{"id":12936,"date":"2026-09-05T07:00:00","date_gmt":"2026-09-05T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/?p=12936"},"modified":"2026-09-05T07:10:20","modified_gmt":"2026-09-05T05:10:20","slug":"la-terra-dei-ritorni-amari-la-classe-media-e-lillusione-di-agosto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/la-terra-dei-ritorni-amari-la-classe-media-e-lillusione-di-agosto.html","title":{"rendered":"La terra dei ritorni amari: la classe media e l&#8217;illusione di Agosto."},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-28-ago-2026-15_00_03-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-12938\" srcset=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-28-ago-2026-15_00_03-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-28-ago-2026-15_00_03-300x200.png 300w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-28-ago-2026-15_00_03-768x512.png 768w, https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/ChatGPT-Image-28-ago-2026-15_00_03.png 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un momento preciso, negli ultimi giorni di agosto, in cui l&#8217;Italia si guarda allo specchio e scopre di essere pi\u00f9 stanca di prima. Lo si capisce dalle facce sui treni dei pendolari, dal silenzio rassegnato nelle stazioni di servizio lungo le autostrade, dal rumore delle serrande che tornano a sollevarsi nelle periferie delle nostre citt\u00e0. Le vacanze sono finite. A rendere ancora pi\u00f9 amaro il rientro a casa \u00e8 l&#8217;ennesima stangata che attende gli automobilisti alle pompe di rifornimento. Il prezzo della benzina \u00e8 tornato a salire, superando la soglia psicologica dei due euro al litro in modalit\u00e0 self-service su molte tratte autostradali, mentre il gasolio non concede tregua. \u00c8 il primo, brutale biglietto da visita del caro-vita che spegne ogni residua spensieratezza estiva. Resta il segno del sole sulla pelle e un senso di vuoto che non \u00e8 solo nostalgia per la fine dell&#8217;estate. \u00c8 l&#8217;ansia del giorno dopo. \u00c8 la consapevolezza di rientrare in una quotidianit\u00e0 dove le pareti si sono fatte pi\u00f9 strette e il futuro pi\u00f9 pesante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per settimane i telegiornali hanno raccontato la favola dei record. Hanno mostrato le spiagge affollate, i ristoranti pieni, le citt\u00e0 d&#8217;arte invase dal turismo. Hanno snocciolato cifre da capogiro: oltre venti miliardi di euro spesi dagli italiani per concedersi qualche giorno di tregua. Ma basta grattare la superficie della propaganda per scoprire il trucco. Gli italiani non hanno viaggiato di pi\u00f9, n\u00e9 hanno vissuto meglio. Hanno semplicemente pagato molto di pi\u00f9. L&#8217;inflazione selvaggia ha trasformato un diritto elementare \u2014 quello al riposo e alla disconnessione \u2014 in una tassa di soggiorno sulla stanchezza. Pi\u00f9 di cinquecento milioni di euro sono svaniti nel nulla, bruciati solo dai rincari di voli, hotel e ombrelloni a parit\u00e0 di servizi. Si \u00e8 speso per disperato bisogno di normalit\u00e0, si \u00e8 tornati a casa con il conto in banca svuotato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il segno dei tempi. La scomparsa lenta, silenziosa e inesorabile della classe media. Ci fu una stagione, tra gli anni Sessanta e Settanta, in cui le ferie estive erano il grande manifesto del benessere diffuso. Erano la conquista sociale degli operai, degli impiegati, degli insegnanti. L&#8217;utilitaria carica di valigie verso il mare era il simbolo di un Paese che cresceva e che distribuiva la sua ricchezza. Oggi quell&#8217;ascensore sociale \u00e8 fermo, forse guasto. Chi appartiene al ceto medio non pianifica pi\u00f9 il viaggio: calcola la rinuncia. Per molti, la vacanza \u00e8 diventata un lusso d&#8217;\u00e9lite; per altri, un debito da pagare a rate nei mesi invernali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La gabbia della moneta forte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dietro questa fatica non c&#8217;\u00e8 una fatalit\u00e0 del destino, ma una precisa e dolorosa parabola storica che affonda le sue radici nei primi anni Novanta. L&#8217;ultimo, impietoso rapporto dell&#8217;Ufficio Parlamentare di Bilancio mette a nudo un&#8217;anomalia tutta italiana: tra il 1990 e oggi, mentre la media dei principali Paesi dell&#8217;area OCSE vedeva le retribuzioni reali crescere del 35% (con balzi vicini al 50% nel Regno Unito e negli Stati Uniti), nel nostro Paese il valore reale dei salari dipendenti \u00e8 diminuito dell&#8217;1,6%, un calo che sale al 6,6% se si considerano anche i dati INPS sul settore privato, comprensivi dell&#8217;effetto della diffusione del part-time. Un trentennio di gelo e stagnazione che ha progressivamente impoverito chi lavora, riducendo drasticamente il potere d&#8217;acquisto delle famiglie \u2014 e colpendo pi\u00f9 duramente proprio chi guadagna meno: per il 10% dei lavoratori con le retribuzioni pi\u00f9 basse il calo reale supera il 40%.