Luigi Di Maio, capo politico del Movimento Cinque Stelle. Assieme a Matteo Salvini, uno dei trionfatori del voto del 4 Marzo.

“Agli uomini per i quali la parola «Democrazia» è sinonimo di rivoluzione, anarchia, distruzioni, stragi, ho tentato di dimostrare che la Democrazia poteva governare la Società rispettando le fortune, riconoscendo i diritti, risparmiando la Libertà, onorando la Fede; che se il Governo Democratico sviluppava meno di altri talune belle facoltà dell’animo umano (rispetto al governo aristocratico), recava tuttavia benefici grandi; e che, forse, la volontà di Dio era di diffondere una felicità parimenti mediana per tutti, e non di rendere alcuni estremamente felici e pochi soltanto quasi perfetti. Ho inteso anche ricordare loro che, quale che fosse l’opinione di ognuno a tal riguardo, non era più tempo di deliberare, poiché la Società si veniva sviluppando in una certa direzione e li trascinava con sé, tutti, verso l’uguaglianza di condizioni, sì che non restava da far altro che scegliere tra mali inevitabili. Il nostro problema, oggi, non è affatto di sapere se si può instaurare un Regime Democratico o un Regime Aristocratico, ma di scegliere tra una Società Democratica che progredisca senza grandezza ma con ordine e moralità, e una Democrazia disordinata e depravata, in preda a furori frenetici o sottoposta a un giogo più greve di tutti quelli che hanno oppresso gli uomini dalla caduta dell’impero romano fino a oggi”. (Alexis de Tocqueville) 

Incipit. Indubbiamente, se c’è una “sentenza” che il popolo Italiano è stato finalmente in grado di dare, attraverso il Voto alle recenti Elezioni Politiche, è quella di “pre-morte” del Partito Democratico. Un Partito che, grazie all’atteggiamento saccente e prevaricatore di Matteo Renzi, da forza post-rivoluzionaria cui avrebbe dovuto aspirare a diventare, è assurto invece a una sorta di familistico potere reazionario. Ciò, da un lato, anteponendo al bene dei lavoratori la prostrazione e il fattuale asservimento a banchieri e finanzieri e, dall’altro, scimmiottando le peggiori politiche di Destra sia in Economia sia sul Mercato del Lavoro. Continua a leggere »

La Camera dei Deputati, uno dei rami del Parlamento della Repubblica Italiana.

“Il voto malavitoso condiziona e inquina la politica e le elezioni di metà del Paese. Nel 2001 Berlusconi vinse in Sicilia 61 collegi su 61. È comunque opinione che quel trionfo fu dovuto anche ai voti controllati dalla mafia. E ora il Cavaliere ritenta il colpo rilanciando il ponte di Messina, che sarebbe inevitabilmente una colossale pacchia per l’onorata società. Come insegna l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, fatturata metro per metro dalle cosche”. (Giovanni Sartori)

“Il bello della Democrazia è proprio questo: tutti possono parlare, ma non occorre ascoltare (…) Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino”. (Enzo Biagi) 

“Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. (Indro Montanelli) Continua a leggere »

Benito Mussolini, mortale pena della propria Patria, massacratore del proprio popolo. Colui che fu in grado di “privare” di ogni dignità la Destra Parlamentare. Ancora oggi, a quasi cent’anni dalla sua presa del Potere, il “Duce” continua a dividere le coscienze di  un popolo senza guida e senza speranza verso il futuro: massimo criminale della Storia d’Italia per la maggioranza; eroico esempio di “Politica fattiva” per una minoranza, incredibilmente sempre più numerosa.

“Delle cause e degli aspetti del Fascismo, storici di diverse tendenze hanno già dato svariate interpretazioni: e hanno messo in evidenza, secondo le premesse politiche o filosofiche da cui partivano, i fattori psicologici e morali, o quelli sociali ed economici di questa crisi: la esasperazione contingente del primo dopoguerra, o le lontane tare tradizionali di servaggio e di conformismo, o l’ultimo tentativo reazionario di una classe conservatrice, che tenta di sbarrare il cammino alle nuove forze progressive che avanzano. Forse in ognuna di queste concezioni c’è una parte di vero. Ma ciò che soprattutto va messo in evidenza del Fascismo è, secondo me, il significato morale: l’insulto sistematico, adoprato come metodo di governo, alla dignità morale dell’uomo: l’umiliazione brutale ostentata come una gesta da tramandare ai posteri, dell’uomo degradato a cosa. […] Nel macabro cerimoniale in cui gli incamiciati di nero, preceduti dai loro osceni gagliardetti, andavano solennemente a spezzare i denti di un sovversivo o a verniciargli la barba o a somministrargli, tra sconce risa, la purga ammonitrice, c’era già, ostentata come un programma di dominio, la negazione della persona umana. Il primo passo, la rottura di una conquista millenaria, fu quello: il resto doveva fatalmente venire (…) Il ventennio fascista non fu, come oggi qualche sciagurato immemore figura di credere, un ventennio di ordine e di grandezza nazionale: fu un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione morale. Non si combatteva più sulle piazze, dove gli squadristi avevano ormai bruciato ogni simbolo di libertà, ma si resisteva in segreto, nelle tipografie clandestine dalle quali fino dal 1925 cominciarono a uscire i primi foglietti alla macchia, nelle guardine della polizia, nell’aula del Tribunale speciale, nelle prigioni, tra i confinati, tra i reclusi, tra i fuorusciti. E ogni tanto in quella lotta sorda c’era un caduto, il cui nome risuonava in quella silenziosa oppressione come una voce fraterna, che nel dire addio rincuorava i superstiti a continuare: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gobetti, Roselli, Gramsci, Trentin. Venti anni di resistenza sorda: ma era resistenza anche quella: e forse la più difficile, la più dura e la più sconsolata”. (Piero Calamandrei) Continua a leggere »

