14/10/2026

2 pensieri su “Piazza Duomo, 19.”

  1. Caro Filippo, è sempre con grande piacere che leggo le tue riflessioni e i tuoi articolati commenti ai miei scritti. Riguardo ai Partiti, credo non occorra aggiungere che dopo decenni di malgoverno, abbiano perso ogni possibilità di accampare diritti circa il “Finanziamento Pubblico” delle proprie spese e dei propri apparati. Per questo, a mio modesto parere, è necessario, financo doveroso, eliminarlo del tutto. E non solo perché con il Referendum del 1993 il Corpo Elettorale si espresse in maniera schiacciante in tal senso, ma anche in considerazione del fatto che un “investimento fruttifero” dei Capitali assegnati loro, stia a dimostrare la sproporzione e la “non necessarietà” dei fondi Statali. Solo azzerando questo “marciume” si potrà ripartire, in un giorno assai lontano, definendo un modo corretto e non corrotto, per rimborsare le spese sostenute in campagna elettorale, a fronte d’imprescindibili evidenze documentali e con limiti quantitativi strettissimi e non aggirabili. Comprendo che il rischio di un novello “Mr. B”, in grado di auto-finanziarsi e di prevalere su avversari squattrinati, sia sempre dietro l’angolo, ma ciò non mi fa cambiare idea circa l’opportunità di riportare il Sistema Partitico entro un ambito di Legalità, Equità e soprattutto Onestà, specie innanzi alle aspettative deluse, o peggio, annientate dell’opinione pubblica.
    D’altro canto, sono pienamente d’accordo con la tua visione di una “Costituzione ineguagliabile e modernissima”. Sarei favorevole non tanto ad una sua rilettura, bensì ad una sua “lettura reale e veritiera” e che soprattutto renda onore, una volta per tutte, ai princìpi ispiratori propri di quei “Padri Fondatori” ridotti ormai ad uno scialbo “binomio sintattico”, buono solo a dar fiato agli inutili discorsi di Politicanti da strapazzo, d’ogni colore e provenienza. Non posso negare inoltre, che mi conforti e mi rinfranchi (ma non poteva essere diversamente), il tuo impegno alla Partecipazione “oltre l’individuo” e per il Bene Comune. Da ultimo, vorrei citare ancora una volta, Tony Benn, uomo politico Laburista d’Oltremanica, di lungo corso, dalle cui parole continuo a trarre ispirazione. Poche righe che dovrebbero far ricredere quanti siano titubanti all’idea di recarsi alle urne, in qualunque appuntamento elettorale, più o meno prossimo che sia. Magari, la loro lettura ed il loro approfondimento farà la differenza, per convincerli dell’importanza della Partecipazione popolare, quale unica ed irrinunciabile base della Democrazia.

    “…Tutto è cominciato con la Democrazia. Prima che avessimo il voto, tutto il potere era nelle mani dei ricchi. Avendo i soldi potevi avere assistenza, istruzione, previdenza, ecc… La Democrazia, dando il voto ai poveri, ha spostato il Potere dai mercati ai seggi elettorali, dal potere economico alle votazioni.

    Credo che la Democrazia sia l’idea più rivoluzionaria del mondo, molto più del Socialismo o di qualunque altra, perché quando hai il potere, lo usi per soddisfare le esigenze tue e della comunità. Le scelte da compiere, dipendono dalla libertà di scegliere, ma se sei sommerso dai debiti non hai questa libertà…

    …Per il Sistema è vantaggioso che il lavoratore medio sia sommerso dai debiti, poiché le persone indebitate si demoralizzano e le persone demoralizzate non votano. Se i poveri si unissero e votassero per persone che rappresentassero davvero i loro interessi, assisteremmo ad una reale Rivoluzione Democratica. Il Sistema non vuole questa Rivoluzione, pertanto fa si che le persone siano depresse e pessimiste.

    Esistono due modi per controllare la gente: terrorizzarla e demoralizzarla. Una Nazione istruita, sana e fiduciosa è più difficile da governare.

    Credo che alcuni individui seguano una propria teoria e non vogliano che il popolo sia istruito, sano e fiducioso perché sarebbe impossibile controllarlo.

    L’1% della popolazione possiede l’80% della ricchezza del mondo. E’ incredibile che le persone lo sopportino, ma sono povere, sono demoralizzate, sono terrorizzate e quindi pensano che la cosa più sicura da fare sia farsi comandare e sperare bene…”.

    Grazie.
    A presto.
    Cordialmente,
    D.V.

  2. Sono d’accordo sull’ipotesi di un golpe bianco con il quale gli attuali rappresentanti al potere intendono modificare radicalmente la forma di Stato, si pensi alla gravissima costituzionalizzazione del pareggio di bilancio che di fatto costringerà lo Stato ad abbandonare il proprio compito di garantire ai cittadini l’effettivo godimento dei cosiddetti ” diritti sociali”. Quanto alla riforma del sistema politico, essa comprende una nuova legge elettorale in termini proporzionali e la definitiva applicazione dell’art. 49 della costituzione che impone il riconoscimento giuridico da parte dell’ordinamento statale degli statuti dei partiti con relativo obbligo di rendicontazione dei propri bilanci, da sottoporre, inoltre, ad un rigoroso controllo da parte della magistratura contabile. Sono favorevole al finanziamento pubblico dei partiti ed alla loro funzione di organismi sociali intermedi volti alla selezione della futura classe dirigente del paese. Non devono essere delle organizzazioni elettorali concentrate a raccogliere consensi al leader di turno, personalizzando così la politica. La politica deve riprendere a svolgere il ruolo di alto e supremo piano di contrapposizione valoriale e di composizione degli stessi in una visione prospettica di sviluppo sociale ed economico generale della nazione, riconquistando una propria autorità e supremazia sul potere economico e finanziario, attraverso una nuova legittimazione dal basso con la partecipazione maggiore dei cittadini alla vita partitica, eliminando qualsiasi forma di cooptazione, di autoreferenzialità, nè di cogestione dell’apparato politico istituzionale ed amministrativo. In questo utopistico progetto di rifoma politico-sociale, si deve assolutamente garantire l’autonomia e l’effetivo esercizio dei poteri riconosciuti dalla nostra ineguagliabile e modernissima Carta costituzionale all’ordine giudiziario; ciò a tutela della libertà e dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, riconoscendo dei limiti al profluvio di disposizioni e vincoli, caveat internazionali, lex mercatoria e quant’altro, che inficiano i nostri supremi valori costituzionali, riaffermando un principio di sovranità nazionale. Temo un surrettizio tentativo di restaurazione di un forma di stato liberale censitario, pre-giolittiano in forma edulcorata. E’ indispensabile, allora, proporre un diverso modello di sviluppo politico sociale, riappropriandoci di uno spazio pubblico, che possa permettere alla singola lamentela, alla singola frustrazione, attraverso una vera e propria azione pedagogica da parte di coloro che hanno il coraggio di esporre una visione futura di società diversa dall’attuale, di diventare massa critica. E’ necessario agire prontamente per garantirsi una speranza; l’inanità comporta rassegnazione, morte, emarginazione, sfruttamento. Libertà è partecipazione cantava in una sua canzone Giorgio Gaber. Beh, io voglio partecipare nel mio piccolo a riannodare i fili relazionali di una diversa pratica sociale caratterizzata da un’idea di interesse generale, da un’idealità collettivistica che guardi al futuro di noi tutti come comunità, non dall’egoismo individividualistico oggigiorno imperante.

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