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le cause di questa anomalia sono molteplici e su questo concordano anche gli analisti dell&#8217;UPB: la bassa produttivit\u00e0 strutturale, la dimensione ridotta delle imprese italiane, la crescita abnorme del precariato nei servizi. Ma tra i fattori scatenanti resta centrale una scelta politica precisa. Questo declino strutturale ha subito un&#8217;accelerazione decisiva con l&#8217;ingresso del Paese nell&#8217;unione monetaria. L&#8217;adozione dell&#8217;Euro, se da un lato ha garantito stabilit\u00e0 finanziaria e protetto il debito sovrano dalle tempeste speculative, dall&#8217;altro ha privato l&#8217;Italia del suo storico ammortizzatore economico: la svalutazione competitiva della moneta. Impossibilitato a svalutare la Lira per vendere all&#8217;estero i propri prodotti a prezzi pi\u00f9 bassi, il sistema industriale italiano ha operato una svalutazione interna, scaricando gran parte del peso della competitivit\u00e0 globale sul fattore umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A gravare su questo passaggio epocale fu la responsabilit\u00e0 politica di Romano Prodi. Nel novembre del 1996, il suo governo negozi\u00f2 il rientro della moneta nazionale nello SME, il Sistema Monetario Europeo, accettando una parit\u00e0 centrale fissata a 990 lire per un marco tedesco. Un accordo che si tradusse, nel 1998, nel tasso di cambio definitivo e irrevocabile di 1936,27 lire per un euro. Si tratt\u00f2 di un cambio fortemente sbilanciato e a sfavore della Lira. Per compiacere i parametri di rigore imposti da Bonn e Parigi, e per accelerare l&#8217;ingresso nel club della moneta unica ad ogni costo, il governo italiano accett\u00f2 una valutazione nominale eccessiva del nostro vecchio conio. Un marco a 990 lire, quando l&#8217;anno precedente oscillava ben sopra le 1050 lire, rappresent\u00f2 una rivalutazione forzata che tagli\u00f2 le gambe all&#8217;industria manifatturiera nazionale. Con una moneta cos\u00ec forte rispetto ai fondamentali dell&#8217;economia reale, le nostre merci divennero improvvisamente troppo care all&#8217;estero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;illusione ottica del Duemila<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se l&#8217;Euro nacque storto per le debolezze di Prodi, fu l&#8217;ingresso materiale della moneta nel 2002 a dare il colpo di grazia alle tasche degli italiani, complice la colpevole inerzia dei governi guidati da Silvio Berlusconi. In quel passaggio epocale, l&#8217;esecutivo scelse di non monitorare e non governare la crescita dei prezzi, lasciando campo libero a una speculazione selvaggia da parte degli esercenti. Il cambio psicologico fittizio di \u201cmille lire uguale un euro\u201d svuot\u00f2 i portafogli dei cittadini da un giorno all&#8217;altro, mentre i salari restavano rigidamente agganciati alle vecchie tabelle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Soltanto a posteriori il ministro dell&#8217;Economia Giulio Tremonti cerc\u00f2 di smarcarsi dalle proprie responsabilit\u00e0, inventando la pittoresca e tardiva teoria del mancato \u201ceuro di carta\u201d \u2014 i biglietti da uno e due euro che, secondo lui, avrebbero frenato i rincari. Una giustificazione debole, una tesi mai realmente dimostrata, che serv\u00ec solo a coprire l&#8217;assenza di commissioni di controllo e di un calmiere efficace durante il passaggio di consegne monetario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La cura che impoverisce<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il testimone dell&#8217;accanimento contro il mondo del lavoro \u00e8 passato poi di mano in mano, senza distinzioni di colore politico. Anni dopo, la scure della precarizzazione ha preso le sembianze delle riforme del Partito Democratico guidato da Matteo Renzi. Con il suo Jobs Act, il governo Renzi ha smantellato lo Statuto dei Lavoratori e l&#8217;antico baluardo dell&#8217;Articolo 18, illudendo il Paese che per creare occupazione bastasse rendere i lavoratori sacrificabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella stagione ha istituzionalizzato la precariet\u00e0, trasformando il licenziamento in un mero costo aziendale calcolabile e privando un&#8217;intera generazione di giovani della possibilit\u00e0 di chiedere un mutuo, di pianificare una famiglia, di possedere un domani. Il mercato del lavoro \u00e8 stato cos\u00ec stravolto: il part-time involontario \u00e8 esploso, passando dal 4,1% degli anni Novanta a oltre il 30%, i contratti a termine si sono moltiplicati passando dal 