Il Mar Mediterraneo: una delle più congestionate rotte migratorie e di traffico di esseri umani al mondo. Il problema più grande per l’Europa, ma soprattutto per l’Italia, è l’oltraggiosa e confusionaria speculazione propria di diverse realtà nascoste dalla parola “ONG”. Come reagire? Il primo passo è rendere più difficile l’attracco nei porti Italiani alle navi degli atri Paesi, anche attraverso la minaccia o l’effettivo abbandono della Missione Triton. Il secondo passo è il sequestro e potenzialmente la confisca dei vascelli, l’arresto degli equipaggi e la loro denuncia, unitamente a quella degli armatori, per il reato di “associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina”. Il terzo passo, infine, è l’interruzione dell’invasione in atto, attraverso la soluzione di un “problema” chiamato Libia, mediante l’impiego della Forza di Reazione Rapida della NATO, preferibilmente, ma non obbligatoriamente, con l’approvazione delle due entità governative che reggono le sorti del Paese Nord-Africano.

“Oh, miei fratelli! amate la Patria. La Patria è la nostra casa: la casa che Dio ci ha data, ponendovi dentro una numerosa famiglia che ci ama e che noi amiamo, con la quale possiamo intenderci meglio e più rapidamente che con altri, e che per la concentrazione sopra un dato terreno e per la natura omogenea degli elementi ch’essa possiede, è chiamata a un genere speciale d’azione. La Patria è la nostra lavoreria: i prodotti della nostra attività devono stendersi da quella a beneficio di tutta la terra; ma gli strumenti del lavoro che noi possiamo meglio e più efficacemente trattare, stanno in quella, e noi non possiamo rinunziarvi senza tradire l’intenzione di Dio e senza diminuire le nostre forze. Lavorando, secondo i veri principi, per la Patria, noi lavoriamo per l’Umanità: la Patria è il punto d’appoggio della leva che noi dobbiamo dirigere a vantaggio comune”. (Giuseppe Mazzini)

Incipit. La Costituzione che lo scorso anno ho difeso dal tentativo di stupro perorato da Matteo Renzi & Co. dovrebbe essere interpretata per quel che è: un coacervo di diritti, doveri e prescrizioni destinate a uno Stato libero e indipendente e ai suoi cittadini. Già, i cittadini; gli Italiani prima di tutto e con essi, tuttalpiù, gli stranieri legalmente autorizzati a risiedere o a soggiornare sul territorio della Repubblica. Estendere il valore della Sacra Carta a soggetti indesiderati o indesiderabili, clandestinamente ed illecitamente giunti all’arrembaggio delle Italiche sponde non può e non deve essere. Per loro, soltanto il diritto di essere nutriti e curati il tempo necessario per poi essere aviotrasportati, in tutta sicurezza, a casa loro.

In principio fu la (scusa della) Democrazia. Guardiamoci attorno. Non v’è giorno in cui, girando per le nostre città, non ci si trovi a riflettere e ad imprecare circa le ragioni che abbiano portato l’Italia a diventare un grande campo di raccolta di masse difficilmente e, a ragione, etichettabili come “profughi”, migranti o richiedenti asilo. E non v’è giorno che non si finisca per prendere atto che il nostro Paese non sia più il confine meridionale dell’Europa, bensì quello nord dell’Africa…

