltre un decennio di proposte arenate in Parlamento. Ma pretendere che la soluzione arrivi solo dall&#8217;alto, senza chiedere conto anche a chi firma le concessioni edilizie in ogni singolo municipio d&#8217;Italia, sarebbe un altro, comodo, atto di distrazione di massa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non solo non costruire: bisogna piantare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 nell&#8217;Ottocento Thoreau ammoniva: <em>\u00abai nostri giorni quasi ogni cosiddetto miglioramento a cui l&#8217;uomo possa por mano, come la costruzione di case e l&#8217;abbattimento di foreste e di alberi secolari, perverte in modo irrimediabile il paesaggio e lo rende sempre pi\u00f9 addomesticato e banale\u00bb<\/em>. Se un tempo era una ferita estetica, oggi \u00e8 un&#8217;emergenza vitale: estati roventi, isole di calore urbane, incendi boschivi che ogni anno divorano migliaia di ettari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non basta fermare le ruspe: bisogna restituire alla natura lo spazio che le abbiamo tolto. Servono rimboschimenti nelle aree montane per frenare l&#8217;erosione e una revisione urbanistica che faccia spazio ad alberi e parchi nelle citt\u00e0, capaci di abbassare le temperature e assorbire l&#8217;acqua delle piogge intense.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una proposta per il buon senso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si pu\u00f2 chiedere alle imprese di fermarsi in nome dei principi. L&#8217;economia ha i suoi bisogni: bisogna cambiare le regole del gioco, non l&#8217;etica di chi ci opera dentro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La proposta \u00e8 semplice: rendere conveniente ci\u00f2 che oggi non lo \u00e8. Il Governo \u2014 quello in carica e quelli a venire \u2014 dovrebbe introdurre una vera detassazione per chi recupera il patrimonio esistente, accompagnata da un dimezzamento reale dei tempi autorizzativi per bonifiche e cambi di destinazione d&#8217;uso: senza questo secondo intervento, gli sgravi fiscali da soli non basteranno a colmare il divario di convenienza con il nuovo consumo di suolo. In parallelo, tasse raddoppiate per chi edifica su terreno vergine, soprattutto nelle aree a rischio idrogeologico. Solo se il recupero diventa pi\u00f9 semplice, oltre che pi\u00f9 conveniente, l&#8217;interesse privato potr\u00e0 allinearsi con quello pubblico. E ai Comuni andrebbe garantita una fiscalit\u00e0 alternativa e stabile \u2014 si potrebbe istituire un fondo perequativo legato alla superficie di suolo non consumato, non a quella edificata \u2014 perch\u00e9 nessun sindaco dovrebbe pi\u00f9 essere costretto a scegliere tra vendere il proprio territorio e chiudere il bilancio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il dovere della memoria e del futuro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si dice spesso che la libert\u00e0 consiste anche nel poter lasciare ai propri figli un mondo non peggiore di come lo si \u00e8 trovato. Noi stiamo lasciando un&#8217;Italia pi\u00f9 fragile e pi\u00f9 esposta. Questo non \u00e8 un attacco a un ministro o a un partito: \u00e8 un richiamo a chi siede e sieder\u00e0 nelle stanze del potere, nei ministeri come nei pi\u00f9 piccoli municipi. I governi passano, i decreti cambiano. La terra che calpestiamo \u00e8 una sola, e quando l&#8217;avremo coperta tutta non ci sar\u00e0 miliardo europeo capace di restituircela.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nota redazionale: i dati sul consumo di suolo citati provengono dal rapporto ISPRA-SNPA 2025 (dati riferiti al 2024); i dati sulle infiltrazioni criminali nel settore edile e nel PNRR provengono dalle relazioni della Direzione Investigativa Antimafia (2024-2025) e da cronache giudiziarie relative all&#8217;inchiesta &#8220;Cemento sporco&#8221; in Sicilia. I due episodi citati \u2014 l&#8217;abitazione travolta durante l&#8217;alluvione del maggio 2023 e il tratto di pista ciclabile inaugurato senza alcun collegamento utile \u2014 sono casi reali, documentati dalla cronaca giornalistica dell&#8217;epoca; i riferimenti geografici puntuali sono stati volutamente omessi per mantenere l&#8217;attenzione sulla dimensione sistemica del fenomeno, piuttosto che sul singolo caso locale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre leggi questa frase, l&#8217;Italia ha perso altri due metri quadrati di terra. 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