12% di fine anni Novanta a oltre il 27% di oggi, e i tirocini gratuiti sono diventati la norma per l&#8217;ingresso dei giovani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il miraggio dell&#8217;assistenzialismo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A peggiorare il quadro, nel vuoto lasciato dalle tutele svanite, si sono innestate le soluzioni volute dal Movimento 5 Stelle sotto la guida di Giuseppe Conte. L&#8217;introduzione del Reddito di Cittadinanza \u2014 che pure ha attenuato, secondo diverse analisi ISTAT, la povert\u00e0 assoluta per una parte della popolazione pi\u00f9 fragile \u2014 ha rappresentato nel complesso un abbaglio nelle politiche sociali del Paese. Invece di intervenire sui nodi veri \u2014 la produttivit\u00e0 del lavoro, gli investimenti strutturali e il rafforzamento dei contratti collettivi per garantire stipendi dignitosi \u2014 la misura ha spostato l&#8217;intero focus del dibattito pubblico verso una redistribuzione del reddito che si \u00e8 rivelata incapace, da sola, di ricollocare stabilmente al lavoro chi lo aveva perso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella misura, venduta come una rivoluzione epocale, ha di fatto convissuto con una piaga rimasta intatta: il lavoro povero e l&#8217;assenza di un vero futuro produttivo per i giovani. Siamo diventati, per un tratto della nostra storia recente, la Repubblica dei sussidi a pioggia pi\u00f9 che degli investimenti in produttivit\u00e0 \u2014 un errore di prospettiva del quale ancora oggi si pagano le conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La fabbrica delle promesse mancate<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi, l&#8217;ultimo capitolo di questa lunga ritirata si consuma sotto lo sguardo del Governo di Giorgia Meloni \u2014 ed \u00e8 qui che il conto delle promesse va fatto con pi\u00f9 rigore, perch\u00e9 \u00e8 su questo esecutivo che ricade la responsabilit\u00e0 del presente, non solo dell&#8217;eredit\u00e0 del passato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va detto con onest\u00e0: qualcosa si \u00e8 mosso. Il taglio del cuneo fiscale, introdotto nel 2023 e reso strutturale dal 2025, e la riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% varata con la legge di bilancio 2026 \u2014 una manovra da circa 22 miliardi di euro \u2014 hanno prodotto un risparmio reale in busta paga. Ma \u00e8 un risparmio che si concentra soprattutto sui redditi medio-alti: il beneficio massimo, fino a 440 euro l&#8217;anno, si raggiunge intorno ai 50 mila euro di reddito, mentre resta pi\u00f9 contenuto per chi guadagna 30 mila euro \u2014 proprio la fascia pi\u00f9 esposta alla stagnazione salariale descritta sopra. E soprattutto, il governo ha scelto esplicitamente di intervenire sul cuneo fiscale e sulla contrattazione collettiva evitando la strada del salario minimo legale, lo strumento che 22 dei 27 Paesi dell&#8217;Unione Europea si sono dati e che l&#8217;Italia continua a non avere. Non \u00e8 un dettaglio tecnico: \u00e8 la scelta politica che definisce, pi\u00f9 di ogni bonus, il modello di questo Governo sul lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il paradosso diventa lampante proprio sul tema della benzina, che oggi svuota le tasche di chi rientra dalle ferie. Il programma elettorale con cui Fratelli d&#8217;Italia si present\u00f2 alle elezioni del 2022 prometteva la \u201csterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise\u201d \u2014 come ha confermato una verifica di fact-checking indipendente. Da allora, la storia \u00e8 stata quella di continue marce indietro: il taglio delle accise ereditato dal governo Draghi non \u00e8 stato rinnovato dal 1\u00b0 gennaio 2023; il meccanismo delle \u201caccise mobili\u201d introdotto in seguito scatta solo al superamento di soglie di prezzo specifiche, non in automatico; e ancora nel 2026 lo sconto sulla benzina \u00e8 stato ridotto da 20 a 5 centesimi al litro, tra le proteste delle associazioni dei consumatori. Lo Stato continua a incassare pi\u00f9 della met\u00e0 del prezzo di ogni litro attraverso accise nate decenni fa, mentre la promessa di sterilizzarle resta, a distanza di anni, largamente disattesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo teatro dell&#8217;assurdo si inserisce anche la parabola di Matteo Salvini, oggi vicepremier e ministro. Per anni il leader della Lega ha costruito le sue fortune elettorali promettendo, nelle piazze e sui palchi di tutta Italia, l&#8217;immediata smobilitazione e la totale cancellazione della tanto contestata riforma Fornero sulle pensioni. Una retorica incendiaria che si \u00e8 infranta contro la dura realt\u00e0 delle poltrone governative. Salvini non ha cancellato la Fornero, ma ha accettato per i lavoratori un progressivo e pi\u00f9 