La responsabilità di ciò è ascrivibile a due fattori preponderanti: l’impreparazione, o meglio, la stupidità della Politica di Governo che dal 1991 in poi ha retto le sorti di Roma e soprattutto, l’improvvida decisione di agevolare il tracollo della Libia, bombardandola qua e là, presa da David Cameron, Nicolas Sarkozy e dal “Premio Nobel per la Pace” Barack Obama. Certo, non che vedessi con favore il perdurante ricatto del dittatore Muammar Gheddafi (cui un certo Silvio Berlusconi pareva invece essere ben disposto, ndr). E’ indubbia, tuttavia, l’efficacia del suo Regime come “freno” alle partenze verso i porti Italiani (fatto comprovato dai dati dallo UNHCR, Alto Commissariato per i rifugiati, delle Nazioni Unite).  La Storia racconterà sempre le responsabilità di quei tre politicanti, “portatori di Democrazia a comando”, accecati dalle proprie brame di gloria e potere, nate e cresciute sull’onda lunga delle cosiddette “Primavere Arabe”. Parimenti, la Storia racconterà il loro mancato giudizio al cospetto del TPI, come Criminali di Guerra, non tanto e non solo per aver attaccato uno Stato Sovrano con la scusa di rendere libero il popolo, mascherando, in realtà, interessi legati ai Petrodollari (come già avvenne l’Iraq di Saddam Hussein, con Bush Jr. e Blair, ndr), quanto e soprattutto per non aver considerato le conseguenze di una “Guerra-Non-Guerra” e il “cosa fare dopo” di breve e medio periodo. Da che mondo è mondo le cose fatte in fretta riescono sempre male e ovviamente, le opzioni politico-diplomatiche, teoriche o pratiche che siano, non sono immuni da tale assunto.  Continua a leggere »

L’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, aveva puntato tutto sul pacchetto di Riforme della Costituzione, fortemente voluto da Giorgio Napolitano, ed ha perso. Lasciate le chiavi di Palazzo Chigi nelle mani di Paolo Gentiloni, in attesa della resa dei conti all’interno del PD, non resta che aspettare le prossime Elezioni Politiche, perché potete giurarci: tornerà! E visti i precedenti, non è detto che sia un bene per l’Italia.

“Agire come Bartebly lo scrivano. Avere sempre una preferenza per il NO. Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti perché tutto viene usato contro di te in una società la quale è chiaramente contro la libertà dell’individuo e favorevole al malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia. Che ostacola la ricerca, la cultura, una sana vita universitaria. Dominata dalla Burocrazia, la polizia, la ricerca della menzogna, la tribù, gli stregoni della tribù, gli arruffoni, i meridionali scalatori, i settentrionali discesisti, i centrali centripeti, la Chiesa, i servi, i miserabili, gli avidi di potere a ogni livello, i convertiti, gli invertiti, i reduci, i mutilati, gli elettrici, i gasisti, gli studenti bocciati, i pornografi, i poligrafi, truffatori, mistificatori, autori ed editori. Avere come preferenza assoluta il rifiuto, ma senza specificare la ragione del rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata. Rispondere: ‘Preferirei di NO.’ Non cedere alle lusinghe della televisione. Non farsi crescere i capelli, perché questo segno esterno classifica e l’azione può essere neutralizzata in base a questo segno. Non cantare, perché le canzoni piacciono e vengono annesse. Non preferire l’amore alla guerra, perché anche l’amore è un invito alla lotta. Avere preferenza per il NO. Non adunarsi con quelli che la pensano allo stesso modo, migliaia di preferenze negative isolate sono più efficaci di milioni di preferenze negative in gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato. Alle urne mettere la scheda bianca sulla quale si sarà scritto: Preferisco di NO. Sarà il modo segreto di sentirti definitivamente sereno; e forse quelli del “sì” cominceranno a chiedersi che cosa non viene apprezzato nel loro ottimismo”. (Ennio Flaiano)

 
Un incontro con D.V. – Del Comitato di Redazione
 
Or dunque, eccoci qua ad analizzare l’Italia del post-Referendum sulle Riforme, dopo la schiacciante vittoria del NO in difesa della Costituzione Repubblicana. Indiscutibilmente, il tuo impegno è stato premiato. Indubbiamente, hai trionfato. Non trovi?
 
Beh, in effetti non posso negare di far parte della folta schiera dei cosiddetti “vincitori”, soprattutto perché sono consapevole che la mia opera di divulgazione e d’invito alla riflessione, unitamente alla volontà di fare opinione contro decisioni già prese e impacchettate, spacciate con la panacea contro ogni male, alla lunga abbia dato i frutti sperati. Credo di aver onorato l’opera e la memoria di un giurista illuminato come Piero Calamandrei. Tuttavia, preferisco pensare che la vera vincitrice sia stata solo e soltanto la Sacra Carta. Detto ciò, per contrappasso è bello pensare che ad aver perso siano state la supponenza, la saccenteria, la presunzione e l’arroganza proprie degli avversari. Già perché, nonostante le avessero provate tutte, hanno raccolto il nulla. E ancora stentano a crederlo! In un certo qual modo, hanno la faccia tosta di ritenere di non aver perso, come se la “legge dei numeri” non avesse emesso la propria sentenza. Eh, no. La matematica non è un’opinione. Neppure in Politica.

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