limitato adeguamento attraverso strumenti come Quota 103 o l&#8217;inasprimento dei requisiti di Opzione Donna. Le promesse di restituire il futuro ai cinquantenni stanchi si sono tradotte in un ridimensionamento rispetto agli annunci, mentre welfare, scuola e sanit\u00e0 pubblica restano sotto pressione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La societ\u00e0 del burnout<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 la nascita della societ\u00e0 del burnout, una comunit\u00e0 stremata dall&#8217;ansia del futuro. Non \u00e8 solo stanchezza fisica; \u00e8 un logorio emotivo, la sensazione di correre su un tapis roulant che gira sempre pi\u00f9 forte, senza mai muoversi di un passo. Ci viene chiesta una produttivit\u00e0 totale in cambio di una stabilit\u00e0 minima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vero dramma di questo rientro non sono le tasse da pagare o il ritorno al lavoro: \u00e8 la sensazione, diffusa e dolorosa, che non ci sia pi\u00f9 un vento favorevole capace di cambiare la rotta. Eppure la rotta si potrebbe correggere, e non servirebbe una rivoluzione: un salario minimo legale che copra chi i contratti collettivi non li ha mai visti, una stabilizzazione vera \u2014 non condizionata a soglie di prezzo \u2014 del meccanismo sulle accise, una redistribuzione dei prossimi sgravi fiscali che guardi prima ai redditi bassi e non a quelli medio-alti. Sono misure concrete, gi\u00e0 discusse nel dibattito pubblico, che il Governo in carica ha finora scelto di non imboccare fino in fondo. Restiamo a terra, a guardare le nostre vite girare nello stesso ingranaggio, sperando che nei palazzi del potere si decida finalmente di ascoltare \u2014 prima che anche l&#8217;ultimo, silenzioso cittadino smetta pure di protestare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D.V.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Nota redazionale: i dati sui salari reali e sulla composizione del mercato del lavoro provengono dalle analisi dell&#8217;Ufficio Parlamentare di Bilancio (2026) su base dati OCSE e INPS. I dati sulla legge di bilancio 2026 provengono dal Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze e dal Ministero del Lavoro. I dati sul taglio delle accise sui carburanti e sulle promesse elettorali di Fratelli d&#8217;Italia provengono da verifiche di fact-checking indipendenti e da cronache economiche del 2023 e del 2026.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un momento preciso, negli ultimi giorni di agosto, in cui l&#8217;Italia si guarda allo specchio e scopre<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,4],"tags":[3255,3264,26,3254,1764,2439,9,3257,352,670,2977,1066,3251,2039,3267,7,2630,2299,2788,3263,3262,2964,3256,3250,3259,3424,3260,2989,2412,3252,3253,253,3265,3258,158,64,3261,1306,3268],"class_list":["post-12936","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-informazione","category-politica","tag-accise-carburanti","tag-articolo-18","tag-attualita","tag-caro-vita","tag-classe-media","tag-cuneo-fiscale","tag-economia","tag-editoriale","tag-euro","tag-fisco","tag-giorgia-meloni","tag-governo-italiano","tag-governo-meloni","tag-inflazione","tag-irpef","tag-italia","tag-jobs-act","tag-matteo-renzi","tag-matteo-salvini","tag-opzione-donna","tag-part-time-involontario","tag-pensioni","tag-politiche-economiche","tag-potere-dacquisto","tag-precariato","tag-propaganda-di-governo","tag-quota-103","tag-reddito-di-cittadinanza","tag-romano-prodi","tag-salari","tag-salario-minimo","tag-silvio-berlusconi","tag-sme","tag-stagnazione-salariale","tag-statuto-dei-lavoratori","tag-turismo","tag-ufficio-parlamentare-di-bilancio","tag-unione-europea","tag-vacanze-estive"],"featured_image_urls":{"full":"","thumbnail":"","medium":"","medium_large":"","large":"","1536x1536":"","2048x2048":"","morenews-large":"","morenews-medium":""},"author_info":{"info":["D.V."]},"category_info":"<a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\" rel=\"category tag\">Informazione<\/a> <a href=\"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/category\/informazione\/politica\" rel=\"category tag\">Politica<\/a>","tag_info":"Politica","comment_count":"0","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12936","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12936"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12936\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12953,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12936\/revisions\/12953"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12936"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12936"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.senzavento.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12936"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}